Clamorosa denuncia della Sezione Controllo della Corte dei Conti del Lazio. Sarebbero state violate le norme che fissano a un massimo del 30 la quota destinata alle imprese private che gestiscono i servizi (biglietti, guardiania, comunicazione ecc). La notizia dell'inchiesta della Corte è partita da «la Repubblica»: al Colosseo, ai Fori, a Palazzo Venezia, la parte più consistente degli incassi non andrebbero al Polo Museale romano, cioè al Mibact, ma alle imprese concessionarie dei servizi. Al Colosseo, il 69,8 dei 3 euro aggiuntivi al costo del biglietto d'ingresso (di 12 euro complessivi) andrebbe alla concessionaria dei servizi, la Electa del gruppo Mondadori. Questa percentuale, scrive la Corte, «viola il dettato normativo attribuendo percentuali di entrate opposte a quelle leggi» (non più del 30). Un'altra situazione denunciata dalla Corte è quella degli ingressi a Palazzo Venezia, sede di un museo ma anche, in questi mesi, di una mostra su Carlo Saraceni (che terminerà il 2 marzo). I magistrati contabili accusano: su 10 euro pagati per il biglietto dal visitatore, 7,75 vanno a Civita Cultura. La gara per la concessione dei servizi di questa mostra è stata vinta infatti da Civita Cultura e Munus. Albino Ruberti, amministratore delegato di Civita, ribatte che le due società hanno investito e sostengono ogni spesa per la gestione dei servizi previsti dal contratto d'appalto (biglietteria, guardiania, ufficio stampa, call center con prenotazione ecc.). Rileva che la mostra non ha niente a che fare con il museo (affidato alla stessa Civita): il contratto d'appalto per la mostra di Saraceni prevede una percentuale degli incassi del 22.5 alla Soprintendenza, il resto dovrebbe compensare spese, investimento ed eventuale guadagno delle due società private. Le accuse della Corte dei Conti sarebbero dunque frutto di confusione e di calcoli errati. In pratica, afferma Ruberti, «l'andamento degli incassi di biglietteria è tale che gli introiti non riusciranno a coprire l'investimento che ha reso possibile la realizzazione della mostra». Il caso Roma aperto dalla Corte dei Conti è probabilmente destinato ad allargarsi e mette ancora una volta sotto accusa la mancanza di chiarezza e di strategia del Ministero dei Beni culturali che non riesce a impostare un rapporto trasparente e di reciproca utilità con i privati per la valorizzazione dei suoi musei e delle relative mostre. Una situazione che si trascina da anni: mancano ancora le nuove linee guida del sistema di gare e appalti per i servizi aggiuntivi nei musei dello Stato, attese da anni. La situazione, secondo la Corte dei Conti, è grave e va sanata anche perché vi sono aspetti che violano «le norme comunitarie sulla concorrenza».