Una proposta, un sogno, una provocazione: fare di Brera il quartiere dell'Arte. Con l'Accademia che oggi è confinata in spazi non adeguati nel complesso museale trasferita a Palazzo Cusani, attuale sede del Terzo corpo d'armata. Uno spostamento di pochi metri. Il presidio militare è proprio di fronte alla Pinacoteca. Un progetto che potrebbe rilanciare la Grande Brera ed evitare così il trasferimento alla caserma Mascheroni. C'è ancora qualcuno a Milano disposto a spendersi per la Grande Brera e l'Accademia delle Belle Arti rompendo il conformismo di un attesa che dura ormai da cinquant'anni? La giornata aperta dei musei suggerisce una domanda che dovrebbe provocare un senso di imbarazzo alla politica, per l'occasione persa di avere un quartiere museale di prim'ordine da offrire ai turisti dell'Expo e per l'incapacità di opporsi alla dittatura della burocrazia che nel caso di Brera ha dato il meglio di sé. Sapere che il Louvre ha dieci milioni di visitatori all'anno, e Brera poco più di duecentomila, è impietoso e umiliante per la strepitosa Pinacoteca che offre capolavori come Bellini e Mantegna, Piero della Francesca, Raffaello e Caravaggio, ma non dispone degli spazi adatti per formulare un'offerta culturale completa, con bookshop, bar o ristoranti, merchandising, servizi per bambini e famiglie, eventi, e-commerce, come avviene in tutta Europa. Constatare che sono passati dieci anni da quando sembrava cosa fatta il trasloco dell'Accademia per realizzare il progetto immaginato dal sovrintendente Franco Russoli, è sinonimo di fallimento e di bancarotta organizzativa, un flop che interroga la debolezza di Milano, incapace di far sentire la sua voce nel groviglio di competenze che paralizzano ogni tentativo di rinascita di un polo d'arte e cultura nel cuore della città. È incredibile come, nonostante i ripetuti richiami a volare alto, Milano a volte non riesca a sfruttare le opportunità, lasciandosi trascinare in operazioni decise da altri, con logiche che sembrano più immobiliari che culturali. Il trasferimento dell'Accademia nella caserma Mascheroni, deciso in concerto dai ministri del governo Berlusconi, è uno di questi casi: non è un progetto, ma un banale trasloco subìto e accettato dalla città (ma non da professori e studenti)che mal si adatta alla valorizzazione del quartiere che agli artisti e ai maestri di pittura, scultura, decorazione e scenografia deve la sua fama. Caserma per caserma, varrebbe la pena battersi per ottenere dal ministero della Difesa la sede di palazzo Cusani, edificio del Settecento, attuale dimora del Terzo corpo d'armata, luogo di rappresentanza adibito alla convegnistica e alla presentazione di qualche libro, utilizzato per il ballo delle debuttanti e poco più. Uno spazio enorme, di fronte a Brera, che lascerebbe alla zona la sua identità, permettendo l'accorpamento delle sedi distaccate degli studenti dell'Accademia, lasciando anche uno spazio per l'Esercito. Perché Milano non si intesta questa opzione, offrendo la caserma Mascheroni al Terzo corpo d'armata, mettendo d'accordo Pinacoteca e Accademia, valorizzando entrambe in un grande progetto che potrebbe accorciare i tempi della Grande Brera e rilanciare quell'idea di Fondazione pubblico-privato che non riesce mai a decollare? La proposta non è nuova: l'aveva lanciata Aldo Bassetti, presidente degli Amici di Brera all'epoca del suo insediamento. Ma cadde nel silenzio. Gelosie, nepotismi, conflitti di competenze e di poteri ostacolano spesso le soluzioni di buon senso. Come il cavallone di Leonardo, regalato da un benefattore americano alla città di Milano per essere esposto al Castello o davanti a qualche porta d'accesso alla città e confinato «tra i suoi simili» all'ippodromo di San Siro da un lungimirante assessore, così l'Accademia dovrebbe andare lontano dalla sua gloriosa sede storica per una decisione calata dall'alto, che non è proprio nell'interesse della città. Che ne dice l'assessore alla Cultura, che cosa ne pensa il quartiere, che cosa possono fare i ministri dei Beni culturali e della Difesa? È vero che qualcosa si è mosso, negli ultimi tempi. E che qualcosa è stato fatto. Ma è poco, ancora troppo poco. È tempo che per Brera Milano faccia la sua parte,riconoscendosi un ruolo attivo in un progetto che dovrebbe coinvolgere altre istituzioni culturali cittadine, per valorizzare i tesori d'arte e attirare nuovo pubblico. Non sarà possibile recuperare il tempo perduto, ma almeno si metterà una solida base per il futuro, evitando di far cadere altra polvere su un museo che, così com'è, nonostante gli sforzi del sovrintendente, non riesce ad avere l'attrattività che gli spetta. È stato un errore dividere Pinacoteca e Accademia, creare il dissidio tra un'istituzione e l'altra. Mantenere il legame di vicinanza nello stesso quartiere, con l'ipotesi di Palazzo Cusani, darebbe senso alla definizione di quell'isola culturale auspicata da molti, un'isola che da Brera va fino alla Scala, alle Gallerie d'Italia, al Museo del Novecento, a Palazzo Reale, al Poldi Pezzoli, al Bagatti Valsecchi, al Museo del Duomo... Milano deve migliorare la sua attrattività contando anche sui ritorni economici (il Guggenheim di Bilbao in sette anni ha reso diciotto volte più dell'investimento iniziale)e la cultura è un modo per valorizzare al meglio le proprie risorse. Con l'aria che tira e con la rarefazione dei fondi pubblici, non si può lasciare il caso Brera nella palude della burocrazia. Tocca alla città uscire allo scoperto, far ripartire l'ipotesi di una Fondazione, trovare privati illuminati, dare un esempio al Paese. Non sono questi alcuni dei propositi espressi dal cardinale, dal presidente di Assolombarda, dall'amministratore delegato di Expo e dallo stesso sindaco? La Grande Brera è lì che aspetta.
Milano. Pinacoteca e Accademia unite nel Quartiere dell'Arte
La proposta di trasferire l'Accademia delle Belle Arti a Palazzo Cusani, attuale sede del Terzo corpo d'armata, è stata avanzata per valorizzare il quartiere di Brera e ridurre la distanza tra l'Accademia e la Pinacoteca. Il progetto, che potrebbe rilanciare la Grande Brera, è stato avanzato per anni, ma non è stato ancora realizzato. La trasferenza dell'Accademia nella caserma Mascheroni, decisa dal governo Berlusconi, è stata vista come un trasloco subìto e accettato dalla città, ma non adatto alla valorizzazione del quartiere.
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