VENEZIA «Aumenteranno le cubature. Il piano casa se fosse applicato trasformerebbe Venezia in un unico grande albergo». Il sindaco Giorgio Orsoni annuncia una simulazione sull'applicazione della nuova normativa regionale. D'accordo sul no al piano casa gli altri sindaci delle città venete (esclusa Verona), presenti ieri in un vertice in cui hanno annunciato un contropiano alla Regione. VENEZIA C'è il Piano casa, quello licenziato recentemente dalla Regione. E tra qualche giorno arriverà sul tavolo del governatore Luca Zaia anche un «Contropiano casa», a firma dei sindaci veneti intenzionati ad avere voce in capitolo nelle decisioni urbanistiche dei loro territori. Ieri infatti i primi cittadini di sei capoluoghi su sette (il veronese Flavio Tosi era assente giustificato) e il presidente dell'Anci (l'associazione dei Comuni) Giorgio Dal Negro, si sono incontrati nel municipio veneziano, presente anche il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, per manifestare le loro «gravi perplessità» sull'applicazione obbligatoria del nuovo strumento edilizio del Veneto. «Questo Piano casa ci mette tutti a disagio - spiega il sindaco di Vicenza Achille Variati -. È una legge in odore di incostituzionalità e illegalità e noi, da amministratori coscienziosi quali siamo, non la applicheremo». I sindaci sono convinti che l'applicazione del Piano casa, che consente ai proprietari di immobili che rispondono a determinate caratteristiche di ampliare gli stabili con procedure semplificate, toglierà ogni potere di programmazione urbanistica dei Comuni, «rendendo difficile poi l'erogazione dei servizi». «Se i primi cittadini non possono controllare gli ampliamenti e quindi dovesse aumentare il numero di abitanti in una certa area urbana, il rischio è che poi le scuole, le strade e le fognature non siano più adeguate alle esigenze dei cittadini», interviene il ministro Zanonato, parlando da ex sindaco di Padova. In pratica, per usare le parole del suo vice, oggi sindaco reggente del capoluogo patavino, Ivo Rossi, «il Piano casa rischia di diventare un boomerang per gli stessi costruttori che invece hanno bisogno di rilanciare il settore». Non solo. Secondo la lettura della legge sul Piano casa ter fatta dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, la mancanza di controllo e programmazione trasformerebbe tutte le aree, comprese quelle agricole e i centri storici, in zone edificabili senza alcun limite. Poco importa che il vicepresidente della Regione Marino Zorzato continui a ripetere che «il Piano casa non incide sui centri urbani e sulle aree non edificabili come quelle agricole e come i parchi». I sindaci restano di parere contrario. «Evidentemente Zorzato non ha letto attentamente la legge che ha fatto scrivere alle categorie e ai costruttori - ribatte Orsoni - un Piano casa come questo potrebbe trasformare Venezia in un unico grande albergo». Secondo uno studio che il Comune di Venezia dovrebbe diffondere questa mattina, il rischio è che i proprietari degli stabili possano aumentare la cubatura senza controllo, raddoppiando le altezze dei palazzi veneziani che non rientrano tra quelli classificati come storici. «Non mi risulta che questo sia possibile e trovo che le polemiche siano del tutto strumentali - puntualizza il presidente dei costruttori veneti Luigi Schiavo -. A parte il fatto che noi non abbiamo scritto la legge per conto della Regione, ma ci siamo limitati a sederci a un tavolo e a discutere con gli esperti che l'hanno redatta, continuo a pensare che i sindaci stiano facendo tutto questo perché la legge sul Piano casa toglie dalle loro mani il potere discrezionali di cui hanno sempre goduto e i ricavi che ottengono dagli oneri e dalle tasse locali». I sindaci comunque hanno sottolineato in più occasioni che non è loro intenzione «frenare lo sviluppo del comparto edilizio». «Siamo consapevoli che questo sia uno strumento fondamentale per rilanciare l'economia, e in particolare l'edilizia, ma il nuovo Piano casa deve essere integrato e reso più equilibrato per evitare che ci siano conseguenze negative per i cittadini. I sindaci reclamano le funzioni previste dalla Costituzione che comprendono la programmazione urbanistica», conclude Orsoni. La settimana prossima dunque sarà presentata un'iniziativa di legge popolare da sottoporre al governatore Zaia che, se la giunta vorrà, potrà essere portata in consiglio regionale per integrare l'attuale testo del Piano casa. «Valuteremo con attenzione la proposta come abbiamo fatto comunque finora con tutte quelle arrivate purchè fossero migliorative del testo originale», ribatte Zorzato chiamando in causa anche il ministro Zanonato che, in qualità di esponente del governo, potrebbe impugnare il Piano casa di fronte alla Corte costituzionale (cosa che i sindaci non possono fare). «Mi auguro che prima di impugnare la legge - conclude il vicepresidente -, il ministro ascolti anche le argomentazioni della Regione e non solo quelle dei sindaci, quasi tutti del suo stesso colore politico».