Tra i quattro arrestati ci sono due ex assessori. Riga (Centrosinistra): "Sono sereno". Un sistema di mazzette descritto da un imprenditore veneto messo alle strette. Nell'inchiesta anche appalti per la ricostruzione promessi in cambio di finanziamenti elettorali al partito "La Destra". Il sindaco Cialente: "Sorpreso e tradito" L'Aquila, casette del terremoto usate come tangenti. Vicesindaco indagato si dimetteMiIitari al lavoro per allestire una tendopoli nei primi giorni del post terremoto L'AQUILA - All'Aquila le tangenti non si pagano più solo in contanti, ma anche con le casette del terremoto. Con i moduli abitativi provvisori. E così quei fabbricati di legno che per migliaia di aquilani, a quasi cinque anni di distanza dal sisma, ancora oggi sono luoghi del dolore, del rifugio dalla disperazione per aver perso la propria casa, invece per alcuni politici locali sono diventati tangenti, soldi sporchi. Condividi C'è anche questo nelle carte dell'ultimo scandalo della ricostruzione post-terremoto che questa mattina ha portato all'arresto di quattro persone, tra cui due politici: Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale Pdl alla 'salvaguardia dei beni artistici dell'Aquila' e Vladimiro Placidi, ex assessore comunale nominato come tecnico nella giunta di centrosinistra, delegato alla ricostruzione dei beni culturali. Gli altri due arrestati sono Daniela Sibilla, collaboratrice di Tancredi e l'imprenditore abruzzese Pasqualino Macera. Tra gli altri quattro indagati, invece, c'è anche il vicesindaco dell'Aquila, Roberto Riga (Centrosinistra), sospettato di aver ricevuto una tangente di 10 mila euro, nascosta dentro un pacco dono con una confezione di grappa, per la promessa di un appalto. "Lascio l'ammininistrazione dell'Aquila proseguire il suo lavoro con tranquillità. In questo momento mi tiro da parte da ruolo vicesindaco e di assessore per dimostrare che il bene generale della città conta molto. Sono sereno e non voglio che ci siano ombre sul lavoro dell'amministrazione comunale - ha detto poi Riga, annunciando in conferenza stampa le sue dimissioni-. La città dell'Aquila non può avere freni". Il vicesindaco dimissionari aveva detto di aver accolto la notizia delle indagine come "un fulmine a ciel sereno su una vicenda che non conosco. Confido nella magistratura che faccia il suo corso, fornirò elementi per mettere in evidenza la mia piena estraneità. Per le mie azioni c'è la piena tracciabilità - aggiunge - comunque ho un'informazione di garanzia, non un rinvio a giudizio". Le indagini dell'operazione 'Do ut des', effettuate dalla Squadra mobile dell'Aquila in collaborazione con quelle delle questure di Perugia e Teramo, sono partite dai lavori di puntellamento di Palazzo Carli, sede del Rettorato dell'Università dell'Aquila, nel centro storico della città. Oltre a Riga, sono indagati un dirigenti del Comune, un tecnico e un imprenditore, tutti sottoposti a perquisizione domiciliare e presso gli uffici di appartenenza, per gli stessi reati contestati agli arrestati: millantato credito, corruzione, falsità materiale ed ideologica, appropriazione indebita. Si tratta di Mario Di Gregorio, direttore del settore Ricostruzione Pubblica e Patrimonio del Comune dell'Aquila (ora sospeso dall'incarico), all'epoca dei fatti responsabile dell'Ufficio Ricostruzione; Fabrizio Menestò, ingegnere, all'epoca dei fatti direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di Palazzo Carli e di Daniele Lago, imprenditore. Alcuni indagati si sarebbero indebitamente appropriati, previa contraffazione della documentazione contabile, di circa 1.250.000 euro, relativa al pagamento di parte dei lavori. A mettere tutti nei guai è stato un imprenditore veneto, Daniele Lago, amministratore delegato della Steda spa. Messo alle strette dagli agenti della squadra mobile rispetto a un presunto illecito per un valore superiore a un milione di euro (legato a un appalto), Lago ha deciso di confessare e raccontare al procuratore Fausto Cardella e ai pm David Mancini e Antonietta Picardi il sistema delle tangenti nella città del post sisma. "Gli indagati hanno rivelato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie", scrive il gip Romano Gargarella nell'ordinanza d'arresto motivando le esigenze cautelari. "Tancredi anche in virtù del suo ruolo politico pubblico si è posto nel dopo-sisma, caratterizzato dalla fase dell'emergenza, come collettore di compensi di imprese in cambio di agevolazioni per il conferimento di lavori", è scritto ancora nell'ordinanza. E sarebbe proprio Tancredi, oltre a farsi consegnare dalla Steda del denaro per il suo aiuto, a chiedere e ottenere, secondo la Procura - attraverso una società creata ad hoc per incamerare i proventi illeciti - anche cinque Map, cinque 'Moduli abitativi provvisori', del valore di 40 mila euro l'uno. Moduli che poi, secondo l'accusa, provvederà in parte a rivendere. Ma le tangenti - secondo quanto raccontato dall'imprenditore - hanno riguardato anche il vertice dell'amministrazione comunale dell'Aquila nella persona della il vicesindaco Riga. Scrive il gip Gargarella: "L'amministratore della Steda spa ha riferito che uno degli appalti che gli vennero 'offerti' riguardava quello relativo all'esecuzione delle opere provvisionali di messa in sicurezza di un immobile della dottoressa Sabrina Cicogna, medico presso l'ospedale dell'Aquila. Dalle dichiarazioni del Lago emerge che l'assegnazione di quell'intervento gli venne garantita oltre che da Tancredi, anche da Riga, vicesindaco de L'Aquila". E per ottenere quell'appalto a Lago fu chiesto di finanziare con un contributo elettorale di 5mila euro il partito politico 'La Destra', di cui "la Cicogna era esponente locale". Massimo Cialente, sindaco della città da due legislature, ha convocato a stretto giro una riunione della giunta comunale "per cercare di capire, analizzare fatti ed assumere le decisioni conseguenti". "Sto malissimo - ha detto - , mi sento tradito, perché ho sempre raccomandato a tutti la massima trasparenza e il rispetto della legge. Avevo nominato Placidi per le sue capacità tecniche perché in quei drammatici momenti mi serviva un tecnico ed ho scelto lui in quanto direttore generale del Consorzio beni culturali, istituzione della quale il Comune é il maggiore azionista, ed ho pensato che fosse il tecnico più bravo. Quanto a Tancredi - ha aggiunto Cialente - avevo pensato a lui come consigliere comunale di opposizione, ma mantenne la sua delega per soli due giorni in seguito alla levata di scudi in seno alla maggioranza. Poi Tancredi si dimise perché mi disse che voleva lavorare nella ricostruzione come agente per la ricerca di appalti. Sibilla è una sua collaboratrice, gli altri non li conosco". Per quanto riguarda Riga, il primo cittadino dell'Aquila ha detto che è ancora prematuro, dato il rapido susseguirsi dei fatti, pensare a chi lo sostituirà: "In questo momento non ci possiamo permettere di avere nemmeno un'ombra, perciò è giusto che si faccia da parte per avere la possibilità di difendersi. La cosa drammatica è che qualsiasi ombra getta discredito sull'immagine di una città che deve essere ricostruita - ha aggiunto Cialente -. Anche se per quanto si è potuto capire finora, pare che il tutto sia circoscritto ad un appalto per la messa in sicurezza di un palazzo. Ma qualsiasi pelo rovina l'immagine dell'Aquila". È preoccupata per gli effetti negativi che potrebbe avere la vicenda sul processo di ricostruzione la senatrice Pd Stefania Pezzopane: "È un brutto colpo, provo amarezza e delusione. Magistratura e forze di polizia stanno facendo il loro dovere e mi auguro si faccia piena luce sull'intera vicenda e che si individuino tutti i responsabili. Oltre allo scandalo per il fatto in sé, avverto purtroppo la spiacevole impressione che tutto questo avrà ulteriori conseguenze negative sul processo di ricostruzione. Temo che sarà sempre più difficile ottenere consenso alle nostre richieste di risorse e di attenzione nazionale, se si dà spazio a vicende e comportamenti illegali". Il deputato abruzzese Sel, Gianni Melilla, invoca una Commissione parlamentare: "Ferme restando le garanzie costituzionali degli indagati", esprime "il più convinto sostegno all'azione degli organi preposti al controllo, alla vigilanza e alla repressione di ogni fenomeno criminale collegato alla ricostruzione". Melilla ricorda che 3 mesi fa ha presentato in Parlamento una richiesta di Commissione di inchiesta parlamentare sui sui fenomeni di corruzione legati alla ricostruzione dell'Aquila. "Quella proposta è stata lungimirante - evidenzia - e tornerò a chiedere oggi la messa in discussione della mia proposta nell'interesse dell'Aquila e dei suoi cittadini onesti".
la Repubblica
8 Gennaio 2014
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Giuseppe Caporale
la Repubblica
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