Il Salone de' Dugento tornerà al modello inglese, con due schieramenti contrapposti (a sinistra i consiglieri comunali di maggioranza e a destra quelli di minoranza), mentre alle pareti torneranno gli arazzi cinquecenteschi, particolare che risale agli anni '50-'60, quando il sindaco di Firenze era Giorgio La Pira. È questa la rivoluzione che scatterà a Palazzo Vecchio dopo le prossime amministrative di maggio, elezioni a cui si ricandiderà Matteo Renzi. Proprio il sindaco, assieme al presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani, nel settembre 2011 avviò l'operazione grazie alla sponsorizzazione ottenuta da Gucci. Il marchio del lusso, donando 340 mila euro, si è fatto carico delle spese per recuperare i preziosi arazzi che fino ai tempi di La Pira coprivano le pareti (non a caso prive di affreschi) del Salone de' Dugento e che, con il passare del tempo, si erano notevolmente danneggiati. Nella sala consiliare, previa autorizzazione della soprintendente Cristina Acidini, dovrebbero tornare tre dei venti arazzi di Palazzo Vecchio (dieci si trovano nell'omonimo salone del Quirinale). I tesori medicei saranno apposti sulla parete dietro alle sedie (ma a distanza di sicurezza) che già oggi ospitano il pubblico. E proprio per consentire il gran ritorno degli arazzi, Renzi e Giani hanno colto l'occasione per pensare una rivoluzione funzionale nel Salone de' Dugento. Maggioranza e opposizione non rimarranno più l'una accanto all'altra come oggi, ma saranno contrapposte come nel Parlamento inglese. Per mettere a punto il nuovo assetto, i tecnici di Palazzo Vecchio potranno contare anche su maggiori spazi a disposizione: dal 2014, i consiglieri caleranno infatti da 46 a 36 secondo quanto prescrive l'ultima riforma all'insegna dei tagli ai costi della politica. Gli scranni di sindaco, giunta e presidenza del Consiglio comunale traslocheranno infine sotto i tre finestroni che si affacciano sul Biancone, creando così un effetto di faccia a faccia con i cittadini del pubblico, con ai lati i consiglieri dei due schieramenti. Intanto, ieri, il presidente Giani (Pd) ed il suo vice Jacopo Cellai (Pd) hanno stilato un bilancio sulle attività del Consiglio. Nel 2013 si è riunito 43 volte ed è costato 730mila euro, di cui ben 490 mila per le riunioni di commissione. Sui 46 totali, 9 consiglieri «diligenti» non hanno mancato una seduta. Il più assente (13 volte), secondo i dati forniti, è Giovanni Galli, capogruppo dell'omonima lista civica, seguito da Mario Razzanelli (Lega Nord) con 9 assenze e da Andrea Pugliese con 7. Il sindaco Renzi risulta meno «discolo» rispetto al 2012: quest'anno ha infatti presenziato a circa il 50 per cento delle sedute.