Noi qui a Milano, cattolici osservanti o severi patarini, siamo sempre stati tutti comunque gelosi della nostra peculiare radice religiosa, di quel rito ambrosiano che ci contraddistingue, dai tempi del primo dei nostri grandi vescovi, Ambrogio, dai rituali romani, e se dobbiamo ragionare intorno alla torre che la Veneranda fabbrica vorrebbe affiancare al Duomo per inguainare un paio di ascensori, non ci affideremo certo ai rituali romani contemporanei che vorrebbero indicarci la retta via - l'archeologia dei Beni Culturali - ma chiederemo lumi all'autentico interprete, dopo il Concilio tridentino, di come debbano venire progettati gli edifici religiosi, le chiese. Chiederemo dunque lumi a Carlo Borromeo che, condotto a buon porto il Concilio, pubblicherà nel 1577 le Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae libri II - che Wikipedia offre nella loro versione latina integrale con traduzione di Adriano Bernareggi, Istruzioni per i fabbricati e le suppellettili delle chiese. La torre, della quale stiamo parlando in questi giorni, nelle Istruzioni di Carlo Borromeo verrebbe chiamata «campanile», appunto il corredo classico e necessario di ogni chiesa di qualche importanza, e il fatto che oggi il ricorso ai rintocchi delle campane liturgiche sia stato spesso ridotto - e forse potrebbe venire sostituito da una registrazione amplificata da qualche altoparlante, come la voce del muezzin nelle città arabe - non ci impedisce di riconoscere una chiesa proprio perché contrappuntata da un campanile, come i musulmani, nonostante gli altoparlanti, pretendono un minareto. È finalmente l'occasione buona, qui a Milano, per dare anche al nostro Duomo un campanile - i progetti di un campanile scandiscono la sua secolare vicenda - e non sarebbe il caso di perderne l'occasione, non una torre precaria di vetro e di ferro ma un campanile destinato a durare per sempre, purché seguiamo le istruzioni di Carlo Borromeo. Egli ci dice che il campanile, di dimensioni proporzionate alle dimensioni della chiesa, debba essere staccato, prossimo alla facciata e a destra di chi entra. Sarà diviso in piani, con finestre correlate allo stile architettonico - ma, sembra chiaro, saranno vere finestre, non vetrate come quelle istoriate della cattedrale e dunque nemmeno quelle trasparenti di oggi - l'ultimo dei quali, destinato a contenere le campane seppure oggi facoltative, avrà finestre più larghe. Se mancano i mezzi, il campanile può anche essere addossato al corpo della chiesa, ma sempre a destra di chi entra, e vi si possa salire con una comoda scala e, è un aggiornamento mio, oggi come oggi c0n qualche ascensore. Sulla forma e sulla dimensione del campanile, sul suo stile architettonico, dovrà essere l'architetto a decidere, ma per il resto le istruzioni sono chiarissime, e se sulla predilezione per il lato destro della chiesa possiamo forse transigere - era il lato forte della chiesa, quello degli uomini e del Vangelo: le donne staranno a sinistra, sul lato dell'Epistola - il resto rimane la guida sicura di noialtri milanesi, un nuovo campanile protetto dalle istruzioni di san Carlo Borromeo. Romano Marco Pagina 01
IL DUOMO E IL PROGETTO ASCENSORE. CHIAMIAMOLO CAMPANILE
A Milano, i cattolici osservanti e patarini sono gelosi della loro radice religiosa e del rito ambrosiano. Sono contrari ai rituali romani contemporanei e chiedono lumi all'autentico interprete, Carlo Borromeo, su come progettare gli edifici religiosi. Secondo le Istruzioni di Carlo Borromeo, pubblicate nel 1577, il campanile dovrebbe essere staccato dalla chiesa, prossimo alla facciata e a destra di chi entra. Dovrà essere diviso in piani con finestre correlate allo stile architettonico, ma saranno vere finestre, non vetrate. Se mancano i mezzi, il campanile può essere addossato al corpo della chiesa, ma sempre a destra di chi entra.
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