In un intervento apparso sul Corriere del Mezzogiorno il 24 dicembre scorso («Il presepe Cuciniello? Esponiamolo al Plebiscito») ho cercato alcuni giorni fa di spiegare i motivi per i quali non sarà semplice vitalizzare la piazza del Plebiscito. Siamo al cospetto del «luogo simbolo» di Napoli, insieme al Vesuvio. Non può essere facile trasformare in «area vissuta», senza comprometterne l'armonia architettonica, un «monumento celebrativo» dedicato prima a Gioacchino Murat, poi a Ferdinando I, e infine all'Unità d'Italia. Il nostro vecchio «Largo di Palazzo» è carico di storia ed è dotato di grandi pregi artistici. Anche perciò arrestarne lo scempio è però un dovere. Non ci basta la distruzione della Villa comunale? Chi rimane inerte, alla lunga diventa colpevole. Per quanto tempo ancora possiamo assistere tranquillamente all'utilizzo di piazza Plebiscito come campetto di calcio, pubblico orinatoio, dormitorio di drogati e mostra permanente d'idiozia graffitaria? Allo scopo d'aprire un dibattito, mi sono quindi permesso d'offrire un suggerimento, forse azzardato. Ho pensato che collocare nell'ipogeo sottostante la basilica un museo del presepe napoletano consentirebbe la creazione del tanto auspicato «polo d'attrazione culturale». Rispettando nel contempo la sacralità della cripta funeraria situata sotto alla chiesa. Quella cripta era infatti destinata, secondo le intenzioni di Ferdinando I, ad accogliere le spoglie dei Borbone di Napoli. Oggi il mondo è cambiato. Non ci sono più salme regali disponibili. E, qualora esistessero, difficilmente riuscirebbero ad attirare i turisti. Due cose però paiono evidenti. La prima è che lo scempio (quotidianamente sotto gli occhi di tutti, compreso il prefetto e il soprintendente ai Beni architettonici) non può continuare. La seconda è che non esistono alternative in vista. Il cosiddetto «progetto del Comune» è quanto di più vago si possa immaginare. Né si riesce a capire come il Provveditorato alla Opere pubbliche abbia potuto accettare d'intraprendere, in assenza d'informazioni, il restauro di quella «cappella cimiteriale sotterranea». Non sarebbe stato doveroso, da parte del Comune, della Curia e del ministero dei Beni culturali far sapere, prima dell'inizio dei lavori, magari in via orientativa, cosa intendevano metterci dentro? È invece facile fare previsioni. Il giorno in cui finalmente le istituzioni responsabili avranno preso una decisione, si dovranno richiamare i muratori. La spesa aggiuntiva sarà sostenuta dai cittadini. I quali si renderanno conto dello spreco troppo tardi. Nel frattempo gli amministratori saranno cambiati. E ricomincerà il solito gioco a scaricabarile.