Castel del Monte, una «beauty farm» medievale? A stare a un recente studio accademico, può essere questa la destinazione d'uso originaria del monumento non solo più celebre della Puglia e dell'intero Mezzogiorno, ma anche uno dei simboli conclamati della civiltà architettonica europea e mondiale, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. La tesi sostenuta da Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro in Manoscritto Voynich e Castel del Monte. Nuova chiave interpretativa del documento per inediti percorsi di ricerca (Gangemi, Roma 2013, pp. 172, euro 40) vuole che l'ottagono di pietra, al sommo di una collina situata a una ventina di chilometri da Andria, sia stato concepito come una sorta di centro benessere dove attraverso la cura del corpo il mito dell'eterna giovinezza assumeva i contorni meno sfumati di un sogno in carne e ossa, quasi a portata di mano. Verso la fine della sua vita, Federico II fu ossessionato piuttosto che dallo spettro della decadenza politica, tema sensibile nelle dinamiche del potere assai più oggi, forse, che in passato, dalla sindrome del declino fisico. Il suo staff sanitario si ingegnò allora di mettere a punto e di dare applicazione a metodi in grado di rallentare gli effetti della vecchiaia. Di qui l'idea di edificare «un tempio della salute» in cui l'arte medica e farmaceutica veniva praticata e affinata a uso e consumo del sovrano svevo. Il modello di questo «ideale battistero del corpo e dell'anima» va ricercato soprattutto negli hammam orientali, ben noti all'imperatore tanto per la loro diffusione in Sicilia quanto perché da lui visitati durante la crociata in Terrasanta. In questi luoghi le immersioni in vasche termali ora calde ora fredde e la sudorazione provocata dalla emanazione di vapori erano e sono tuttora un vero toccasana per l'organismo. L'interpretazione dei due architetti pugliesi del Politecnico di Bari fa dunque giustizia delle più comuni ipotesi intorno all'utilizzo del castello, vedi quella di roccaforte difensiva o di residenza di svago. Il toto-congetture è stato alimentato nel tempo dalla scarsità delle fonti documentarie relative alla progettazione della singolare fabbrica federiciana. Un vuoto di notizie che ha finito per colmare di mistero e fascino Castel del Monte, contribuendo a farne un «unicum indecifrabile». Le ombre che si sono fin qui addensate lungo le sue mura disegnate con geometrica puntualità e matematico rigore rischiano però di diradarsi alla luce di questa nuova lettura. L'analisi degli elementi strutturali pare dimostrare che l'edificio era un gigantesco dispositivo idraulico, «un'enorme macchina di raccolta, smaltimento e utilizzo delle acque piovane e sotterranee» a fini terapeutici. Di qui la presenza di fori disseminati nei pavimenti di entrambi i piani per consentire il deflusso dell'acqua in esubero e dei cinque camini per surriscaldare gli ambienti termali; proprio i grumi di calcare nei pressi delle canne fumarie saranno l'effetto della condensazione dei sali minerali. Ma la vera pistola fumante di questa attenta e scrupolosa indagine è costituita da un codice tardomedievale illustrato, il Manoscritto Voynich, così chiamato dal nome dell'antiquario polacco, naturalizzato inglese, che lo comprò e divulgò ai primi del Novecento. Il volume aggiunge enigma a enigma. Grafia e alfabeto sono del tutto ignoti. L'apparato iconografico rivela tuttavia trattarsi di un'epitome scientifica, forse opera del dotto frate francescano del Duecento Ruggero Bacone. E allora? Le parti dedicate alle piante officinali, alla farmacopea e ai rimedi alchemici gettano un ponte levatoio che pare congiungersi nientemeno che con il castro andriese. Il cui peculiare perimetro si ritrova pari pari disegnato in un foglio del codice. Ecco squadernata la probabile quadratura del cerchio. Il manoscritto sarà il testo preparatorio del complesso federiciano. Scritto in una lingua cifrata perché segreta doveva restarne la finalità di fondo. Mettere al primo posto la cura del corpo a dispetto di quella dello spirito e aspirare all'immortalità della carne erano l'antiporta di una nuova condanna papale per eresia. Un lusso che il già scomunicato Federico non poteva certo permettersi.
Alle terme di Federico II. Castel del Monte come beauty farm? Uno studio made in Puglia
Un recente studio accademico propone che Castel del Monte, il monumento medievale più celebre della Puglia, sia stato utilizzato come una beauty farm da parte di Federico II. L'architetto Giuseppe Fallacara e l'ingegnere Ubaldo Occhinegro sostengono che l'edificio fu progettato come un centro di cura del corpo e dell'anima, con l'arte medica e farmaceutica praticata e affinata a uso e consumo del sovrano svevo. L'analisi degli elementi strutturali del castello suggerisce che fosse un dispositivo idraulico per raccolta, smaltimento e utilizzo delle acque piovane e sotterranee a fini terapeutici.
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