Gentile direttore, è o forse dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione, per quanti hanno a cuore il paesaggio e l'ambiente del Trentino, la situazione dei parchi naturali. Grazie a pesantissimi tagli giustificati con la situazione di crisi, appaiono infatti in grande difficoltà. Nella sua relazione presentata recentemente al Comitato di gestione, il presidente del parco Adamello-Brenta ha denunciato un calo di ben un milione di euro, quasi un terzo del totale, sui contributi elargiti dalla Provincia. Ciò significa ridurre i posti di lavoro, nonché diminuire drasticamente le capacità operative dell'ente. Come denuncia Antonio Caola, sembra addirittura a rischio la stessa vita del parco. Nel settore orientale della provincia, nel parco Paneveggio-Pale di San Martino, un analogo taglio pone a rischio, in modo assai consistente, i posti di lavoro legati all'attività didattica e di tutela. Non ho dati invece sul servizio provinciale conservazione natura e valorizzazione ambientale, al quale sono affidati i biotopi. Poiché però da tempo tale settore risulta pesantemente sottofinanziato, non dubito che con l'attuale «spending rewiew» (adoro l'inglese) la sua situazione sia perlomeno altrettanto critica. Si dirà: in tempo di crisi tutti devono fare sacrifici. Osservo invece che proprio la crisi dovrebbe dare occasione per una revisione di fondo degli assai discutibili criteri con i quali negli scorsi anni Lorenzo Dellai ha distribuito i cospicui fondi provinciali. Non mi pare tuttavia che si stia facendo: pescando a caso nei miei ritagli, apprendo che negli stessi giorni nei quali il parco naturale Adamello-Brenta rendeva pubblica la sua drammatica situazione, la giunta provinciale elargiva al Comune di Peio un contributo di ben tre milioni cinquecentoduemilaottocento euro e 92 centesimi per la realizzazione di un parcheggio interrato al servizio del sistema pista. Aggiungo che il generoso contributo, per un'opera nel Parco nazionale, copre ben il 95 della spesa prevista. Come sulla Spagna di Carlo V, anche sulle funivie e relative consortele il sole non tramonta mai. La cura e la valorizzazione del territorio, affidate ai parchi naturali e ai biotopi, sono un compito che trascende di gran lunga il momento contingente. È inoltre indispensabile che almeno una piccola parte dei giovani sottratta a internet, agonismo sportivo e telefonini impari a conoscere e ad amare un paese che è suo e nel quale probabilmente è destinata a vivere. Un territorio non conosciuto e non amato dai suoi abitanti non ha futuro. Al di là dei consueti discorsi, non mi pare che il nostro mondo politico si preoccupi molto del futuro. Il nostro turismo, del quale parchi e biotopi dovrebbero costituire una colonna portante, vive sostanzialmente di «eventi» rumorosi il più possibile: campionati «mondiali», ritiri di squadre di calcio, elettrizzanti gare sportive. Sono tutti episodi che, una volta trascorsi, non lasciano traccia. Passate così le Universiadi 2013, di cui vorrei conoscere il costo, ecco subito chi culla il sogno olimpico. Non dubito che questo, come altri assai simili sogni, trovi immediatamente un nugolo di interessati e perciò entusiasti sostenitori. Così nel settore sportivo, da sempre iperfinanziato, le iniziative si moltiplicano e sembrano non conoscere crisi. Il Centro Bike val di Sole annuncia ad esempio l'ingaggio di ben 14 «maestri» di mountain bike, preposti all'indottrinamento, o forse all'allevamento, di una miriade di piccoli gladiatori da iniziare alle delizie e ai brividi del fuoristrada e del downhill. Lo smercio di biciclette e di altre merci sarà garantito anche per il futuro. Per quanto mi riguarda vorrei che questi posti di lavoro arrivassero dai parchi e dai biotopi. Sarò forse antiquato: desidero un Trentino diverso, attento ad altri valori. Francesco Borzaga, TRENTO Caro Borzaga, con l'affetto e la stima che nutro nei confronti di chi, come lei, ha dedicato la vita alla difesa dell'ambiente senza alcun interesse personale, mi permetto di sostenere che lei non è antiquato bensì intransigente. Il che, peraltro, non è un male, in quanto tiene alta l'attenzione su una questione, quella ecologica, costantemente a rischio di essere sottovalutata. Le confesso però che non mi ritrovo nella sua descrizione pessimistica. Il Trentino ha certo registrato iniziative scellerate sul fronte paesaggistico, ma complessivamente va riconosciuta una certa attenzione alla difesa dell'ambiente. Certo, si sarebbe potuto fare di più e meglio, ma ciò non significa che abbiano prevalso le azioni distruttive. Credo inoltre che una certa dose di compromesso sia necessaria. Potremmo «blindare» la nostra montagna, renderla accessibile solo con scarponi, ciaspole, sci e slitte, bandendo ogni impianto di risalita: ben presto, ne sono convinto, le necessità economiche spopolerebbero i paesi più o meno piccoli, cancellando un presidio prezioso proprio per la salvaguardia del patrimonio naturalistico. È tuttavia necessario accorgersi dei cambiamenti e anticipare le tendenze: oggi il turismo «dolce» ha un appeal crescente sul quale non mi pare che il Trentino investa adeguatamente. Quanto ai parchi, mi auguro che vengano loro destinati i maggiori finanziamenti possibili, seppure nessuno possa esimersi dalla necessità di contenere le spese. Anche su questo fronte dobbiamo ricuperare lo spirito del volontariato: l'opera di educazione e sensibilizzazione non deve essere fatta esclusivamente da persone stipendiate. Lei, d'altronde, ne è la dimostrazione vivente. Sia chiaro, non penso che i parchi debbano esistere solo grazie a un impegno gratuito, ma solo che anche qui occorra ottenere i massimi risultati possibili con le risorse a disposizione.