Da un po' i sindaci di due importanti città d'arte gareggiano in invettive contro le Soprintendenze ai beni culturali. "Sono un potere borbonico, io le abolirei" strilla il sindaco A. "Sono organismi ottocenteschi" gli fa eco il sindaco B. "Sono burocrati, bloccano tutto per quattro sassi!" strepita A e B rincara la dose: "Soprintendente è una delle parole più brutte del vocabolario della burocrazia. Suona grigia, stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Soprintendente de che?". Come fratelli di latte A e B intonano parole quasi identiche: "I soprintendenti sono burocrati avulsi dal contesto locale, ma il sindaco è eletto dal popolo, le decisioni le deve prendere lui"; anche perché "questa burocrazia ci pone indietro anni luce rispetto ai paesi moderni" e "frena la politica del fare". Fin qui niente di nuovo. Dal 1860 in qua il particolarismo antistatalista dei Comuni è una costante della storia nazionale. Appena indossata la fascia tricolore più di un sindaco (specialmente i più impressionabili) si crede il doge, il granduca o quanto meno il proconsole del suo staterello e vuol trattare alla pari con il governo centrale. Ma ora il gioco si fa più interessante. Perché A è Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, e B è Matteo Renzi, neosegretario PD. Se riuscirà ad insediarsi alla Presidenza del Consiglio e, putacaso, il nuovo sindaco di Firenze avrà idee diverse dalle sue, Renzi gli lascerà mano libera o imporrà il volere di Palazzo Chigi su Palazzo Vecchio, magari attraverso la Soprintendenza? E se una voce amica gli spiegherà che la tutela statale del patrimonio artistico è scritta nella Costituzione, vorrà impossessarsene o delegarla ai Comuni flirtando con Tosi e altri signori della guerra? Tutte le alleanze van bene per chi vuole rottamare la Costituzione: sarà questa la lezioncina che Berlusconi ha impartito a Renzi nel loro incontro ad Arcore?
SESTANTE. Se il sindaco si crede Doge
I sindaci di Verona e Firenze, Flavio Tosi e Matteo Renzi, rispettivamente, si scambiano invettive contro le Soprintendenze ai beni culturali. Tosi definisce le Soprintendenze "potere borbonico" e "burocrati", mentre Renzi le chiama "organismi ottocenteschi". Entrambi sostengono che le Soprintendenze bloccano le decisioni locali e sono avulse dal contesto locale. Tosi e Renzi sembrano avere idee diverse sulla tutela del patrimonio artistico e sulla delega delle competenze alle Soprintendenze. La questione potrebbe diventare più interessante se Renzi, che potrebbe diventare Presidente del Consiglio, decide di imporre il suo volere su Palazzo Vecchio.
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