Sono un fiorentino, molto rattristato dalla sensazione che Firenze dia meno importanza alla sua caratteristica di città della vera cultura, oltre che dell'arte. Nel giro di pochi anni ho visto chiudere librerie e sparire gloriose case editrici, come la Nuova Italia e la Le Monnier. Vorrei capire se stiamo andando verso il cambiamento delle caratteristiche della città e come, e quanto, la tradizione venga salvata. Paolo Grazzini Caro signore, in realtà nel giro di pochi anni abbiamo visto sparire ben 28 librerie storiche, come la Seeber in via Tornabuoni, ritrovo di studiosi importanti, la Marzocco in via Martelli, oppure la grande Edison e più recentemente, purtroppo, la deliziosa libreria del Porcellino in piazza del Mercato Nuovo. D'altronde resistono editori importanti e attivi come la Giunti, la Olshki, la Polistampa, altre più piccole e gli editori di periodici e quotidiani. Del resto in tutto il mondo cambia il panorama dell'editoria e delle librerie e a Firenze è difficile oramai trovare un luogo d'incontro oltre che di acquisto come la Feltrinelli (che si appresta ad aprire un nuovo punto vendita Red fra alimenti e libri in piazza Repubblica al posto della ex Edison) e la Ibs (Ex Melbookstore). La città difende molto dignitosamente la sua tradizione. wlattesalice.it
Ma che cosa c'è all'orizzonte senza le librerie? Via Lattes
Un fiorentino si preoccupa per la perdita della tradizione culturale e artistica di Firenze. Nel giro di pochi anni, sono state chiuse 28 librerie storiche, tra cui la Seeber, la Marzocco e la libreria del Porcellino. Tuttavia, editori importanti come la Giunti, la Olshki e la Polistampa continuano a resistere. La città difende la sua tradizione, ma il panorama dell'editoria e delle librerie sta cambiando in tutto il mondo. La Feltrinelli e l'Ibs sono tra le poche librerie che continuano a esistere. La città è in pericolo di perdere la sua identità culturale.
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