SENZA un intervento urgente potrebbe diventare un'altra Sibari. Dalla soprintendenza archeologica della Calabria arriva una segnalazione che è già allarme per il parco di Monasterace marina, dove un recente esame di Alessandra De Natale e Giuseppe Hyeraci ha evidenziato danni dovuti al maltempo tali da lasciar immaginare scenari futuri di altissimo rischio per l'integrità del sito. I due collaboratori della Soprintendenza lo scrivono con estrema chiarezza nel promemoria del sopralluogo effettuato lo scorso 2 dicembre: le strutture archeologiche dell'antica Caulonia sono esposte «a un traumatico degrado che ne provocherà certamente la progressiva distruzione». La causa contingente è determinata dalle condizioni climatiche invernali della costa, certo, ma per i due esperti nell'area si configura una vera e propria emergenza ambientale. Anche stavolta, come per Sibari, ad essere abbandonate al loro destino sono vestigia tanto più ricche perché ancora oggetto di ricerche e potenzialmente capaci di rivelare ulteriore materiale archeologico. Reperti che, nella precaria condizione del sito, potrebbero non venire mai alla luce o essere irrimediabilmente compromessi. Le violente mareggiate che hanno colpito la zona a dicembre, insieme al fenomeno erosivo in corso, hanno infatti provocato un cedimento della duna sabbiosa che protegge l'area archeologica, in particolare nel settore del tempio dorico e delle strutture murarie di età arcaica che cingono l'area sacra (zona Sas I Se). Cedimenti sono stati osservati da De Natale e Hyeraci nel Muro con Speroni studiato nel '21 da Paolo Orsi, mentre per l'area degli scavi Tomasello, impossibile da raggiungere, l'entità di eventuali danni non si è potuta analizzare. A preoccupare gli archeologi è poi un effetto già in atto dell'erosione: in molti punti del parco (terme ellenistiche, casamatta, case del fronte al mare) sono emersi numerosi spezzoni di laterizi, materiale lapideo di grandi dimensioni e alcuni pozzi fittili tra cui uno integro e finora sconosciuto, che attestano un progressivo collasso delle mura del parco archeologico a seguito del ritirarsi della duna. Un pericolo concreto, oltre alla lenta ma inesorabile distruzione dell'area è già quello dello sciacallaggio, data la presenza di monete, ceramiche e metalli sparsi sulla spiaggia e a disposizione di chiunque pensasse di impossessarsene. Non è la prima volta che la Soprintendenza rileva l'aggrava - mento dell'erosione che minaccia i tesori archeologici di Monasterace marina. L'inverno è appena iniziato e adesso non si può più rimandare un'azione strutturale che eviti il peggio. Altrimenti la Calabria continuerà a farsi del male, infliggendo una dolorosa agonia a un altro pezzo della sua preziosa antichità.