«Bisogna agevolare le ristrutturazioni» Ristrutturare a fini residenziali le quattromila cascine della Bassa porterebbe ad un risparmio di terreno agricolo stimabile in un milione e 600 mila metri quadri. L'equivalente di 20mila bifamigliari da 80 metri quadri l'una. Un calcolo che per ora è solo virtuale. Ma che potrebbe diventare realtà entro la fine del mese, non appena la Regione approverà la legge contro il consumo di suolo scritta dall'assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi e condivisa anche dall'assessore all'Agricoltura Gianni Fava. «Non ho certo intenzione di bloccare l'edilizia precisa subito Beccalossi ma va assolutamente tutelato il consumo di suolo agricolo in tutta la Lombardia, perché in questi ultimi anni è stato sfruttato in modo scriteriato». Come? «Privilegiando e agevolando la ristrutturazione di fabbricati agricoli, ma anche di vecchi capannoni, case abbandonate, aree dismesse». Riqualificazioni che dovranno prevedere anche le nuove tecniche di risparmio energetico. Una legge che tiene conto dell'accresciuta sensibilità ambientale che intende innescare un'inversione di tendenza alla cementificazione selvaggia della campagna. Quella che complici certe amministrazioni comunali ingolosite dagli oneri di urbanizzazione si è vista fino al 2009, anno dell'inizio della crisi: solo in provincia di Brescia il consumo di suolo era pari a 2 ettari al giorno (dati Legambiente). «In cinque anni sono cambiate tantissime cose aggiunge l'assessore e oggi ci troviamo con 70mila abitazioni vuote in Lombardia, per non parlare dei capannoni, sorti in modo eccessivo sfruttando la legge Tremonti. L'ho detto anche ai rappresentanti dei costruttori: non possiamo pensare di consumare altro suolo vergine, dobbiamo appunto puntare molto sulle ristrutturazioni dell'esistente». Un primo assaggio sulla necessità di tutelare le fertili zolle della bassa padana è arrivato il 12 novembre, quando il consiglio regionale ha votato lo stop a nuovi insediamenti commerciali sulle aree agricole e il via libera al riuso di aree dismesse. Dopo l'approvazione della nuova legge però resterà il problema dei fondi per incentivare le ristrutturazioni e dei vincoli con le varie sovrintendenze. «Certamente avremo bisogno di agevolazioni nazionali, mentre dovremo aprire un confronto chiaro ed efficace con le sovrintendenze: è meglio che un'antica cascina venga ristrutturata adeguandola a fini abitativi piuttosto che vederla crollare e perderla per sempre». Ma gli inquilini sarebbero disposti a condividere spazi comuni cortili, porticati, orti di un vecchio cascinale tornato a nuova vita? «Io credo di sì chiude Beccalossi siamo di fronte a un forte cambiamento sociale che la crisi ha accelerato in modo consistente: si sta capendo che l'individualismo sfrenato degli ultimi vent'anni ha fallito. Molti miei conoscenti hanno preferito case a schiera nell'hinterland o nei paesi piuttosto che un appartamento in centro città o la villa singola. Credo che una cascina ristrutturata sia una situazione ottimale: dà la possibilità di condividere spazi sociali per i bambini, di coltivare un pezzo di orto. Ed è un'ottima risposta all'accresciuta domanda di sicurezza».