TRENTO «Una sede di mostre temporanee, con una sezione dedicata al rapporto tra arte e scienza», è la proposta per Palazzo delle Albere di Michele Lanzinger, direttore del Muse. «Un' esposizione permanente dedicata alla storia della città e un laboratorio sull'autonomia» è l'idea di Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo storico alla commissione cultura di Palazzo Thun. TRENTO Una cosa, al termine della seduta della commissione per la cultura convocata per discutere sulla destinazione di palazzo delle Albere, è scontata: la futura destinazione dell'edificio non potrà che essere museale. Le possibili declinazioni di questo assunto sono diverse: luogo di dialogo fra i vari musei del territorio e dell'interpretazione che di esso sanno dare, vetrina dell'attività culturale e anche ambientale del Trentino, spazio privilegiato di rappresentazione del connubio fra arte e scienza. Ma di certo, secondo i direttori delle principali realtà museali trentine, palazzo delle Albere dovrà tornare a essere un museo. Michele Lanzinger, direttore del Muse, Franco Marzatico, direttore del castello del Buonconsiglio e Domenica Primerano, vicedirettrice del museo diocesano tridentino si sono confrontati, ieri sera, in seno alla commissione cultura del Comune di Trento, sul possibile futuro di palazzo delle Albere, compiendo un'ulteriore tappa nel percorso di riflessione e ascolto cominciato qualche mese fa. Dopo un primo incontro di ricognizione sui lavori di sistemazione in corso e un secondo appuntamento dedicato a ripercorrere la storia della cinquecentesca villa dei Madruzzo dunque, ieri sera sono emerse alcune ipotesi sull'utilizzo dell'edificio da parte dei tre direttori. Assente (per malattia) Giuseppe Ferrandi, direttore della fondazione museo storico del Trentino; non si è presentata nemmeno la direttrice del Mart Cristiana Collu. «La destinazione del palazzo non può essere che museale ha esordito Primerano È fondamentale, poi, che tutti si sforzino di uscire dalla logica della concorrenza per entrare in quella della cooperazione». E in questo senso palazzo delle Albere potrebbe diventare il luogo in cui «la cooperazione trova forme concrete». «Potrebbe essere anche un centro nel quale avviare iniziative in collegamento tra i musei aggiunge Primerano che siano anche presentazione dell'interpretazione del territorio che essi riescono a dare». La valorizzazione delle collezioni dell'Ottocento, del rapporto con il territorio, di un dialogo proficuo con il passato, il presente e il futuro, l'implementazione del distretto culturale Trento-Rovereto sono elementi condivisi da direttori e consiglieri. Senza dimenticare il capitolo relativo ai costi e alle spese di gestione (portato all'attenzione con forza da Claudio Cia, ma ben presente ai direttori che con esso si confrontano quotidianamente). Una strategia di gestione che sia «sostenibile anche dal punto di vista economico» è quanto auspica Franco Marzatico, che avanza l'idea di convertire palazzo delle Albere a «luogo vetrina della proposta culturale della città», ipotizzando, considerate anche le dimensioni dell'edificio, anche degli «interventi a rotazione», piccole mostre che potrebbero spaziare anche sulla tematica ambientale del Trentino. Anche se in fondo, per il direttore del castello del Buonconsiglio, palazzo delle Albere sarebbe la sede ideale a ospitare la Galleria civica, attualmente in via Belenzani. «La lettura del futuro del palazzo dovrebbe riguardare complessivamente l'idea della città e il rapporto con il nuovo quartiere sostiene Lanzinger L'edificio non potrà essere sede di un museo permanente, ma dovrà essere fatto da mostre temporanee. Con una gestione accorta degli spazi si potrebbe pensare a un'area informativa a sostegno dei visitatori che arrivano dal Muse e potrebbero essere ispirati a ulteriori visite del territorio, a una per le mostre temporanee e a una superficie dedicata alla sperimentazione del rapporto fra arte e scienza». Ferrandi, in una nota, propone l'idea di «un percorso espositivo permanente dedicato alla storia della città e un laboratorio sull'autonomia» (condivisa da vari consiglieri all'interno della commissione). In conclusione Claudio Martinelli, dirigente del servizio attività culturali della Provincia, nel confermare l'intenzione di valorizzare il palazzo nel suo nuovo contesto e auspicando una proposta concreta in tempi brevi, ha ricordato come «la responsabilità della scelta finale competa ai livelli istituzionali». La precisazione non è piaciuta a Giorgio Manuali, che se ne è andato sbattendo la porta.