Renzi: modello ottocentesco, è un dovere accogliere nel modo migliore chi ci sceglie Matteo Renzi allarga le braccia, prima di rispondere. Per uno come lui, fare polemica sulla mancata apertura degli Uffizi il primo di gennaio e l'ultimo dell'anno, con la città piena di turisti (e 300 di loro in coda, perché l'informazione sulla chiusura del museo non era arrivata correttamente) è fin troppo facile. «Un errore» che siano restati chiusi, attacca il sindaco. «Ci sono norme, che disciplinano i beni dello Stato, vagamente discutibili: che il primo gennaio la coda per entrare a Palazzo Vecchio arrivasse in piazza Signoria, e gli Uffizi fossero chiusi, per me fiorentino è una ferita commenta il sindaco È un dovere della città accogliere i turisti nel modo migliore possibile: ci hanno fatto l'onore di visitare Firenze in quantità industriale, mi spiace che mentre i musei civici (per esempio Palazzo Vecchio, ndr) abbiano risposto con grande attenzione ed apertura, quelli statali che sono forse più appetibili, come è ovvio, fossero invece chiusi. Un errore che spero in futuro si possa recuperare». Renzi non accusa, per una volta, la soprintendenza del Polo museale: «Quanto successo non dipende dalla sopritendenza, ma da un modello di gestione dei beni culturali che va cambiato». Cosa potrebbe succedere, in Italia, si domanda il sindaco-segretario, se «a Pompei, Ercolano, in tutta la straordinaria ricchezza dei beni culturali diffusi, che vanno dalla Val d'Aosta alla Puglia» si riuscisse a far lavorare di più tutti i siti culturali? La risposta Renzi ce l'ha: «Abbiamo una occasione di creare posti di lavoro e ricchezza nell'industria culturale alla quale rinunciamo, talvolta, per mancanza di visione o perché c'è una gestione dei beni culturali impostata su un modello ottocentesco. E spero che il governo su questo cambi passo». Anche se l'esecutivo aveva stanziato i fondi per l'apertura straordinaria durante le feste di musei e siti in tutta Italia: ma gli accordi andavano fatti su base locale, tenendo conto anche del personale presente. A Firenze è stato deciso, ha ricordato la soprintendente Cristina Acidini, di aprire il 25 dicembre e il 6 di gennaio. Dal ministero, nessun commento sulla vicenda. Gli strali di Renzi, o la richiesta di cambiamento, vanno comunque verso Roma: ma non è l'unica richiesta che fa. Anzi. Ieri ha fatto sapere che il 31 dicembre ha scritto «al ministro ai beni culturali Massimo Bray». Per chiedere di cambiare il modo in cui vengono erogati i circa 4 milioni di euro (cioè il 20 degli incassi dei biglietti del Polo museale) previsti dall'accordo nato tre anni fa tra Palazzo Vecchio e il ministero (allora al suo vertice c'era Sandro Bondi). Un patto stilato dopo la querelle sulla proprietà del David di Michelangelo, rivendicata dal Comune, ma il capolavoro è all'Accademia e garantisce gli incassi allo Stato. Finora i 4 milioni, come previsto dall'accordo per i primi due anni, tornavano in «progetti per la città», direttamente per finanziare i cantieri dei Grandi Uffizi. La proposta di Renzi è diversa: «Da quest'anno, un milione vada sempre ai Grandi Uffizi, che toccherebbe allo Stato sistemare ma per i quali la città volenetieri contribuisce, due milioni invece al Museo del '900 e al Forte Belvedere, e il restante al museo di Palazzo Vecchio, che avrà ancora molti interventi da fare».