VENEZIA Continua il braccio di ferro tra sindaci e Regione sul nuovo Piano casa. Dopo il summit di giovedì con i colleghi dei capoluoghi e il ministro Zanonato, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni chiede al governo di intervenire. Ma il vice governatore Marino Zorzato contrattacca: «I veri cementificatori sono i Comuni. Chiedono 100 milioni di nuovi metri cubi». Continua lo scontro sulla terza edizione del Piano Casa, varato a fine novembre dal consiglio regionale. Dopo la bagarre tra i partiti a Palazzo Ferro Fini ed il duro scontro andato in scena nella Lega (che al momento del voto registrò diverse assenze strategiche), ora è braccio di ferro tra i sindaci e la Regione. I primi, guidati dalle fasce tricolori dei capoluoghi (tutte Pd tranne Verona e Rovigo), lamentano d'essere stati «esautorati» con l'eliminazione del potere di veto concesso ai Comuni dalle precedenti edizioni del Piano, denunciano il rischio scempio sul territorio in particolare con cambi di destinazione d'uso in deroga e utilizzo di zone agricole, e si preparano a disapplicare la legge regionale facendo leva sul fatto che questa non è stata sottoposta alla Valutazione di impatto ambientale (apripista in questo senso è stato il Comune di Asiago). «Se necessario arriveremo fino alla Corte costituzionale», dicono. Il Pd presenterà in consiglio regionale una proposta di legge per accontentarli mentre dalla Regione il vice governatore Marino Zorzato fa muro: «Il potere di veto dei sindaci non sarà mai ripristinato». E accusa a sua volta: «I cementificatori, semmai, sono loro». VENEZIA Marino Zorzato, vice presidente della Regione e autore del Piano Casa ter, apre al miglioramento della legge che tante ire ha scatenato tra i sindaci ed annuncia «entro un mese» una circolare chiarificatrice sui punti più contestati, come le altezze (consentiti ritocchi fino al 40) o i celeberrimi «200 metri» entro i quali è consentito realizzare gli ampliamenti. La porta però è sbarrata alla pretesa di reintrodurre il potere di veto dei Comuni, che nelle precedenti edizioni avevano licenza di bloccare l'applicazione del Piano nei centri storici e di modularne gli effetti sul resto del loro territorio. «Da parte mia, sul punto, c'è la contrarietà più assoluta - dice Zorzato - è inaccettabile che alcuni sindaci penalizzino i propri cittadini per mere ragioni di campanile o peggio politiche. Com'è possibile che Castelfranco abbia il doppio delle pratiche di Treviso e lo stesso accada a Chioggia rispetto a Venezia o a Piove di Sacco rispetto a Padova?». Zorzato, a dispetto del carattere mite ed i modi felpati, è furioso. La cementificazione delle aree verdi? «Il Piano non prevede cambi di destinazione d'uso. Si costruisce là dove Prg e Pat già prevedono aree residenziali o industriali. Con un'unica eccezione: le case in zona a rischio idrogeologico. E vorrei ben vedere». Lo scempio dei centri storici? «Tutti i vincoli, storici e paesaggistici, statali, regionali, provinciali o comunali che siano, restano insuperabili. Venezia, ad esempio, non sarà minimamente intaccata e se mai dovessero esserci delle novità, come i bedbreakfast agitati dal Orsoni, è perché già oggi queste sono consentite». Le altezze abominevoli in grado di modificare lo skyline delle spiagge? «Tutto il litorale è sottoposto ad autorizzazione della sovrintendenza che decide caso per caso. Nulla di nuovo. L'ampliamento del 40, ispirato dal Decreto del Fare, è pensato per consentire a chi ha il villino di sfruttare il sottotetto oggi inutilizzato». Il condono mascherato? «Il Piano è inapplicabile se l'immobile è oggetto di una pratica di abuso». La speculazione? «Tutti gli interventi devono insistere su terreni di proprietà al 31 ottobre 2013». E avanti di questo passo. Non c'è una sola contestazione avanzata dai Comuni che sia ammessa da Palazzo Balbi, neppure a denti stretti. «Il Piano Casa ha salvato 7 mila imprese e 11 mila lavoratori - dice il vice governatore - ha mosso 2,8 miliardi di euro, cui si sarebbe aggiunto un altro miliardo e mezzo se il Piano non fosse stato applicato col freno tirato, e permesso al settore del restauro di segnare un più 5,8 a fronte del meno 28 patito dall'edilizia». Zorzato ne è convinto: «I sindaci scaricano su di noi le loro responsabilità e le loro inefficienze, basti pensare che la metà dei Comuni del Veneto, a distanza di 10 anni dall'entrata in vigore della legge Urbanistica, ancora non ha il Pat e il Pi...». Poi, polemicamente, postilla: «Il Piano Casa produrrà indicativamente tra 6 e 8 milioni di metri cubi ma si stima abbia cancellato l'edificazione in 20 mila nuovi lotti, mentre i Comuni hanno già dato disponibilità per circa 100 milioni di metri cubi di nuova costruzione. Venezia? 6,3 milioni di residenza. Padova? Raddoppia da 2,6 milioni a 4,7 milioni. Verona? 3,5 milioni in più. I capannoni? Padova ha chiesto 500 mila metri quadri in più, Venezia addirittura 3 milioni. Mi aspetto che essendo Orsoni e Rossi i paladini del no al cemento domani invino qui in Regione immediata richiesta di rettifica».
Veneto. Orsoni: Il governo fermi il Piano casa. Zorzato: Siete voi i cementificatori
Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e i sindaci dei capoluoghi del Veneto continuano a sostenere che il Piano Casa, varato dalla Regione, non è stato adeguatamente consultato e che i Comuni hanno il diritto di veto. Il vice governatore Marino Zorzato risponde che il potere di veto dei Comuni non sarà mai ripristinato e che i Comuni sono i "cementificatori" che chiedono 100 milioni di nuovi metri cubi. Zorzato annuncia di aprire una circolare per chiarire i punti più contestati del Piano Casa, ma rifiuta di reintrodurre il potere di veto dei Comuni. I sindaci accusano Zorzato di penalizzare i propri cittadini per ragioni politiche.
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