Fondazione Mondragone, decine di donazioni da stilisti e abiti rari I dipendenti da mesi senza fondi e stipendi. Il silenzio della Regione NAPOLI Dallo scorso settembre sono senza stipendio. Da maggio sono senza un dirigente. Da tre anni non ricevono dalla Prefettura il pagamento del canone di affitto per i locali concessi alla stazione dei carabinieri. Da almeno ventiquattro mesi sono allo sbando. I sette dipendenti della Fondazione Mondragone, museo del tessile Elena Aldobrandini, hanno scritto al Governatore Caldoro e all'assessore Caterina Miraglia. Chiedono interventi per salvare un sito che nelle intenzioni di palazzo Santa Lucia doveva essere un faro della cultura napoletana. Una mostra di cappelli e un protocollo d'intesa con Confindustria Campania per la costituzione di un museo della contraffazione sono i colpi di coda della Fondazione Mondragone. Inaugurato nel 2003, lo spazio doveva ospitare allestimenti dedicati alla moda e una serie di attività didattiche e di ricerca legate al costume e al design. Una partenza col botto quella della struttura uno splendido palazzo del Seicento a piazzetta Mondragone, cuore dei Quartieri spagnoli il cui taglio del nastro fu affidato all'allora Governatore Bassolino, accompagnato dal sindaco Iervolino e dall'assessore regionale Teresa Armato. Del comitato scientifico del Polo facevano parte una serie di esperti: Annamaria Alois, Ciro Paone patron della griffe Kiton, Fausto Sarli, Roberta Cassol, Amina Rubinacci, Silvia Croce, Giusi Giustino, Anna Bencivenga. Il via con una splendida mostra di cinquanta abiti di Fausto Sarli. Una intera collezione che il couturier donò alla città e che rappresenta il nucleo del «tesoro» del museo. Ma sulla struttura, unica nel suo genere, sono piovute nel tempo donazioni di ogni tipo. La straordinaria collezione di tessuti di Tullia Passerini Gargiulo svelata nella mostra Armonie tessili fino agli abiti dell'Ottocento di famiglie nobili, fra cui i Rocco di Torrepadula e i Rodinò di Miglione. Ma tutto questo non è bastato. E non è bastato neanche l'imprimatur di presenze autorevoli che nel tempo, a vario titolo, hanno preso parte ad iniziative della Fondazione: da Santo Versace a Vivia Ferragamo, nipote del grande Salvatore, che a Napoli portò la sua collezione in una mostra evento realizzata da Antonella Di Pietro. L'idea di base era quella di creare un polo regionale per la moda femminile, un museo ma anche un laboratorio per conservare e tramandare antichi mestieri legati al mondo del tessile. Doveva essere realizzato, già dieci anni fa, un «Museo Virtuale della Moda e del Costume», con un portale Internet. Ma al momento anche il sito internet è bloccato. Tantissimi gli eventi in calendario: dalla mostra dedicata a Livio De Simone, «Il Mediterraneo di Stoffa», a quella allestita per il centenario di Federico Emilio Schubert, lo stilista che ha vestito le dive degli anni '60, da Anna Magnani a Sophia Loren e Gina Lollobrigida. E poi appuntamenti letterari con Lina Sotis, musicali con il tastierista di Peter Gabriel e ulteriori donazioni, come quella della collezione della principessa Melina Pignatelli della Leonessa. Quindi la mostra su Irene Galitzine, l'inventrice del Pijama Palazzo e quella su Fernanda Gattinoni, intitolata «Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere».