Eliminate le sanzioni per lo sforamento del Patto. Orsoni: finché non lo vedo, aspetto. Il pressing del sottosegretario e dei parlamentari locali VENEZIA La certezza matematica arriverà in giornata, ma già ieri in Comune si respirava un'aria più rilassata. Nel decreto «milleproroghe» è infatti rientrato l'articolo che salva Venezia dalle sanzioni per chi sfora il patto di stabilità. «Finché non vedo, non credo - ha detto ieri pomeriggio il sindaco Giorgio Orsoni - Attendiamo il testo finale». In mattinata, Orsoni ha avuto comunque conferma che le 10 righe del «salva Venezia» sono entrate nel decreto legge approvato ieri dal consiglio dei ministri. Fino in serata non c'è stata però conferma ufficiale di un eventuale stralcio dal documento licenziato. «Non ho visto il testo - ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico Pierpaolo Baretta, veneziano - in ogni caso, abbiamo avuto rassicurazioni: l'articolo 15 riguarda Venezia». Le dieci righe inserite nel decreto sanciscono infatti che per i Comuni beneficiari di contributi pluriennali dello Stato (come, nel caso di Venezia, i fondi di legge speciale e la quota parte per il Mose) sono eliminate le sanzioni in caso di sforamento del patto di stabilità. Al primo cittadino, in realtà, non piace che si parli di «salva Venezia», sulla scorta dei provvedimenti per Roma capitale. «Non ci danno un euro, ma neutralizzano solo le sanzioni», ha sottolineato. Il governo riconosce cioè che la città merita un trattamento diverso. «Si riconosce finalmente la sua specificità - ha detto Baretta - è stato fatto un grande lavoro di squadra per arrivare a questo risultato». Per settimane, Orsoni è andato a Roma a perorare la causa, ricordando tra l'altro che se fosse arrivato prima il via libera alla privatizzazione del Casinò ora il Comune non avrebbe problemi a rispettare il patto di stabilità. I parlamentari veneziani e il sottosegretario Baretta hanno quindi fatto lobby e, a meno di sorprese dell'ultima ora, sono riusciti a portare a casa un atto unico nella storia della città. E' la prima volta che il Comune non riesce, all'ultimo momento, a salvarsi dalla morsa del patto con un'alienazione o, come è successo l'anno scorso con Save, con la cessione di quote di società. L'amministrazione aveva puntato tutto sulla gara per la gestione della casa da gioco che, con i suoi 140 milioni di euro, avrebbe sistemato i conti pubblici per qualche anno. Il via libera del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, è arrivato cinque giorni prima di Natale, troppo tardi. È quindi scattato il pressing su Roma e in parallelo la giunta ha deciso di vendere l'ex ospedale al mare alla Cassa depositi e prestiti per 50 milioni di euro. Non fosse passato il provvedimento «salva Venezia» nel decreto ministeriale, Cà Farsetti aveva in serbo un piano «B», ossia la dismissione di quote dal fondo immobiliare gestito da Est Capital e che contiene le proprietà comunali in vendita. Ora il milleproroghe deve essere approvato dal Parlamento per diventare legge dello Stato: solo allora l'amministrazione sarà davvero sicuro che non scatteranno sanzioni nel 2014 tra cui la diminuzione degli stipendi dei dipendenti e il blocco a nuovi investimenti e mutui.