VENEZIA Il richiamo c'è, ma c'è anche la comprensione. Perché la Corte dei Conti ha ben capito che quello della Biennale è un circolo a dir poco vizioso: spende soldi e non pochi: 156 mila euro nel 2011 e addirittura 219 mila nel 2012 per farsi anticipare dalle banche quei finanziamenti che lo Stato eroga con grande ritardo rispetto al dovuto. «La Fondazione motiva questo andamento negativo come conseguenza del perdurare della carenza di liquidità, dovuta alla ritardata erogazione dei contributi assegnati», scrivono i giudici della sezione centrale di controllo nel consueto rendiconto sull'ente culturale veneziano, pubblicato nei giorni scorsi. «Questa Corte - continua il provvedimento - richiama l'attenzione ad una gestione finanziaria dell'accesso al credito più oculata, pur nella consapevolezza che esso sia determinato da una ritardata affluenza di contributi pubblici». I dati del bilancio sono chiari: il 2012 si era chiuso con oltre 16 milioni di euro di crediti, di cui poco meno della metà (oltre 7 milioni) sono nei confronti di ministeri e altri enti pubblici. L'unico dato positivo è che nel 2011 superavano i 19 milioni e dunque c'è stata un'attività di recupero di quasi 3 milioni. Fanno da contraltare, però, 28 milioni di euro di debiti, anche in questo caso con una importante diminuzione (circa due milioni e mezzo) rispetto al 2011: 19 milioni sono verso i fornitori, quasi 7 nei confronti delle banche. I conti degli incassi in realtà sono buoni: i ricavi del 2012 sono stati 11,1 milioni di euro, più di un milione in più rispetto al 2010, grazie anche a un aumento del 4 per cento del numero dei visitatori. Il confronto va infatti fatto di biennio in biennio, vista l'arternanza tra Biennale d'Arte e Architettura, che hanno durate e numero di visitatori (e dunque introiti) decisamente diversi: per questo nel 2011 i ricavi sono stati 18,3 milioni di euro. Sono invece aumentati di circa 850 mila euro i contibuti (in tutto oltre 17 milioni), grazie soprattutto a parte Stato, Regione e Comune a un'esplosione di quelli dei privati: passati in due anni da 536 mila euro (nel 2010) a 1 milione e 248 mila euro. E' calato invece il costo del personale (-2,63 per cento), ma anche quello delle collaborazioni esterne (-1,67 per cento) Cresce leggermente il costo degli organi societari: dai 248 mila euro del 2009, si è passati a 293 mila del 2010, a 302 mila del 2011 e infine a 309 mila del 2012. Questo nonostante, per esempio, il presidente Paolo Baratta si sia ridotto lo stipendio da 145 a 130 mila euro, come imposto dal decreto legge 782010 (governo Berlusconi) che aveva tagliato del 10 per cento i compensi dei pubblici amministratori.