La (sempre meno) Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano non demorde: nulla di meglio si può fare di quell'insigne cattedrale che salirvi sopra con apposito ascensore, e guardare il panorama prendendo l'aperitivo su una comoda terrazza-bar. Alla lettera aperta sul tema indirizzatagli da queste colonne (14 novembre), il cardinale Angelo Scola ha risposto lavandosene le mani: «il padrone di casa è la Veneranda Fabbrica» (Repubblica Milano, 16 novembre). Parole che si stenta a immaginare in bocca ai suoi predecessori Carlo e Federico Borromeo, Giovanni Battista Montini, Carlo M. Martini; per non dire di sant'Ambrogio, che nella sua chiesa si sentiva tanto padrone da negarvi l'accesso all'imperatore Teodosio. Ma secondo la Fabbrica l'ascensore (una torre d'acciaio alta 70 metri) è «necessario per garantire la fruibilità del monumento da parte dei turisti», evidentemente assai restii a entrare in chiesa ma pronti a passeggiare sul tetto. Anche il ministro Lupi, che ha notoriamente un debole per cementificazioni d'ogni sorta, è convinto che l'ascensore renda il Duomo «più attrattivo e visitabile». Come ha scritto Giulia Maria Crespi in una lettera aperta al ministro Bray, il Duomo «è il luogo più sacro della città, un luogo di preghiera», mentre «l'ascensore è un'operazione di marketing che prevede il trasferimento del 20 dei biglietti a uno sponsor privato». E la lettera continua: «Chiedo a lei, signor ministro, se intende appoggiare il parere negativo del direttore regionale dei Beni culturali Caterina Bon, del soprintendente ai Beni architettonici Alberto Artioli e della soprintendente archeologa Raffaella Poggiani. O se li smentirà, togliendo autorità e competenza al suo ministero, già in passato volutamente ignorato, indebolito, svilito e sottovalutato dai governi». Per non dire della miserevole architettura del progettato montacarichi, con ridicole guglie che scimmiottano, invano, la nobile architettura del Duomo. Alla (non poi tanto) Veneranda Fabbrica farebbero bene a ripassarsi non solo il Codice dei Beni Culturali, ma anche il Codice di Diritto Canonico. Nel testo del 1983, i canoni 1216 e 1220 prescrivono che «nelle chiese si osservino i principi e le norme della liturgia e dell'arte sacra», e che «tutti coloro a cui spetta abbiano cura che nella chiesa si mantenga il decoro che si addice alla casa di Dio, e tengano lontano da essa tutto ciò che è estraneo alla santità del luogo». Nella versione del 1917, il cui dettato è assorbito (non superato) dal testo in vigore, il Diritto Canonicoè ancor più esplicito: «nelle chiese non si apra mai alcun ingresso o finestra verso case di laici; e in caso vi siano ambienti (loca) sotto il pavimento di una chiesa o sopra il suo tetto, non vengano mai adibiti ad uso meramente profano: ad usum mere profanum ne adhibeantur» (canone 1164). Su queste norme si basa il documento della Pontificia Commissione dei Beni Culturali (1995), indirizzato ai presidenti delle Conferenze episcopali, secondo cui «la chiesa-edificio dev'esser capace di esprimere, attraverso la bellezza estetica, il valore dell'elevazione spirituale», concetto ribadito da Giovanni Paolo II : «templi che sono insieme luoghi di preghiera e autentiche opere d'arte», pensati per «stimolare i credenti onde crescano nella loro fede e la testimonino con rinnovato vigore». Pietro Bucalossi, sindaco di Milano e poi ministro dei Lavori pubblici, chiamava "rito ambrosiano" quel cedere ai privati, anche contro la legge, «che rappresenta il male dell'urbanistica milanese». Dobbiamo prendere la metafora alla lettera, e credere che i riti edilizi della chiesa ambrosiana sfuggano al magistero della Chiesa di Roma? Militante di Comunione e Liberazione, Maurizio Lupi ci spiegherà che la terrazza-bar non ha un uso meramente profano, o che l'elevazione spirituale ha bisogno di ascensori? La Veneranda Fabbrica e lo stesso cardinale arcivescovo hanno in serbo un'interpretazione alternativa del Codice di Diritto Canonico? Da come finirà questa vicenda almeno una cosa capiremo: se intendono imitare Cristo o Pilato.
MILANO - L'ASCENSORE E PONZIO PILATO
La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano ha deciso di installare un ascensore per garantire la fruibilità del monumento ai turisti. Il cardinale Angelo Scola ha risposto a una lettera aperta sul tema, affermando che l'ascensore è necessario per garantire la fruibilità del monumento. Il ministro Lupi ha anche espresso il suo sostegno all'idea, affermando che l'ascensore rende il Duomo più attrattivo e visitabile. Tuttavia, alcuni critici, come Giulia Maria Crespi, hanno espresso le loro preoccupazioni sull'uso dell'ascensore, affermando che è un'operazione di marketing che prevede il trasferimento di biglietti a uno sponsor privato.
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