Cinquantacinque milioni di euro per la Cultura nel Lazio. È la cifra che l'assessore Lidia Ravera è riuscita a conquistare nel bilancio appena approvato dalla Regione. «Non abbiamo trovato solo una montagna di debiti - spiega - anche molti capitoli completamente definanziati. Ora abbiamo ricominciato, con l'apertura dei bandi, a ridare ossigeno». Obiettivi per il 2014: la nuova legge sullo spettacolo dal vivo e cambiare i sistemi di selezione per i fondi: «Non devono vincere solo i più bravi in burocrazia». «E ora tornare a progettare, finora ho solo pagato debiti» Le cifre non sono la sua passione. Ma in Lidia Ravera i mesi passati a curare la trasformazione dalla scrittrice all'assessore regionale alla cultura, hanno lasciato tracce anche nel modo di parlare. E allora eccole le cifre: 55 milioni di euro per la cultura «strappati» al bilancio che la Regione ha appena approvato, un documento triennale di indirizzo di 59 pagine, una sensazione da primo giorno di lavoro. Ma come? «Lo so che sono qui da marzo, ma solo ora posso cominciare a lavorare, il 2013 è stato tutto in salita e ho trovato solo debiti». E per capire quanti li elenca: «Da non dormirci la notte: 10.950.000 euro per il 2012; e 7.100.000 per il 2013, per non parlare degli zero». Cosa sono gli zero? «I definanziamenti. La giunta Polverini aveva ridotto a zero gli stanziamenti per lo spettacolo dal vivo, i musei e le biblioteche, gli istituti culturali, la promozione alla lettura. Un deserto». Lidia Ravera considera il bilancio appena approvato un primo passo per ripartire. E anche qui sono cifre. «Per lo spettacolo dal vivo siamo riusciti a stanziare 3 milioni per far ripartire i bandi che erano fermi dal 2012. Parlo di progetti per teatro, musica, danza, parlo delle officine culturali e del teatro sociale. E ancora 2 milioni come cifra base per musei e biblioteche che vanno ad aggiungersi a quelli stanziati l'estate scorsa come provvedimento d'emergenza, un milione per gli istituti culturali, 500.000 euro per la difesa della piccola editoria e le librerie». Non sono cifre imponenti. «Ma sono cifre che tornano a riconoscere un ruolo a questi eroi della cultura, che erano stati abbandonati. Certo dobbiamo e possiamo fare di più, integrare con i fondi europei. Intanto siamo ripartiti. E ci sono notevoli novità di metodo». Quali? «Tempi certi per i pagamenti. E per ogni bando abbiamo un open day, un giorno intero in cui gli uffici sono aperti e chiunque può farsi aiutare a scrivere la proposta. Non devono vincere i più bravi in burocrazia e noi mettiamo a disposizione gli uffici». Una delle competenze del suo assessorato è quella alle Politiche giovanili. Che state facendo? «Sento molto la responsabilità su questo: la disoccupazione giovanile sfiora il 40, è una situazione da massima allerta. Abbiamo trovato nel bilancio 6.450.000 euro per le politiche giovanili e abbiamo un tavolo comune con gli altri assessori, Guido Fabiani (sviluppo economico) Lucia Valente (lavoro), Alessandra Sartore al bilancio cui devo un particolare ringraziamento per la dedizione, la passione e la disponibilità. Devo molto al suo aiuto, è una donna che crede nella cultura. Una piccola cosa significativa è questo "bando delle idee" (824.000 euro) in cui si chiedono ai giovani idee, proposte e progetti su temi particolari integrazione, solidarietà, relazioni intergenerazionali, legalità, conciliazione tra amore e maternità. Fare figli è diventato un lusso per benestanti, oggi non si può diventare madri senza rinunciare al lavoro». E state pagando il pregresso? «Stiamo pagando, abbiamo vincolato 6 milioni per le istituzioni culturali di cui siamo soci. L'avevo promesso, lo sto facendo». Arriviamo alle dolenti note: possibile che non si riescano a fare le nomine al Teatro di Roma? «È un procedimento condiviso e i tempi non sono i miei, ma in questo momento il Comune di Roma ha avuto faticose e drammatiche priorità, aspetto per discuterne tutti insieme. Mi rendo conto di quanto sia grave per il teatro di Roma essere acefalo e mi auguro che la cosa si risolva il prima possibile». Anche sul Festival del Film di Roma c'è una latitanza: l'attuale e vecchio consiglio di amministrazione sembra un corpo estraneo dalle istituzioni che ne fanno parte. «È noto che io vorrei un maggior coordinamento tra il Fiction Fest e il Festival del Cinema. La divisione tra produzione cinematografica e audiovisivo non ha molto senso e consentirebbe una grande riduzione costi. Il punto di partenza è l'invito che Zingaretti ha lanciato per un maggior coinvolgimento del Ministero, subito accolto dal ministro Bray. Consentirebbe un maggior coordinamento tra le manifestazioni che si svolgono in Italia, mantenendo la pluralità dell'offerta senza che nessuno si senta diminuito o escluso. Da lì si deve ripartire». Obiettivi per il 2014? «Legge sullo spettacolo dal vivo da rifare, la aspettiamo da 35 anni. Abbiamo già una bozza, contiamo di portarla presto alla commissione cultura e poi al consiglio. E poi dobbiamo portare a compimento una rivoluzione nell'erogazione dei fondi. Devono passare da "ex post" a "ex ante"». E in concreto? «Voglio togliere la clausola per cui uno deve avere una società da due anni per accedere ai finanziamenti. "Ex post" è una sottile discriminazione a favore dei più forti. La mia idea semplice: i soldi pubblici devono andare a chi è in condizioni di difficoltà, per giovinezza, per povertà economica che non corrisponde alla povertà culturale. Bisogna ripensare il concetto di triennalità: non possiamo premiare solo chi fa la stessa cosa da tre anni ma chi immagina un progetto per i tre anni successivi. Dobbiamo ricominciare a sperimentare. Ex ante vuol dire mettere tutti sullo stesso piano. Poi, "dopo" ci vuole tutta la rendicontazione precisa. Tutto nasce dalla filosofia che non siamo un bancomat. Altrimenti, dov'è la mia funzione?».