Palazzo dei Normanni garantirà la fruizione dei propri beni sette giorni su sette non più di tre mesi all'anno. Chiusi i musei la domenica, fino ad aprile per i siti principali come i parchi archeologici di Agrigento, Segesta e Selinunte o i teatri antichi di Taormina e Siracusa, mentre gli altri spazi rimarranno chiusi nei giorni festivi fino a metà giugno SENZA soldi in cassa e con un esercito di custodi a libro paga, la Regione cosa fa per far quadrare i conti? Chiude i musei la domenica, fino ad aprile per i siti principali, i gioielli di famiglia come i parchi archeologici di Agrigento, Segesta e Selinunte o i teatri antichi di Taormina e Siracusa, mentre gli altri siti rimarranno chiusi nei giorni festivi fino a metà giugno. Poi tutti riapriranno anche la domenica nei mesi estivi, ma dopo caleranno di nuovo il buio e il silenzio: a settembre chiuderanno i battenti per tutti i giorni festivi fino a dicembre. In sintesi, la Regione garantirà la fruizione dei propri beni sette giorni su sette non più di tre mesi all'anno. E Crocetta boccia l'assessore: "I musei devono restare aperti" Eccolo, messo nero su bianco dal dirigente generale dei Beni culturali Sergio Gelardi, l'ultimo paradosso tutto siciliano: quello che vede annunciare ogni anno da soprintendenti e assessori regionali di turno il rilancio di "un motore culturale ed economico che non ha pari nel resto d'Italia", mentre adesso si mettono i lucchetti a monumenti che il mondo invidia all'Isola proprio la domenica e nei festivi. Nei giorni che fanno registrare il 40 per cento degli incassi già magri dei beni di Sicilia che, messi tutti assieme, hanno un fatturato pari al solo parco archeologico di Pompei, circa 16 milioni di euro. E adesso il paradosso approderà anche all'Ars, grazie a un'interrogazione di fuoco firmata dal deputato Ncd Vincenzo Vinciullo e dalla grillina Valentina Zafarana: "Qualcuno deve pagare per questa follia che rischia di costare cara sia in termini d'immagine, con i turisti che non potranno accedere ai musei nei fine settimana, sia in termini economici, visto che caleranno certamente gli incassi", dicono in coro. La scorsa settimana Gelardi ha inviato una nota a tutti i dirigenti e i soprintendenti siciliani, con la programmazione delle aperture e chiusure nei festivi di tutto il 2014. Una decisione calata dall'alto dopo le innumerevoli richieste fatte ai responsabili dei siti per avere in tempo un piano di turnazione dei custodi che garantisca la fruizione "nei mesi di maggiore afflusso turistico", cioè quelli estivi: "Nessuno ha risposto, anzi per evitare la chiusura dell'Abatellis domenica scorsa e il primo dell'anno sono stato costretto a firmare una nota per trasferire parte dei 25 custodi in servizio dal Salinas all'Abatellis", dice Gelardi. Per la cronaca, il Salinas è ancora chiuso per restauri: cosa ci fanno quindi ben 25 custodi lì non è molto chiaro. Resta il fatto che, non avendo ricevuto alcuna risposta, Gelardi, imbufalito per la scarsa attenzione su "una decisione così importante", ha preso carta e penna e d'imperio ha approvato un piano per tutti: "Non avevo altra scelta per garantire l'apertura nel periodo estivo", dice. I soprintendenti, insomma, non vogliono affrontare la grana della turnazione. Grana che, puntuale, si ripete ogni anno nonostante i 1.200 custodi in servizio, tra interni e dipendenti della società partecipata della Sas. Il contratto di lavoro dei custodi prevede un numero massimo di giornate festive per ogni custode: "Da anni i turni sono autogestiti dagli stessi custodi e accade che tutti completino quelli che spettano per contratto nei primi mesi dell'anno, e poi chiedano il pagamento di straordinari a peso d'oro per gli altri mesi", dicono dall'assessorato ai Beni culturali. Per i sindacati la colpa di questo stato dell'arte è della Regione, che chiede ai custodi di fare più festivi rispetto a quelli previsti dal contratto: "La violazione contrattuale scaturisce dall'avere individuato non il numero ottimale, bensì il numero minimo di lavoratori necessari a tenere aperti i siti sette giorni su sette", dice Michele D'Amico, del Cobas-Codir. Una cosa è certa: a parte il giorno dell'Epifania, nel quale l'apertura dovrebbe essere garantita, dalla prossima domenica fino ad aprile tutti i siti saranno chiusi nei festivi. Come prescrive la programmazione fatta dal dipartimento. Così, ad esempio, il parco della Valle dei templi rimarrà chiuso "la domenica e i festivi" fino ad aprile e riaprirà nei giorni rossi del calendario da maggio a settembre. Dal 17 ottobre fino al 21 dicembre torneranno i lucchetti all'ingresso la domenica. Così come nei parchi archeologici di Segesta e Selinunte. Va peggio al teatro antico di Siracusa e al parco della Neapolis: qui la domenica e i festivi i battenti rimarranno chiusi fino al 21 giugno, poi riapriranno a luglio e agosto, per tornare a chiudersi dal 22 settembre fino al 21 dicembre. La stessa programmazione di Siracusa è prevista per l'Abatellis di Palermo o per il duomo di Monreale. Ancora, dalla prossima domenica fino a marzo chiuderà la Villa del Casale di Piazza Armerina. "Qualcuno dovrà rispondere di questo - dice Vinciullo - Gelardi ritiri il provvedimento e dia 48 ore ai soprintendenti perché consegnino una programmazione seria che garantisca l'apertura per tutti i festivi dell'anno, pena la revoca della nomina". "Dobbiamo recepire subito la norma nazionale che consente ai musei di trattenere gli incassi per autogestirsi - dice la deputata 5Stelle Zafarana - evitando, come accade adesso, che tutto venga messo nelle mani della Regione ".