Lettera dei 135 funzionari a Marino: "I Fori pedonali non sono tutto". I temi: dalla nomina del dirigente del Macro alla funzione di Zètema È un grido d'aiuto dal mondo della cultura, per la cultura a Roma, lanciato a tutta voce da 135 fra architetti, archeologi, storici dell'arte che lavorano negli uffici della Sovrintendenza ai Beni culturali del Campidoglio. È il quadro di una situazione complessa che si conclude con una lista di proposte operative per un urgente cambio di passo nella gestione delle istituzioni culturali della città. Dalla nomina del sovrintendente a quella del dirigente del Macro, dai compiti di Zètema ai fondi assegnati a grandi e piccoli musei: tutto per la valorizzazione di monumenti e aree archeologiche ma anche per il giusto riconoscimento alle professionalità, alle carriere di chi lavora per la Cultura. Di questo parla una lettera inviata al sindaco Marino, agli assessori Barca e Nieri, alla Cultura e al Personale, oltre che ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, pochi giorni prima di Natale, da parte dei vertici al gran completo della Sovrintendenza ai Beni culturali, struttura di prestigio istituita alla fine dell'Ottocento, da giugno è in attesa della nomina del sovrintendente per il quale il bando, annunciato all'inizio di novembre, non è ancora stato pubblicato. Un manifesto di urgenze, un'agenda di lavoro e priorità che al momento non ha ricevuto alcuna risposta. A scrivere, un gruppo di tecnici che ha sostenuto fin dall'inizio la nuova amministrazione e che, dopo il primo semestre Marino, sente di dover un parere sicuramente "qualificato" benché preoccupato per le scelte di questa giunta perché, dicono "cultura non significa chiudere al traffico i Fori imperiali". Roma, premettono i 135 è luogo principe della cultura dove chi amministra il patrimonio ha prima di tutto il compito di "valorizzarlo". Ma attenzione perché la Cultura "non va intesa come strumento per ricavare introiti dai Beni culturali ma piuttosto per promuoverne la fruizione pubblica del patrimonio e il suo sviluppo", compito che spetterebbe tutto al "personale tecnicoscientifico di alta professionalità della Sovrintendenza comunale". Al riguardo viene criticata con forza la scelta, sancita nell'ambito della nuova Macrostruttura di Roma Capitale (ottobre 2013), di attribuire questa funzione "soltanto ad un ufficio amministrativo e non agli uffici tecnicoscientifici e territoriali che ne sarebbero i naturali titolari". Tanto quanto il patrimonio, i funzionari chiedono di essere valorizzati e anche per questo sollecitano il ripristino della figura professionale del dirigente dei Beni culturali "che andrebbe ricoperto da persone in possesso dei titoli di studio e delle esperienze professionali attinenti le mansioni di conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio" e non, come è da qualche tempo, da un agronomo e da un ingegnere che si aggiungono a un gruppo di undici dirigenti più che maturi, in molti casi prossimi alla pensione. Immancabile nel quadro generale il riferimento a Zètema, azienda in house del Campidoglio che, si legge nella lettera, "si è trasformata nel tempo in un organismo operativo con grande autonomia decisionale che può contare su ingenti finanziamenti e che svuota la Sovrintendenza sia delle risorse economiche che delle competenze istituzionali" e che deve tornare ad essere "appaltatrice di servizi, riportando ogni funzione decisionale e di programmazione in capo a Roma Capitale". Per questo, a dover essere rivisto è il sistema stesso dei musei civici, in particolare negli "squilibri di finanziamenti" tra luoghi maggiori come i Musei Capitolini o l'Ara Pacis e piccoli gioielli come il Museo Barracco, il Canonica o il Bilotti a Villa Borghese. Il catalogo è questo, i tempi stringono.