Fachiri, statue viventi, merce varia, camion bar. E neanche un vigile Artisti di strada che di artistico non hanno proprio niente, venditori di paccottiglia per turisti, di stampe rigorosamente «made in China», di oggetti di improbabile artigianato africano e mille altre improponibili mercanzie. E i soliti, inamovibili camion bar: c'è proprio di tutto su via dei Fori Imperiali, un bazar che nonostante le promesse del Comune resiste e prospera. Anche perché i controlli sono praticamente zero: ieri pomeriggio non c'era neanche un vigile, su tutta la strada. E intanto domani si apre una settimana decisiva per la Giunta, fra le nomine dell'Ama e il Bilancio. Il fachiro vestito di arancione resta immobile sotto la pioggia battente: e se no che fachiro sarebbe? Bandana in tinta e parrucca nera lunga, rimane seduto sulla pedana metallica mascherata da bastone, ma poco dopo a proteggerlo con un ombrello arriva un «assistente» singalese come lui. Intorno decine di turisti scattano foto, davanti alla pedana una grande teiera in ottone che dovrebbe ricordare la lampada di Aladino è piena a metà di monete: la giornata, nonostante il maltempo, sta andando bene. Benvenuti al suk domenicale di via dei Fori Imperiali, fra camion bar, venditori abusivi, improbabili artisti di strada e nessun vigile, nemmeno uno. Da piazza Venezia al Colosseo è una lunga, ininterrotta teoria di improvvisate bancarelle, che cambiano anche categoria merceologica a seconda del clima: nel senso che molti degli stranieri impegnati a spacciare ai turisti la solita paccottiglia sono pronti, alle prime gocce di pioggia, a riporre tutto per estrarre ombrelli e cerate di varie dimensioni dai borsoni o dai furgoni parcheggiati nelle vicinanze. E menomale che dovrebbe essere un'area pedonale: solo sul piazzale davanti al Colosseo ci sono quattro grossi furgoni da cui gli addetti tirano fuori la merce per rifornire i banchi. E che il suk sia composito, che la merce sia variegata è innegabile: c'è la cinese che sotto l'ombrello costruisce con erbaggi vari e vende cavallette, mantidi e rane: una quattro euro, se ne prendi tre c'è lo sconto, dieci euro. Ci sono gli africani che smerciano oggetti in legno: i vassoi pieghevoli, le maschere multicolore, gli elefanti e le giraffe che sarebbero considerati paccottiglia anche a Malindi o a Maputo. E ancora l'indiano che vede modellini di moto, sempre in legno, ma li alterna, anche lui, con gli ombrelli, appena ricomincia a piovere. Per un euro ci sono i cubetti di plexiglass con la scritta «Roma» e il Colosseo, c'è il sosia di papa Wojtyla, che accanto ha un cartello in cui specifica di non essere «il vero Papa», casomai qualcuno avesse dubbi. Immancabile poi il sedicente mimo coperto di biacca, dal cappello alle mani, statua vivente che non stupisce più nemmeno i bambini, come la finta mummia. E ancora il risciò a pedali per un tour «ecologico» del centro storico, i cavalletti per le macchine fotografiche, le stampe «made in China» con le vedute di Roma. Mentre il traffico su via dei Fori imperiali, complice anche la pioggia incessante, va a ritmo sostenuto. Nonostante le promesse del Comune insomma, l'illegalità ai Fori dilaga. E insieme, inevitabilmente, il senso di abbandono, di incuria, di una zona che dovrebbe essere uno dei fiori all'occhiello, dei primi biglietti da visita, della Città eterna. In tanto promuovere, vendere e comprare, non si vede neanche un vigile, nessuno che controlli una licenza o un permesso, quale che sia. Sono gli abusivi a decidere quanto rimanere e dove mettersi, tanto che quando fa buio e i turisti cominciano a diradarsi, sempre sotto la pioggia che non smette, anche loro rimettono via tutto e via a casa. Tanto il bazar riapre domani, che problema c'è?