VENEZIA «Che posso dire... i sindaci che decideranno di disapplicare il Piano casa ne risponderanno davanti ai loro cittadini, liberi alle prossime elezioni di dire se le amministrazioni hanno fatto bene o male a respingere le richieste di ampliamento». Il vice governatore Marino Zorzato, autore del nuovo Piano casa, la prende con filosofia, com'è nel suo stile. Dice di non avere «le nozioni tecniche» per controbattere sul piano giuridico alle obiezioni avanzate dai sindaci, limitandosi a ricordare che «neppure nelle edizioni precedenti della legge era stata richiesta la Vas e nessuno all'epoca ebbe nulla da ridire» e ad annunciare che della vicenda interesserà i suoi uffici. «Resta comunque il principio di fondo, che ad alcuni sindaci ancora non è chiaro: il Piano casa è stato pensato per i cittadini, non per i Comuni. Sono due prospettive radicalmente diverse, che ci dividono». Tant'è, a dispetto dell'atteggiamento serafico del vice presidente, questa terza edizione del Piano casa non trova pace. Da un lato Zorzato e la Regione mettono in fila i numeri del successo economico della legge (oltre 54 mila pratiche, con un impatto sull'economia veneta stimato attorno ai 2,7 miliardi di euro), dall'altro i sindaci e le associazioni ambientalisti denunciano il «rischio scempio» conseguente all'esclusione, per la prima volta, del potere di veto in capo ai Comuni (nelle altre edizioni questi potevano limitare e modulare i bonus edilizi, negandoli del tutto in centro storico). Uno scontro, quello di scena tra i municipi e Palazzo Balbi, che ha finito per dilaniare i partiti, soprattutto nel centrodestra, in particolare la Lega Nord, arrivata spaccata al momento del voto finale, quando si contarono diverse assenze strategiche. I sindaci, «sentinelle del territorio», hanno invece mostrato un'unità d'intenti con pochi precedenti: sotto la leadership dei capoluoghi a guida Pd (Venezia, Padova, Treviso, Vicenza e Belluno), hanno finito per ritrovarsi fasce tricolori provenienti da entrambi gli schieramenti. Tutti, potenzialmente, potrebbero decidere ora di approvare la delibera «svuota Piano Casa», con effetti dirompenti sul piano politico, prima che edilizio.