Palazzo Chigi festeggia i musei aperti, a Firenze la Galleria è serrata. Senza avvisi Palazzo Chigi che ricorda l'apertura straordinaria di oltre 250 tra musei e siti archeologici. E quasi in contemporanea tanti turisti in coda davanti al portone sbarrato degli Uffizi. Una beffa. Dopo le nostre critiche sul caso sono intervenuti sia la soprintendente Acidini che i sindacati nella più classica dialettica burocratica dello scaricabarile che va avanti da anni senza risultato. Servono soluzioni. Trecento in coda agli Uffizi chiusi Nessun avviso all'ingresso e un guardiano placa la rabbia dei turisti beffati dopo una lunga attesa Per due ore hanno atteso che le porte degli Uffizi si aprissero. Inutilmente. In coda sotto il loggiato, ieri mattina, c'erano circa 300 persone. Sul portone di ingresso del museo, però, nessuna evidente comunicazione che spiegasse che ieri nonostante il Ministero avesse indetto l'apertura straordinaria di molti siti storici italiani il Polo Museale Fiorentino sarebbe rimasto chiuso. A un certo punto è dovuto persino intervenire un dipendente degli Uffizi: «Si è trattato di un equivoco. Qualcuno si è messo in fila, si è sbagliato e tutti gli altri si sono accodati», ha cercato di spiegare al serpentone di gente, senza però riuscire a placare gli animi. «Non siamo deficienti gli ha urlato Marina di Treviso Abbiamo scelto Firenze perchè sul sito del ministero questa serrata non era segnalata. Bastava un cartello per evitare che tutta questa gente si accalcasse all'ingresso». Gustavo, Elena, Roberto e Miriam, arrivati da Roma per visitare Uffizi e Accademia, prima di capire che avrebbero dovuto rinunciare al tour, hanno atteso per più di due ore: «Pensavamo aprisse più tardi dato il giorno di festa, per questo non ci siamo preoccupati. Abbiamo sprecato una mattinata e ci sentiamo anche beffati, visto che ieri (martedì, ndr) molti telegiornali hanno parlato delle aperture straordinarie dei musei citando anche gli Uffizi». Alcuni turisti stranieri soprattutto americani e giapponesi confusi dalla situazione e dalle urla hanno provato a bussare a diverse porte, naturalmente senza ottenere risultati. «Firenze non fa una bella figura», si sono sfogati i vacanzieri con il dipendente «parafulmine». Ma lui per tutta risposta ha fatto spallucce, cercando di far capire l'origine del pasticcio: «Oggi (ieri, ndr) è aperta solo una sala degli Uffizi, quella nella sala delle Reali Poste su "I mai visti", evidentemente le persone non hanno letto con attenzione le informazioni». Una giustificazione, questa, che non ha soddisfatto le centinaia di turisti che, prima di «disperdersi» hanno lanciato una serie di improperi: «Una gestione senza criteri affermano con rabbia Simone e Luana di Genova come si fanno a tenere gli Uffizi chiusi proprio il giorno di Capodanno (la Galleria non ha aperto nemmeno lunedì 30, ndr) con tutta questa gente in città? È un mistero...». E sulla polemica che negli ultimi giorni ha investito il Polo Museale di Firenze martedì era intervenuta la soprintendente Cristina Acidini che ha proposto di abolire la norma che stabilisce i tre turni di chiusura dei musei statali (1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre) «rendendo obbligatorio il servizio, come accade per i trasporti e per gli ospedali. Per fare questo occorre includere i musei tra i servizi di prima necessità». Anche se, in un primo momento, proprio il Polo Museale aveva dichiarato che per le aperture straordinarie occorre «tempo, una discussione e un passaggio condiviso con i sindacati». Apriti cielo. Alla soprintendente hanno risposto ieri Cgil e Cisl: «La scelta dei giorni e degli orari di apertura fa capo alla soprintendente Acidini, che opera in base alle priorità. Le domande vanno quindi girate "a chi di dovere", evitando di sbeffeggiare una vertenza e di tirare in ballo i sindacati come causa di ogni male». Learco Nencetti, della Confsal Unsa (una sigla autonoma), infine, afferma: «Avevamo proposto alla Acidini di tenere aperti gli Uffizi lunedì 30 dicembre, giorno di riposo del museo, per sopperire la chiusura di Capodanno e ci è stato risposto che non era possibile».