Salvo Iavarone Presidente Fondazione dei Campi Flegrei Caro direttore, sono passati otto mesi dall'11 maggio 2013, data in cui la Fondazione dei Campi Flegrei organizzò un importante convegno, con Stefano Caldoro e Maurizio Maddaloni, presidenti di Regione e Camera di commercio, il professore Sergio Sciarelli e altri illustri relatori, in occasione del quale si parlò della necessità di mettere a sistema il territorio, creare un dialogo tra i vari potenziali attori dello sviluppo, di sinergie e quant'altro indispensabile a tirar fuori la terra flegrea da quel tunnel nel quale si è infilata ormai da tempo e da cui rischia di non uscire. Purtroppo otto mesi son passati invano. Il Rione Terra è in crisi profonda, con il personale operaio in cassa integrazione, e soprattutto senza programmi né prospettive in quanto a sviluppo del sistema. Detto in parole povere, non si capisce quale potrà essere la possibile sinergia tra pubblico e privato, quali tipologie di imprenditori potrebbero risultare soggetti adatti a investire e soprattutto disponibili in tal senso, quali sono i planning, i tempi, i budget. Boh. Su altri siti sono stati fatti investimenti, ma è stato lasciato tutto a metà dell'opera, nel senso che si è intervenuto in scavi e restauri, ma nulla è previsto al momento sulla valorizzazione. Anche qui. È come una bella casa, rifinita, ma senza inquilini né animatori. Una casa quindi vuota, triste. Come sono vuoti e tristi luoghi come l'Anfiteatro Flavio, chiuso da anni agli eventi. Tutto appare sregolato, con molti cantanti e cantautori, ognuno convinto di suonare il miglior strumento, o rappresentare la canzone più bella. Ma senza coro, in una sorta di tutti contro tutti che sta letteralmente uccidendo il territorio. Alcune associazioni (non cito nessuno per non urtare suscettibilità) si rivelano vivaci e propositive; ma chi le segue? Provate a chiedere loro se si sentono affiancate dalle istituzioni, immagino già le risposte. Eppure parliamo di una terra ammirata da tutto il mondo, con una storia millenaria che si tocca con mano, metro dopo metro. I Campi Flegrei nel mondo sono come Pompei: basta pronunciarne il nome, per illuminare un viso straniero. La differenza è che Pompei riceve milioni di turisti all'anno e l'area flegrea quantità neanche paragonabili. Il turismo culturale potrebbe essere il vero toccasana per il rilancio. E con la professoressa Paola Villani del Suor Orsola Benincasa stiamo spingendo da tempo al fine di sottolinearne le positività, quanto sia utile favorirne le condizioni di crescita. Speriamo che prima o poi qualcuno ci ascolti. Per questo rilanciamo fortemente un appello a unire le forze per fare sistema e lavorare tutti assieme a un modello di sviluppo da proporre a tutto il mondo.
I Campi Flegrei sono in grado di diventare come Pompei
Il Rione Terra è in crisi profonda, con il personale operaio in cassa integrazione e senza prospettive di sviluppo. Non si capisce quale sinergia possa essere tra pubblico e privato per investire nel sistema. I progetti di valorizzazione sono stati iniziati, ma nulla è previsto al momento. La zona è come una "casa vuota" senza inquilini o animatori. Alcune associazioni si rivelano propositive, ma non sembrano avere seguito dalle istituzioni. La terra è ammirata per la sua storia millenaria, ma il turismo culturale potrebbe essere il vero toccasana per il rilancio.
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