Roberta Pastore, 32 anni, ha firmato la nuova Marina di Arechi «Perché resto? Non lascerò mai il Sud ai mediocri e ai figli di» «Vivo in periferia, l'ho scelto anni fa, ma per me la periferia è un concetto esteso». Salerno, la sua città, è periferia d'Italia, come lo è il Sud da cui lei non riesce a staccarsi. Nonostante questo Renzo Piano l'ha raggiunta. Ed era proprio scritto nel destino di Roberta Pastore. Sul frontespizio della sua tesi di laurea in architettura proprio una frase del grande architetto genovese: «Il porto è un paesaggio forte, fatto di grandi elementi, ma allo stesso tempo effimero, che cambia continuamente. I riflessi sull'acqua, i carichi sospesi, le gru in movimento e poi naturalmente le navi che vanno e vengono quella nave chissà da dove arriva chissà dove è diretta». Ad anni di distanza l'architetto trentaduenne è stata scelta da Piano (sono in sei in tutta Italia e lei è l'unica meridionale laureata in un ateneo del Sud) per un progetto proprio sulle periferie. Ma soprattutto Piano destinerà a questi sei giovani colleghi i suoi emolumenti da senatore a vita: il contratto è annuale. La mamma lavorava alla Lega delle cooperative, il nonno al porto di Salerno, le sue passioni: l'architettura e la politica. Liceo classico a Salerno, poi la Federico II, pochi o nessun punto di riferimento («ho paura dei miti, che annullano il senso critico»), pane, Gramsci e Guccini, la militanza nella Sinistra giovanile, interrotta con amarezza, fan sfegatata dei compaesani Figli delle Chiancarelle («unica vera e ironica opposizione a De Luca. Che ha fatto tante cose, ma vent'anni hanno logorato la città»). E poi Renzo Piano letto, straletto, consumato. «La responsabilità dell'architetto, dice Piano, sta nel non innamorarsi delle proprie idee. Perché devono sempre essere contestualizzate. Questo fa di lui non certo un archistar». «Sono fortunata», ammette. Effettivamente un architetto, meridionale, da subito al lavoro da queste parti è un miraggio. Per Roberta, invece, la normalità. Con cinque ingegneri anima lo studio Runa progettazione. Il nuovo Piano urbanistico comunale libera energie e risorse. Un gruppo di privati chiede ai giovani professionisti di ridisegnare il quartiere periferico di Marina di Arechi. «Un quartiere h24 spiega Roberta Pastore , dove non c'è più bisogno di andare al centro per i servizi. Composto da cento abitazioni, cento negozi, cento uffici di classe energetica A, con una struttura polifunzionale in cui ci sono i servizi comunali ma anche un auditorium. Anche i parcheggi sono pensati: rosa per le mamme, verdi per le auto elettriche. Io ho comprato casa là». Poi un giorno sul sito di Cucinella, discepolo di Piano, si legge un annuncio destinato a due giovani architetti per un work shop su città e periferie. Non è specificato chi c'è dietro questa iniziativa. Arrivano seicento curriculum, viene scelta Roberta. Che viene invitata a Genova. Nello studio di Renzo Piano c'è rimasta per un'intera giornata. «È proprio un grande essere umano Piano. Ci ha detto: spero di vivere tanto perché voglio formare quanti più architetti possibile. E poi ci ha aggiunto: non abbiate paura della bellezza, portatela in periferia. Recuperiamo il danno arrecato in questi anni: aver realizzato posti orrendi. È incredibile quanto due città così diverse come Napoli e Milano siano accomunate dalla bruttezza delle periferie». Quando le si chiede perché non è andata via, Roberta è drastica: «Il Sud non possiamo lasciarlo nelle mani dei figli di e dei mediocri, che spesso coincidono. E poi scegliere di andare via è un conto, farlo per sfiducia è una resa. Siamo una generazione triste e appiattita. Non siamo più capaci di incazzarci. Io ho lasciato la politica perché non avevo lo stomaco forte, allora ho riversato tutta la mia voglia di giustizia nel lavoro».