Prendete una chiesa e catalogate tutto quello che ha di valore culturale e artistico, dentro e fuori, di ogni secolo compreso il nostro. Moltiplicate per ogni edificio sacro delle 322 parrocchie della Diocesi fiorentina, disseminate su un territorio di 2.205 chilometri quadrati (per un totale di 840.000 fedeli), dalla grande basilica di San Lorenzo a Firenze alla sperduta pieve del Chianti. E avrete idea dell'impresa che sta impegnando l'arcidiocesi dal 2010 e che ci concluderà nel 2016. L'impresa è appunto la catalogazione dei beni artistici e culturali della diocesi di San Zanobi, una schedatura che va molto oltre quella delle soprintendenze perchè comprende non solo oggetti e libri artistici, ma anche arredi sacri, devozionali, oggetti liturgici e vesti di artigianato di qualità, ogni testimonianza da quelle «elevate» alle donazioni da parte delle donne della parrocchia di manufatti ricamati a mano. Un mosaico variegato e ricchissimo, anche di sorprese, che ha superato ogni aspettativa e che costringerà la rilevazione a concludersi non nel 2015, come previsto, quando il Papa dovrebbe venire a Firenze, ma almeno nell'anno successivo. Tutto è nato nel 2000, su impulso della Conferenza Episcopale Italiana, ma fu una falsa partenza e l'«inventario e la tutela dei beni culturali ecclesiastici dell'arcidiocesi» è iniziato quattro anni fa, sotto la spinta dell'allora vescovo Giuseppe Betori (con la Cei che sostiene l'investimento economico). Responsabile del progetto è Alessandro Bicchi, coordinatore scientifico Bruno Santi, ex soprintendente dell'Opificio delle pietre dure, mentre lo storico Giovanni Delogu è consulente scientifico e la ditta H24 Group partecipa al lavoro con 12 catalogatori e due fotografi. «Il nostro progetto consiste nell'arrivare a una chiesa, o edificio sacro, e catalogare, senza limiti cronologici, ogni oggetto che abbia un valore culturale e manifatturiero spiega Bruno Santi Che siano lapidi romane inserite nei muri di un convento o abiti sacri, oggetti devozionali o reliquiari, verificando il loro stato di conservazione e ricostruendo per quanto possibile la loro storia, parlando con i sacerdoti o con i fedeli, così da risalire agli autori, ai donatori, che spesso sono ex parroci. Un censimento che comprende le opere recenti, le soprintendenza di fermano a oggetti vecchi di almeno 50 anni, e che ci ha già permesso di ritrovare oggetti dimenticati o trascurati, spesso autentici gioielli di artigianato o manifatturieri, come vesti liturgiche o crocifissi di grande qualità, splendide incisioni di vecchi libri o vetrate». L'inventario è partito seguendo il percorso pensato per la visita pastorale del cardinale Betori, e quindi dal vicariato della Valdelsa fiorentina, con Castelfiorentino e l'empolese, nel quale Betori si è recato nel gennaio 2013, ma non solo. «Per mettere a punto le procedure, assieme agli schedatori e ai fotografi abbiamo preso alcune chiese, San Francesco a Castelfiorentino, San Carlo in via Calzaioli a Firenze e Santa Maria Ausiliare, sempre a Firenze, in via Baracchini e il 14 ottobre 2010 abbiamo cominciato con San Francesco spiega Alessandro Bicchi, responsabile dell'inventario e diacono in Santa Maria del Fiore Si tratta di andare oltre il lavoro delle soprintendenze, di ricostruire le storie, le tradizioni, la memoria, così da poter valorizzare questo grande patrimonio e responsabilizzare le stesse comunità dei fedeli, grazie anche alla consegna al parroco, al termine della visita pastorale del cardinale Betori, della catalogazione. Così ha voluto il cardinale che per farlo ha chiesto una deroga alla Cei, da cui dipende il progetto e alla quale sarà poi consegnata la catalogazione generale definitiva che successivamente sarà messa on line». Tante sorprese, e anche qualche tesoro nascosto. «Per motivi di sicurezza non possiamo dire dove abbiamo ritrovato certi oggetti, che magari in futuro saranno portati per la loro conservazione e tutela nei vari musei diocesani presenti sul territorio dice Santi ma ad esempio nell'empolese abbiamo trovato una chiesa realizzata interamente dalla celebre manifattura liberty dei Chini, compresi arredi e vetrate, poi una bandinella quattrocentesca, che veniva appesa ai crocifissi durante le processioni, di grande importanza anche storica, un crocifisso nel Mugello della bottega di Baccio di Montelupo, una splendida Madonna ancora nell'Empolese, ma anche un corpo di un santo rivestito con vesti ottocentesche di grande importanza o bolle papali. Il lavoro è circa a metà strada e chissà che non arrivi anche qualche nuova attribuzione di opere». «La collaborazione dei parroci è entusiasta, come quella delle suore o delle comunità continua Bicchi e il patrimonio sta superando ogni nostra aspettativa. Pensavamo di concludere il lavoro nel 2015, in occasione del convegno di novembre della Cei a cui potrebbe partecipare il Santo Padre e di dover fare 120.000 schede, ma alla fine ne faremo forse il doppio e certamente più di 200.000 e pensiamo di finire nell'ottobre 2016». Due, per adesso, le scoperte più rilevanti: una rarissima immagine della Trinità rappresentata come una unica testa con tre facce (questa iconografia fu poi vietata dalla Chiesa, perchè a rischio di eresia) e il ritrovamento dei reliquiari Granducali. «Pochi lo sanno ma in Palazzo Pitti c'era una ricchissima raccolta di reliquiari racconta Bicchi che contava ben 1.200 pezzi e la cui dispersione iniziò con Pietro Leopoldo Lorena che nel 1785 donò cento reliquiari alla basilica di San Lorenzo e poi altri finirono in varie chiese della diocesi, mentre altri ancora furono distrutti per recuperare oro e pietre preziose. Ebbene, l'inventario ci ha permesso di ritrovarne una trentina che saranno esposti a Palazzo Pitti nella mostra che partirà a maggio e che sarà il primo momento pubblico nel quale si vedrà il frutto di questo lavoro». Ultima curiosità, tra le grande basiliche solo quella medicea di San Lorenzo è della diocesi e quindi è stata inventariata: «È stato davvero emozionante, è uno scrigno ricchissimo e incredibile conclude Bruno Santi Abbiamo schedato 7.856 oggetti, più 2.500 miniature. Questo censimento è importantissimo non solo per la Chiesa, ma per tutti: solo ciò che si conosce si può difendere ed evitare che vada perso».