Matteo Renzi lo ha detto chiaro e tondo: la cultura è la sua priorità e quella del nuovo Partito Democratico. Una passione testimoniata dai tomi immortali che adornano le librerie di molti renziani, come il primo «Da De Gasperi agli U2» o uno degli ultimi «Dolce stil novo La bellezza da Dante a Twitter». Un amore antico quindi quello del sindaco di Firenze, che ha avuto modo di dimostrare nel corso del suo mandato. Sarà stata la sede di Palazzo Vecchio o le molteplici letture legate ai libri di Dan Brown, ma l'ossessione principale del segretario del Pd sembra essere quella di trovare il celebre affresco di Leonardo da Vinci, la Battaglia di Anghiari, che secondo le leggende popolari e alcune tesi storiche dovrebbe essere nella Sala dei Cinquecento, lo spazio più importante di Palazzo Vecchio a Firenze, che con i suoi 54 metri di lunghezza, una larghezza di 23 e un'altezza di 18 metri è la sala per la gestione del potere civile più grande realizzata in Italia. Lo spazio fortemente voluto e realizzato da Savonarola dopo la cacciata di Pietro il Fatuo, vide la luce nel 1494 dopo solo un anno di lavorazione. Al suo interno sono visibili un'infinità di affreschi, tra cui moltissimi capolavori di Giorgio Vasari, tutti appartenenti al periodo manierista, tra cui spicca «La battaglia di Scannagallo». L'affresco, oltre la valenza storica, pittorica e figurativa è da sempre al centro di un mistero. Sembra, secondo molte tesi e giudizi empirici, basati ora sulla leggenda popolare ora su l'interpretazione arbitraria di una scritta posta sul dipinto dalla stesso Vasari che su una bandiera scrisse «Cerca Trova», che sotto l'intonaco vi sia il più noto ed importante affresco di Leonardo da Vinci raffigurante la battaglia di Anghiari. Matteo Renzi, coinvolgendo il National Geografic, diede mandato nel 2011 all'ingegner Maurizio Seracini (ricordiamo che il fratello Marco Seracini è Presidente della Montedomini, municipalizzata del Comune di Firenze), studioso di fama internazionale, di eseguire una ricerca per stabilire e nel caso riportare alla luce l'affresco. Il circo mediatico che in quei mesi tra il 2011 e il 2012 venne creato fu imponente, tanto che fu promosso un appello da Salvatore Settis che brevemente raggiunse centinaia di adesioni in cui lo studioso calabrese, ritenne «del tutto improbabile che Vasari abbia ricoperto qualcosa di apprezzabile a firma di Leonardo», facendo riferimento a numerosi studi storico-culturali che smentiscono la presenza della Battaglia nella parete su cui avvenne l'intervento. Per la ricerca di Renzi ci furono tante conferenze e centinaia di dichiarazioni alla stampa nazionale e internazionale in cui si annunciavano «risultati storici» che però tardano ad arrivare, nascondendosi dietro l'obbligo di segretezza visto che furono garantiti al privato in via esclusiva i diritti sui risultati ottenuti. Risultati che tuttora sono ben poco dal punto di vista delle prove scientifiche e inconfutabili e prive di sostanza, ma perfetti se tutta l'operazione serviva a far girare il nome e il volto del sindaco in tutto il mondo, rinviandone il prevedibile fallimento a responsabilità altrui, o offuscandone il ricordo con nuove e più grandi enunciati e annunci di miracolose opere. L'operazione, tutta mediatica e priva di qualsiasi fondamento scientifico e culturale, messa in campo dal sindaco Renzi si concluse con un litigio con l'allora Ministro Ornaghi che nego la possibilità di «strappare» alcuni pezzi dell'affresco del Vasari, dicendo «aspetteremo qualche mese che cambi il Governo, ma la nostra ricerca terminerà». Cecilia Frosini, uno storico dell'arte del Ministero dei Beni Culturali che lavora da molti anni presso l'Opificio delle Pietre Dure, un Istituto autonomo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è stata la prima a sentire puzza di bruciato e ricorse all'obbiezione di coscienza per sottrarsi a un compito giudicato deontologicamente inaccettabile: «In questa storia ha dichiarato la studiosa c'era il desiderio di notorietà molto forte e personalizzato del sindaco Matteo Renzi. Però avevo ed ho la presunzione di lavorare per la trasmissione delle opere al futuro e non di assecondare i personalismi, per questo ritirai la mia collaborazione a questo progetto, che non aveva nessuna volontà scientifica e che per il momento ci ha donato sette buchi grandi come una moneta da un euro e nessuna nuova scoperta». «Negli anni '80 ha proseguito venne fatta una ricerca sulla parete opposta sempre da parte dell'Ingegner Seracini, anche in quel caso senza prove a livello scientifico, perché lui e il suo team storicamente ci hanno portato del materiale già interpretato». «L'approccio che Renzi ha su questa questione è totalmente errato ha concluso perché il personaggio non ha assolutamente pazienza e prudenza, qualità che per la cultura e l'arte sono essenziali. Sicuramente tornerà alla carica perché è uno che non molla, magari attaccando così come già ha fatto il Mibac, auspicandosi la fine del Ministero e il passaggio delle deleghe agli Enti Locali che così avranno mano libera nello sfregiare senza controlli il nostro patrimonio».
Renzi lo ha detto chiaro e tondo: la cultura è la sua priorità e quella del nuovo Partito Democratico
Matteo Renzi ha dichiarato che la cultura è la sua priorità e quella del nuovo Partito Democratico. Ha espresso la sua passione per la cultura, che è stata dimostrata nel suo mandato come sindaco di Firenze. Ha cercato di trovare l'affresco di Leonardo da Vinci, la Battaglia di Anghiari, nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. La ricerca è stata condotta dall'ingegner Maurizio Seracini, che ha utilizzato metodi non scientifici. La ricerca ha creato un circo mediatico e ha generato molte dichiarazioni alla stampa. Tuttavia, le prove scientifiche sono state poco convincenti e la ricerca è stata criticata per la sua mancanza di fondamento culturale e storico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo