In CENTOTRE anni di permanenza a Palermo i salesiani di Don Bosco, grazie ai loro sforzi ma anche alle parecchie donazioni dei seguaci del Santo torinese sono riusciti a fondare e a mantenere un gran numero di "case salesiane" in tutta la Sicilia. Tra le più note a Palermo ci sono il Collegio-Convitto "Sampolo" fondato nel 1902 e cresciuto attorno a un lascito, l'Oratorio di Santa Chiara all'Albergheria del 1918, poi il "Ranchibile" realizzato nel 1937 grazie a un contratto enfiteutico voluto dai discendenti del conte Ranchibile, e l'Istituto professionale Gesù Adolescente nel 1966. MA MENTRE gli istituti di Santa Chiara, del Ranchibile e del Gesù Adolescente sopravvivono, il Collegio-Convitto "Sampolo" è chiuso dal 1992. Immerso nel verde, cinto da mura e da palazzi alti fino a dodici piani, il Sampolo venne fondato da un salesiano di Tropea, don Francesco Tutto, su un terreno con villa do -nato dal sacerdote palermitano don Benedetto Billitteri. Il primo allievo del Convitto fu un certo Antonio Belli. Poi ci fu la borghesia Liberty e la generazione abbiente repubblicana. Uno degli ultimi a frequentarvi le medie e le superiori fu il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro. Il complesso si dice sia passato prima all'Inpdap e poi a un privato che se lo aggiudicò in un'asta superando l'offerta del Comune di Palermo che ne voleva fare la nuova sede della scuola media statale Guglielmo Marconi. In questi misteriosi passaggi, da quando gli ultimi professori lasciarono le cattedre e le aule furono abbandonate dai collegiali, l'ex Istituto di via Sampolo non ha più svolto alcuna attività. Né per i salesiani che dicono non esserne più i proprietari, né per i "misteriosi" proprietari che alcuni identificano nell'Inpdap, altri in quel provato che se lo aggiudicò all'asta, altri ancora giurano che il Collegio è sempre appartenuto ai salesiani e non è stato mai ceduto. Prescindendo da chi potrebbe rispondere in futuro di questo complesso, rimane il fatto che Palermo, espandendosi ha prima circondato, poi assediato, e infine espugnato i seguaci di Don Bosco con tutta la loro centenaria storia, con la pace del quartiere, con la pace dei parrocchiani, con la pace del Comune e degli illustri ex-allievi che l'hanno frequentato per un secolo. Il salesiano che dal 1962 custodisce la chiesa, l'ultima ufficiosa proprietà rimasta, nel ricordare alcuni brandelli di storia dell'Istituto racconta di quando il Collegio venne sequestrato dal governo italiano per motivi bellici, e restituito solo dopo lo sbarco degli alleati. E che tra gli studenti prosegue il ricordo per la maggior parte provenienti dalla provincia, c'erano Petix, il ministro Volpe, l'ex sindaco Martellucci, il giudice Piscitello, i fratelli Latteri di cui uno di loro fu celebre corridore automobilistico, e tanti tanti altri. Attorno alla villa ottocentesca che a mala pena si scorge, crebbero le aule, irefetto-ri, i campetti di calcio, la chie-sa, il cinema, i dormitori, i campi di tennis, divenendo nel giro di pochi anni una città nella città. Un patrimonio valutato, si dice, attorno ai settecento milioni di lire di allora, tutto compreso. Dentro l'ex Convitto-Collegio Sampolo, intanto, non si vedono e non si odono più ragazzi, qualcuno vi fa capo-lino, altri hanno finito con l'abitarvi. E in un momento in cui Palermo soffre carenza di sp azi fa un certo effetto vede -re dal vicino ponte della ferrovia di via Cirrincione le aule sbarrate e la scritta "Istituto Don Bosco" che campeggia sbiadita sul prospetto, come orami è sbiadito è ricordo della Palermo felix. Senza più i ragazzi "tra l'oleandro e il baobab", l'impressione che si ha è che l'"epoca" dei salesiani a Palermo sembra terminata, e che la chiusura del "Sampolo" appare come la prima "ritirata" da uno dei primi baluardi cattolici palermitani. Ma l'abbandono dei grossi plessi religiosi è ormai fenomeno diffuso ovun-que. E' di questo mese il dato riportato dal settimanale Der Spiegel che denuncia l'alto numero di edifici religiosi tedeschi ceduti ai privati. Anche la opulenta Germania, per fare fronte al diminuire delle vocazioni e del sostentamento economico dei fedeli, e presa di mira dagli appetiti immobiliari, potrebbe vedere trasformare in ristorante la propria Chiesa Evangelica di Amburgo.