Crepe in solai e soffitti, cedimenti strutturali, abbandono, illuminazione che va e viene Gioielli architettonici, paesaggi che raccontano la storia del Lazio e non solo, ma immersi nel degrado o che, peggio ancora, rischiano di scomparire. È l' amaro destino di tanti beni culturali o panorami naturali che caratterizzano il territorio regionale, meraviglie costruite dall'uomo troppo spesso dimenticate e che invece potrebbero rappresentare preziose risorse turistiche e quindi economiche. I colori sono quelli della terra, giallo, arancio, rosso sullo sfondo di campagne verdi e cielo azzurro: è uno dei luoghi più suggestivi che si incontrano alle porte di Roma, il borgo di Palidoro, microcosmo di casupole, chiese e mura che restituiscono al visitatore immagini da un altro mondo, da altri tempi. Un tuffo in un tipico villaggio medievale che però potrebbe sfumare tra le sabbie del tempo. EROI E DEGRADO - Profonde crepe in solai e soffitti, cedimenti strutturali, abbandono, illuminazione che va e viene: questo oggi è lo scenario del borgo di Palidoro, località nord del Comune di Fiumicino, quasi soffocata dall'adiacente e invasiva presenza della trafficata via Aurelia. Del gioiello del 1200 restano solo ruderi e degrado. Eppure, una volta l'anno qui si riuniscono le più alte cariche dello Stato. È sulla piazza del Borgo infatti che il 23 settembre del 1943, il vice-brigadiere Salvo D'Acquisto, si offrì volontario alla fucilazione da parte dei tedeschi per salvare 22 persone destinate a morire per rappresaglia. BORGO FANTASMA - Per il 70 anniversario della morte dell'eroico carabiniere, a settembre anche il ministro della Difesa Mario Mauro, ha reso omaggio al milite. «Al centro dell'attenzione di tutti un giorno all'anno, dimenticato nei restanti 364. - denuncia Paolo Sbraccia, presidente dell' associazione Il Piccolo Borgo di Palidoro Il nucleo medievale è di proprietà di un ente (l'ex Pio Istituto, ndr) che fa capo alla Regione Lazio, e a cui i residenti corrispondono un affitto senza però ricevere in cambio alcuna manutenzione». Un villaggio cuore della storia, negozi, uffici e case a rischio estinzione. SOS ROCCA - Urgente un intervento della Regione Lazio, segnala Sbraccia, che si appella al sindaco di Fiumicino Esterino Montino e allo stesso governatore Nicola Zingaretti: «È a rischio un patrimonio storico inestimabile del nostro Comune», sottolinea. Paese che vai, rovine che trovi. Pochi chilometri più a sud, c'è un altro pezzo di storia romana che cade, letteralmente, a pezzi. È la spettacolare rupe tufacea di Ardea, comune alle porte della Capitale. Sulla rocca pericolante non solo sorge il castello degli Sforza Cesarini (anche questo immerso nel degrado), ma parte del centro storico della città. Intorno al baluardo costiero che ha resistito per secoli ad assalti e invasioni, oggi solo transenne su transenne. PIOGGIA DI FONDI - Tanti progetti di messa in sicurezza, tra cui uno costoso da 2 milioni di euro stanziati dalla Regione, ma finora zero interventi risolutivi. A lanciare l'allarme sulla stabilità della fortezza naturale, è il consigliere comunale Stefano Ludovici che, come tanti altri, abita proprio nelle case sottostanti la rupe e teme i crolli dei massi tufacei, come già avvenuto in passato. «La rupe - spiega Ludovici - è un cantiere aperto da anni per i lavori di consolidamento, inclusi quelli della Provincia, ma dopo tanti soldi spesi ancora manca la sicurezza. Il pericolo è rappresentato sia dalle vibrazioni artificiali per il transito dei mezzi pesanti sopra la rocca, ma anche da eventuali scosse di terremoto visto che Ardea è classificata zona sismica 2B». DISAGI E RISCHI - Il cantiere ormai fisso intorno alla rupe, crea inoltre pesanti disagi alla cittadinanza, inclusi i parcheggi cancellati per il vicino cimitero o per la sede comunale. Anche Mauro Porcelli, presidente dell' associazione Civiltà, a novembre 2013 aveva segnalato gli stessi rischi direttamente al dipartimento di Protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri: in risposta, dall'ufficio Rischi idrogeologici, avevano sottolineato la necessità di una richiesta di calamità naturale da parte degli enti locali, comune e regione, sollecitati «ad adottare, se necessario, ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia dei cittadini qualora a redigere, se non esistente, il relativo piano di protezione civile».