I tetti delle storiche cascine continuano a crollare. E l'abbandono degli edifici rurali cresce con percentuali a due cifre. Soprattutto negli ultimi cinque anni. Eppure nel Paese delle leggi e dei codicilli c'è anche una direttiva ministeriale (del 2008) per tutelare l'architettura rurale. È rimasta di fatto inapplicata. «Come sempre in Italia non mancano leggi e provvedimenti, anzi ve ne sono fin troppi» commenta con amarezza l'architetto Dezio Paoletti. Lo studioso, grazie ad un protocollo d'intesa siglato nel 2006 tra Provincia e Fondazione Civiltà Bresciana, ha coordinato il primo censimento di tutti gli edifici rurali del bresciano (valli escluse). Tre anni di studi per arrivare ad una prima importante mappa: delle 8641 aziende agricole georeferenziate sono stati selezionati 2.277 edifici rurali degni di approfondimento. Di questi «almeno 60 costituiscono vere e proprie architetture storico-monumentali aggiunge lo studioso ed ulteriori 40 da considerarsi rilevanti per l'aspetto stilistico-compositivo e tali da poter far parte dell'elenco delle cento architetture rurali di particolare pregio nell'ambito del nostro studio». La Provincia aveva finanziato solo la prima parte di quello studio, che è ripreso dalla Fondazione civiltà bresciana e dal centro studi San Martino (nei prossimi due anni pubblicheranno tre tomi). Fare l'inventario dei «tesori» architettonici è importante. Un lavoro che andrebbe fatto a livello regionale. L'unico dato messo a disposizione dagli agronomi della provincia di Milano risale ad un convegno del 1996: delle 133mila abitazioni rurali censite oltre 21mila erano già disabitate. «Quel dato è peggiorato. E di parecchio» commenta Paoletti. Che fare? «Ovviamente sono i proprietari che dovrebbero tamponare questo scempio. Ma con che criterio economico si può reggere un investimento che mira solo a non mandare in rovina edifici bellissimi ma non più utili a produrre reddito?». Già. Per tentare di salvare il salvabile il ministero per i Beni e le attività culturali emanò la direttiva 30 ottobre 2008 "Interventi in materia di tutela e valorizzazione dell'architettura rurale ai sensi della legge 24 dicembre 2003 n 378 e del Decreto Ministeriale 6 ottobre 2005". «Sue finalità erano la salvaguardia e la valorizzazione delle tipologie architettoniche rurali. Interessati alla direttiva sarebbero tutti gli edifici rurali realizzati tra il XIII e XIX secolo e che costituiscono testimonianza significativa della storia delle popolazioni e delle comunità rurali». Ma quella direttiva è rimasta lettera morta. «Non c'è da stupirsi chiude Paoletti visto il lungo elenco di tesori architettonici dimenticati dal Belpaese. Logico che le cascine storiche tendono a diventare l'ultimo dei problemi. Chiedete a qualcuno se conosce lo splendido complesso cascinale di Verziano, a due passi dalla città».