Gli edifici "regalati" alle fondazioni non senpre basteranno a colmare i tagli perchè le banche non sembrano disposte a accettarli come garanzie per mutui Cultura, gli immobili non bastano il Comune dimezza i fondi Una mano per dare, l'altra per togliere o, meglio, per ritirare dal piatto i soldi promessi. Se il confronto si fa con il 2012 le cinque principali fondazioni culturali cittadine - Torino Musei, Teatro Stabile, Fondazione per la cultura, Teatro Regio e Museo del Cinema - dovranno rinunciare a incassare da Palazzo Civico per l'anno appena trascorso ben 11 milioni e 700mila euro di moneta sonante. In pratica più della metà in meno. Se ci si limita a quant'era previsto per il 2013, salvo scoprire pochi giorni fa che i soldi incassati dalle vendite straordinarie non sarebbero bastati, i tagli ammontano a 9,6 milioni. E se da una parte il Comune è stato costretto a togliere, perché i "mezzi straordinari" con cui si pensava di coprire i contributi "nella realtà dei fatti non sono arrivati", dall'altra ha cercato di compensare i tagli regalando alle fondazioni altrettanti immobili dal valore complessivo di 18 milioni. Il rush finale sui fondi per la cultura torinese si è consumato nella riunione di giunta dell'altro ieri, convocata l'ultimo dell'anno per deliberare i contributi. Alla fondazioni arriveranno in definitiva 7,3 milioni (9,2 contando anche quelli per Fiera del libro, Salone del Gusto e Artissima). Il resto dovranno recuperarlo dai cinque immobili che entro la fine di aprile diventeranno a tutti gli effetti di loro proprietà: ai Musei civici andrà Palazzo Mazzonis, la sede del Mao, al Museo del Cinema le sale del Massimo, al Teatro Regio l'ex Csea di strada Altessano, alla Fondazione per la cultura un alloggio in corso Galileo Ferraris e al Teatro Stabile l'immobile di via Riberi, sotto la Mole. "Il loro valore è superiore a quanto promesso" precisa l'assessore alla Cultura, Maurizio Braccialarghe. L'obiezione è però di natura pratica: "Non si possono pagare gli stipendi con i mattoni", ha fatto notare qualcuno. Immobili come l'ex Csea hanno già un compratore dietro l'angolo (vogliono farci un centro commerciale) e lo stesso vale per via Riberi e corso Galileo Ferraris: dalle vendite si recupererà liquidità. Ma negli altri due casi, Palazzo Mazzonis e il Cinema Massimo, la faccenda si fa più complicata. E infatti, chiarisce Braccialarghe, "adesso viene la fase più delicata: trovare delle banche che concedano dei mutui prendendo a garanzia gli immobili". Difficile pensare che ce ne siano già a fare la fila. E soprattutto, per pagare le rate di un mutuo bisogna, anche avere delle entrate cash: "Lo valuteremo". Il rischio che nei prossimi mesi i musei civici si trovino di fronte a una crisi di liquidità non è così peregrino. Intanto i bilanci delle fondazioni sono formalmente salvi: le cinque delibere fotocopia approvate a San Silvestro consentiranno di evitare il rosso. E Braccialarghe, che ha mal digerito questa soluzione, mette già le mani avanti per l'anno che si è appena aperto: "Entro febbraio voglio un quadro chiaro dei soldi a disposizione in spesa corrente per poter programmare con anticipo e senza brutte sorprese finali".