CONTRO IL PROGETTO DI APRIRE UN'ESSELUNGA DAVANTI A PALAZZO TE UN ESPOSTO AL TAR E QUATTRO DENUNCE AI PM Bisogna scegliere con cura la strada per l'ingresso a Mantova. Perché se ci arrivi da San Giorgio, magari di sera con il ponte illuminato, lo spettacolo del Palazzo Ducale che si specchia dentro il lago toglie il fiato. Se per caso invece esci al casello sud dell'autostrada può capitarti, a Porta Cerese, la sventura di un'interminabile attesa davanti al passaggio a livello. E dopo una sfilata di casermoni di cemento sullo sfondo di Palazzo Te, capolavoro del tardo Rinascimento: da sempre in questa zona la viabilità per non dire dell'estetica è un'urgenza. Mentre il 2013 tramontava, sulle colonne del Corriere della Sera si consumavano gli ultimi tristissimi capitoli della dinasty lombarda della grande distribuzione. Per nulla distratto dalla violenta faida familiare, Bernardo Caprotti, patriarca ottantanovenne, si presentava in quei giorni al Comune di Mantova per perorare la sua ultima causa: aprire una Esselunga nella città di Virgilio, il cui centro storico è patrimonio Unesco. Dove? Precisamente davanti a Palazzo Te. Per convincere i mantovani ha fatto recapitare 26 mila lettere in cui si spiegano pur in un italiano incerto i benefici di quello che viene definito con spavaldo eufemismo "negozio di vicinato" (la struttura dovrebbe occupare 2500 metri quadri). In allegato, un'elegante card prepagata del valore di 30 euro da spendere nel supermarket di Desenzano. Bisogna dire che l'ipotesi ha diviso la città: prova ne è un sondaggio chiuso ieri dal sito della Gazzetta di Mantova che, senza pretese statistiche, racconta come il 53 per cento dei partecipanti si dica contrario e il 46 per cento favorevole (incerto l'1 per cento). La storia comincia nel 2004 altri tempi, altre giunte quando l'area di fronte a Palazzo Te, su cui sorge un orribile e fatiscente palazzetto dello sport, viene ceduta (con relativo cambio di destinazione d'uso) a Coopsette, il gruppo di costruzioni di Legacoop. Il progetto di un grande centro commerciale però sfuma anche perché spunta un vincolo monumentale del 1955. Alla fine del 2011 Coopsette vende il terreno a una società, la Victoria srl di un geometra di Sant'Ilario d'Enza. Dietro però ci sono le mire espansionistiche di Bernardo Caprotti. Ma le difficoltà non tardano ad arrivare anche per il caparbio imprenditore ultra ottuagenario. Il Consiglio Comunale è chiamato, nel novembre 2012, a discutere del Piano generale del territorio (Pgt), che comprende naturalmente anche l'area in questione. Cittadini, comitati di quartiere e privati hanno già presentato le proprie osservazioni. Ce n'è una anche della società Victoria, che chiede tra le altre cose di aumentare gli indici di copertura e di edificabilità (questi ultimi da da 0,3 a 0,6): gli uffici tecnici del Comune la esaminano e la bocciano. Tra l'altro c'è un parere di massima della Soprintendenza ai beni culturali che nel 2009 si era espressa sul progetto di Coopsette (allora gli indici di edificabilità erano addirittura 0,8): in sostanza, si dice, i volumi non devono essere superiori agli attuali e anzi si auspica che possano diminuire. Ma all'ultimo momento prende la parola un consigliere comunale del Pdl, Carlo Acerbi, che stupisce tutti accogliendo, in un emendamento, le richieste della Victoria e annunciando la disponibilità del gruppo di Caprotti a farsi carico del rifacimento della viabilità della zona. Il Pgt viene approvato, dicono gli oppositori, sulla scorta di una vaga promessa. "Non è la soluzione migliore del mondo" - ammette il consigliere Acerbi - "ma mi sono preso questa responsabilità perché penso che la viabilità dell'area debba essere sistemata. Il progetto può essere realizzato solo a patto che la città possa beneficiare di opere di compensazione. Che ci sia Caprotti, la Conad o la Coop a me non interessa". Ribatte il professor Sergio Cordibella, ex vicesindaco e oggi presidente di Italia Nostra: "Le ipotesi viabilistiche che sono emerse, peraltro in modo ufficioso, prevedono due sottopassi e cinque rondò: devastanti sotto il profilo della tutela ambientale, poco credibili sul piano dell'efficacia. La presentazione tardiva dell'emendamento ha evitato che si svolgesse la Vas, la valutazione ambientale strategica. Questo è uno dei motivi per cui Italia Nostra ha presentato un ricorso al Tar contro il piano. Dicono che i nuovi indici non consentiranno un maggiore consumo di suolo, ma il progetto Esselunga occuperebbe il doppio dei volumi rispetto al precedente progetto di Coopsette". Insomma, troppa disinvoltura nella gestione di un affare delicato. Il sindaco Nicola Sodano, architetto del Pdl, non ci sta: "Gli indici sono diminuiti da 0,8 a 0,6. Prima di Natale, insieme al Sovrintendente, ho incontrato Caprotti: gli ho ribadito la nostra disponibilità, a patto che le normative di tutela siano rispettate. Certo la soluzione del nodo viabilistico sarebbe importante, la città aspetta da troppo tempo. Ma se la Sovrintendenza dice no, noi non forzeremo la mano". Ovviamente, verrebbe da dire. Anche se dal Ministero dei beni culturali fanno sapere che ancora non è pervenuto alcun progetto. E che in ogni caso qualunque progetto dovrà contenere una riqualificazione dell'intera area attorno al capolavoro di Giulio Romano. Ma c'è un altro, potenzialmente pericoloso, intoppo. Giuliano Longfils, battagliero presidente del consiglio comunale del Pdl, sospetta che si siano consumati reati contro la Pubblica amministrazione: "Sono successi fatti inquietanti attorno a questa vicenda. Ho presentato quattro denunce, via via che le cose succedevano". E la Procura, dicono fonti vicine, è lontana dall'idea di archiviare le indagini.