Fabio Chiocchetti direttore dell'Istituto ladino e del museo ladino di Fassa Considero molto positivo il fatto che si rifletta coralmente sul futuro del Palazzo delle Albere e sul suo inserimento nel nuovo contesto creatosi con l'apertura del Muse. Trovo poi significativo che per iniziativa della commissione cultura del Comune di Trento in questa riflessione vengano coinvolti i direttori dei principali musei del territorio, nel segno di un «percorso partecipativo» e in una «logica di sistema». Per questo motivo mi permetto di proporre sommessamente qualche ragionamento. Indubbiamente la prossima riapertura di Palazzo delle Albere rappresenta un'occasione importantissima per la città, non solo in virtù della stessa collocazione urbanistica dell'edificio, in quanto naturale «punto di sutura» tra il centro storico e il nuovo quartiere disegnato da Renzo Piano, ma anche in vista della costituzione di quel secondo polo museale da affiancare al Muse auspicato da Michele Lanzinger. Se ho inteso bene, non si tratterebbe necessariamente di istituire o trasferirvi un altro museo, come talune ipotesi avanzate in passato suggerivano (museo dell'autonomia, museo degli usi e costumi della dente trentina), ma piuttosto di aprirvi uno spazio museale a servizio dell'intero sistema culturale della città e aggiungerei del territorio. L'idea è ragionevole, e anche sostenibile, in quanto non richiederebbe nuove strutture amministrative, ma potrebbe essere gestita in regia diretta dalla Provincia. Inoltre, si sposa bene con l'esigenza di multifunzionalità introdotta dall'assessore comunale alla cultura, Robol e dal presidente della commissione, Bungaro. Se dunque il Muse propone la sua originale e stimolante lettura della montagna come «ambiente naturale» (includente l'Homo Sapiens), un secondo polo museale che gli si affianchi in modo complementare non potrebbe che proporre come focus il paesaggio culturale del territorio alpino. I rispettivi contenitori, che si contrappongono anche visivamente come eccellenze architettoniche, l'uno in termini di contemporaneità, l'altro per il suo carico di storicità, sembrano messi lì appositamente uno di fronte all'altro per sviluppare un dialogo proficuo tra le dimensioni fondamentali dell'esperienza umana: natura-cultura, scienza-arte. Come declinare, dunque, questa vocazione senza ovviamente creare inutili doppioni con i presidi museali già esistenti? Una prima idea potrebbe essere quella di destinare palazzo delle Albere (almeno in parte) a un percorso espositivo incentrato su una lettura antropologica del patrimonio artistico del territorio, non articolato in rigide serie cronologiche ma strutturato piuttosto per singoli motivi tematici. Si tratterebbe, detto in poche parole, di presentare una selezione significativa di opere dell'arte (colta o popolare) collocandole nel contesto storico-etnografico che le ha prodotte eo vissute, ossia in relazione a credenze, usanze e tradizioni popolari. Un esempio? Prendiamo l'effigie di San Nicola o una rappresentazione artistica della visita dei magi e immaginiamole correlate con i riti invernali ancora in uso sul territorio mediante l'ampia documentazione visiva e multimediale di cui oggi disponiamo. Un'esposizione «leggera», articolata in una serie tendenzialmente aperta di sezioni semi-temporanee, in costante avvicendamento, realizzate con il concorso dei musei d'arte della città (Diocesano, castello del Buonconsiglio) e dei musei etnografici del territorio, in primis quello di San Michele. Insomma, un «museo» dell'arte, della cultura popolare, del territorio e delle varie identità che lo qualificano (incluse le minoranze linguistiche), stante che come ci ricorda sovente Giovanni Kezich parlare di una vera e propria «identità trentina» è un azzardo di cui possiamo anche fare a meno. Questo approccio sarebbe in qualche modo coerente anche con la necessità di valorizzare le collezioni d'arte dell'Ottocento e potrebbe suscitare nuove e originali sinergie tra i musei tradizionali, divenendo punto d'incontro, banco di prova e baricentro del sistema museario provinciale. In tal modo (e questa è la seconda idea) Palazzo delle Albere potrebbe costituire una vera e propria «vetrina dei musei (culturali) del territorio», dove ciascun soggetto ivi operante potrebbe presentarsi al grande pubblico con la propria specifica identità, con spunti tematici caratterizzanti le proprie collezioni, nonché con adeguate informazioni sulle diverse attività programmate nelle rispettive sedi. Il museo ladino non avrebbe difficoltà ad allestire una mini-sezione dedicata alla decorazione popolare fassana, dall'epopea dei coloritori girovaghi fino a Franz Ferdinand Rizzi. Oltre alla propria mission istituzionale, ciascun museo avrebbe la possibilità di illustrare le emergenze presenti sul territorio, per la parte di propria competenza: il museo di San Michele, in quanto fulcro dell'itinerario etnografico trentino, il Buonconsiglio con la rete dei castelli del Trentino, il museo Diocesano come istituzione di riferimento per i «tesori» di arte sacra sparsi per le valli, e così via. Dubito che tra il grande pubblico siano molti coloro che conoscono de visu la «Danza Macabra» del Baschenis nella chiesa di San Vigilio di Pinzolo o il «Padreterno con Tre volti» di Santa Giuliana a Vigo di Fassa. Già, il grande pubblico. Nessuno può pensare che palazzo delle Albere, quale che sia la sua futura destinazione, possa competere con il Muse in termini numerici, ma integrarsi con esso in modo complementare, questo sì. Se un domani anche solo il 10 o il 15 dei visitatori che giungono in città per vedere il Muse decidesse di fare un giro anche a Palazzo delle Albere (vista la sua contiguità) si tratterebbe comunque di numeri piuttosto ragguardevoli. Nessuna concorrenza con i musei della città o con il Mart. Anzi, per il sistema museale trentino tale struttura satellite potrebbe fungere da swing-by, o effetto fionda, disseminando (magari in tempi diversificati) i visitatori in varie direzioni, a seconda dei rispettivi interessi. Un'opportunità che la Provincia dovrebbe saper cogliere per rilanciare e valorizzare, in una «logica di sistema», l'offerta culturale complessiva del territorio, anche in chiave di promozione turistica non solo in relazione alla città, ma pure in direzione dei centri minori e delle valli periferiche, che del sistema turistico costituiscono pur sempre un asse portante.
Trento. Albere, una finestra per i musei
Il direttore dell'Istituto ladino e del museo ladino di Fassa, Fabio Chiocchetti, considera positivo il fatto che il Palazzo delle Albere sia stato riflettuto sul suo futuro e sul suo inserimento nel nuovo contesto creatosi con l'apertura del Muse. Trova significativo che i direttori dei principali musei del territorio siano stati coinvolti nella riflessione. Chiocchetti propone di destinare Palazzo delle Albere a un percorso espositivo incentrato su una lettura antropologica del patrimonio artistico del territorio, presentando una selezione significativa di opere dell'arte collocandole nel contesto storico-etnografico che le ha prodotte eo vissute.
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