PARADOSSI della storia: quel palazzo dall' aria delabré, appena mascherata dalle scritte coloratissime che segnano le sue vicende più recenti, cioè la movimentata occupazione da parte di giovani dell' area anarchica e la costituzione di un centro sociale - poi sgomberato - per le carte del Demanio, ultimo proprietario conosciuto fino ad oggi, è "edificio sito in via Giustiniani 19, già proprietà PNF". Quello. il Partito Nazionale Fascista. Tutti i suoi beni finirono al Demanio: che ora ha assegnato il palazzo al Comune di Genova. TUTTO come previsto dall' articolo 56 bis del cosiddetto "decreto del fare" che appunto prevedeva il passaggio alle amministrazioni munite di progetti per il loro riutilizzo di tutti quei beni appartenenti al demanio militare. E, in parte, a quello civile. Il 30 novembre la scadenza del bando, come previsto dalla legge 98 del 9 agosto: adesso arrivano le prima assegnazioni. Per Genova, appunto, il palazzo di via dei Giustiniani. «Siamo soddisfatti, anche perché c' è già un progetto avanzato di riuso a cui stanno lavorando Rigenova e Arred - spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Stefano Bernini - la destinazione è quella del social housing, alloggi in affittoa famiglie con redditi limitati o giovani coppie, ma con possibilità di riscatto: chi pagherà un po' di più, insomma, potrà avere la possibilità di acquistarlo detraendo i canoni di locazione». Chissà come finì tra le proprietà del disciolto partito fascista, come recita la frase d' uso, quel palazzo costruito tra XVI e XVII secolo, vincolato dalla Soprintendenza per il suo valore storico ma di fatto mai restaurato, anzi. Così, chiusi gli uffici e le poche abitazioni restanti nei sette piani, per alcuni anni ha ospitato attività solidali - dalla Comunità di Sant' Egidio alla coop sociale il Ce.Sto, ma anche un dormitorio per ex detenuti - poi nel 2006, viste le criticità strutturali, il demanio l' ha sgomberato. Finchè proprio due anni fa è diventato "la Casa occupata", con il progetto di dare alloggio a persone in difficoltà e ad attività sociali. Ma poi lo sgombero, la nuova chiusura. E ora, la concessione al Comune. A costo zero, peraltro. «L' unico requisito che ci era stato richiesto era quello di avere un progetto, da presentare entro 60 giorni: e noi lo abbiamo - ripete Bernini - peraltro, non è l' unico edificio che attendiamo di avere per risolvere situazioni ferme da tempo: l' ex panificio militare di Campi, ad esempio, che ora è poco più di un rudere, sarebbe trasformato nella nuova sede dell' Archivio Storico del Comune del tribunale. Carte importantissime e altri documenti che dobbiamo custodire e che ora sono sparse in varie sedi. E ci permetterebbe anche di completare la riqualificazione dell' area di Campi». (d.al.)