Da ieri, il più antico volto del Bèlice - rivenuto nel 1988 nel deposito funerario di una grotticella di contrada Stretto durante una campagna di scavo della Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani diretta dall'archeologo Sebastiano Tusa - sarà esposto al Castello Grifeo, sede del Museo archeologico della preistoria della Valle del Belice. Il "cranio trapanato", risalente all'Età del bronzo antico, si inserisce, secondo gli studiosi, nel quadro delle pratiche chirurgiche dell'Italia preistorica. Si tratta di un uomo adulto a cui sarebbe stata praticata una trapanazione nella zona parietale destra per cause presumibilmente legate a un evento traumatico. Dagli esami effettuati sul reperto è stato stabilito che l'uomo sia stato sottoposto all'intervento chirurgico mentre era in vita e che, probabilmente, rispetto allo studio della cicatrizzazione dei bordi del foro, sia morto un anno dopo per cause non connesse all'operazione. Numerosi sono gli studi e le pubblicazioni che continuano a susseguirsi sul cranio trapanato: tra le più recenti quella dell'archeologo Pietro Lo Buglio "Le trapanazioni craniche in preistoria il cranio trapanato di contrada Stretto, Partanna" (ed. Edivideo), in cui l'autore mette a confronto il cranio trapanato di Partanna con quelli ritrovati in Toscana per comprenderne tecniche e motivazioni. Il rientro del cranio, custodito fino a ieri al museo Salinas di Palermo e celebrato oggi pomeriggio con un manifestazione nelle scuderie del Castello Grifeo, segnerà, secondo gli intendimenti del sindaco Nicola Catania, l'inizio di un progetto di rilancio culturale, archeologico e turistico della città. "L'impegno che l'amministrazione ha assunto - ha detto Catania - è quello di fare in modo che i reperti archeologici ritrovati a Partanna ma depositati in diversi musei regionali ritornino presto in città" (Testo e foto di Maria Emanuela Ingoglia)