Chiavenna, sotto accusa Comune e soprintendenza SONDRIO Là dove c'era l'erba ora c'è una città. Cantava così Celentano della via Gluck, ma sono versi che ben si adattano anche alla vicenda di un'area privata del centro storico di Chiavenna (Sondrio), fino a pochi anni fa non edificabile, vincolata dalla Soprintendenza perché vicino al Castello e ora in procinto di essere cementificata. Non solo. Nella stessa zona sono stati ritrovati resti antichi ora ricoperti, in mancanza di risorse pubbliche per rilevare l'area. Morale: là dove c'era l'erba, per di più a pochi metri da un sito archeologico al momento non visitabile da nessuno, dovrebbe sorgere una villa. Un gruppo di cittadini, tra cui esponenti della minoranza di centrosinistra del Comune, sta perciò da tempo gridando allo scandalo. Ultima protesta quella di pochi giorni fa quando una cittadina di Chiavenna, Rosa Maria Persenico, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere alla Sovrintendenza di ripristinare il vincolo di non edificabilità nell'area e di fermare i lavori. L'area è quella dell'ex tennis di via Picchi, per anni destinata a un utilizzo pubblico. Nel 2006 il proprietario chiese di poter costruire residenze e uffici con parcheggi e il Comune concesse il permesso. Anche la Soprintendenza diede il via libera. Durante i primi lavori, però, nel 2008 furono trovati resti di un abitato di epoca romana dell'antica Clavenna e reperti risalenti addirittura al X secolo avanti Cristo. Si tratta del più importante ritrovamento archeologico della provincia. Nel 2010, dunque, la Soprintendenza pose un vincolo sull'area: gli scavi vennero così ricoperti per essere preservati, e consentì di proseguire i lavori nell'area circostante. Nulla di irregolare. Ma, ora che il cantiere è in procinto di ripartire, la polemica monta. «Il Comune, rilasciando il permesso di costruire, ha compiuto una scelta politica ben precisa, non un atto dovuto» dice Beatrice Patrini, consigliere comunale di minoranza. «Comune e Sovrintendenza stanno concedendo di costruire in spregio ai principi fondamentali dello Stato che sancisce la tutela del paesaggio» aggiunge Persenico. Secondo il sindaco Maurizio De Pedrini, invece, il Comune si sta attenendo alle indicazioni della Soprintendenza: «Senza contare che il vincolo di non edificabilità non era più reiterabile se non con un grosso indennizzo al proprietario». Ma questi soldi, fanno sapere sempre dal Comune, non ci sono. Molti cittadini, inoltre, chiedono di valorizzare l'area archeologica: «Piacerebbe molto anche a me confessa il sindaco . Ma non abbiamo le risorse per acquisire la zona e la nostra priorità sono per ora i servizi sociali». I reperti archeologici ritrovati (vasi, anfore e oggetti vari), invece, al momento custoditi dalla Soprintendenza a Milano, saranno in futuro accolti dal museo della Val Chiavenna.