Moroni ritoccato come Michelangelo Nel salone Il polittico di San Bernardo viene ripulito. Le domande degli impiegati e la lezione improvvisata di Banchoff Come Michelangelo, anche Giovan Battista Moroni deve fare i conti con i braghettoni. Nel XVI secolo, la risposta alle accuse dei protestanti che attaccavano la chiesa di Roma tacciandola di paganesimo è affidata alle regole della Controriforma, che permearono anche l'arte. Michelangelo, morto nel 1564, non fece a tempo a vedere all'opera Daniele da Volterra, incaricato dalla curia di ritoccare il Giudizio universale. Perché quello della Sistina era ritenuto un capolavoro, certo, ma che scandalo davano i nudi. Da Volterra, un tempo allievo di Michelangelo stesso, si diede da fare con panni, pannicelli e foglie di fico, tanto che nella storia oggi è noto come «il Braghettone». Un soprannome canzonatorio che ricorda, appunto, il fiorire di calzoni e drappi pudicamente posti a coprire i nudi. Una pratica che divenne moda e sopravvisse, influenzando anche i posteri. Come colui che decise di mettere mano al polittico di San Bernardo dipinto da Giovan Battista Moroni nel 1565, censurando anche le nudità di Gesù bambino. Un ritocco scovato dai restauratori al lavoro nel salone del Cda del Creberg ' perché l'opera è fra quelle di cui la Fondazione si sta prendendo cura in questo momento ' e che, dopo aver atteso il verdetto della responsabile della Soprintendenza Marina Gargiulo (ha esaminato l'opera in Largo Porta Nuova) hanno provveduto alla rimozione. E ora la Madonna con Bambino, parte del polittico, è tornata al suo aspetto originario. «È stata necessaria una pulitura, era piuttosto evidente che ci trovavamo di fronte a qualcosa di posticcio ' spiega Andrea Lutti, al lavoro sull'opera '. L'intervento è, forse, ottocentesco perché in quel periodo le fonti parlano di un restauro. Non è cosa rarissima, trovare i braghettoni. Ma a me è la prima volta che capita di rimuoverli». Infatti, in banca e fra gli appassionati che seguono il lavoro della Fondazione, si è scatenata la curiosità. Cose che succedono in sala Consiglio, qui, al Creberg dove i restauratori lavorano ogni giorno. Una convivenza fra laboratorio d'arte e attività bancaria particolare per molti versi. «Il nostro lavoro, in genere, avviene in solitaria, in laboratorio. Ma da quando abbiamo cominciato a operare qui, alcuni anni fa ' racconta Minerva Tramonti Maggi, impegnata sul Lotto di Santo Spirito ', ci siamo abituati a ritmi un po' diversi...». Ed è Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Creberg, ad andare dritto al punto: «Diciamo che ogni ora arriva qualcuno a sbirciare, a chiedere, a curiosare». Del resto, non è cosa comune dividere gli spazi con un atelier, lo sanno gli impiegati, qualche cliente appassionato di arte, «ma anche turisti che si presentano qui con il trolley e chiedono di poter salire». Le curiosità, in questo fianco-a-fianco, sono anche altre. «Tempo fa ' prosegue Lutti ', per capire meglio come trattare il giallo, che nel Moroni è risaputo essere un colore fragile, ho provato a chiedere se c'era la possibilità di effettuare alcuni test specifici. Mi hanno detto di sì. Una disponibilità simile non si vede tutti i giorni. Ci sentiamo coccolati, lo ammetto». I restauratori lavorano ogni giorno, con orari simili a quelli degli sportelli. Ma sono in prima linea anche in giornate particolari, come quelle in cui, ogni volta si completata un recupero, vengono spalancati i portoni della banca ai visitatori. A volte anche molto speciali. Qui, mescolandosi al pubblico, ammirò le opere del Lotto recuperate nel 2010 il Nobel per la medicina Eric R. Kandel. Non solo. Il matematico Thomas Francis Banchoff, di fronte alle stesse pale, tenne una lezione improvvisata, definendole «un vero esempio di quarta dimensione». Le parole vennero registrate e, l'anno dopo, quell'intervento ripreso a BergamoScienza.