Le motivazioni della giuria che ha bocciato Bergamo 2019 «Un dossier poco europeo». Questa, in sintesi, la motivazione della Commissione europea riguardo alla bocciatura di Bergamo a Capitale della cultura. Alla città viene inoltre contestato il piano finanziario ai programmi. E verdetto fu. Attesissime, dibattutissime (in forma virtuale, perché fino a ieri non era nota mezza riga), «le» motivazioni sono finalmente state depositate. E, per Bergamo, è un fiorire di «not clear». Non chiaro. Parliamo delle schede con cui la commissione internazionale nominata da Unione europea e ministero dei Beni culturali circostanzia la scelta delle città finaliste per la corsa a Capitale europea della cultura 2019 . La pubblicazione delle motivazioni arriva inattesa, non sul sito del Mibac bensì su quello della Commissione europea. La data in calce è 23 dicembre, antivigilia di Natale, e forse anche per questo davvero pochi sembrano averci fatto caso. Anche da Roma, ieri, i funzionari del ministero cadevano dalle nuvole: «Gli esperti avevano consegnato le motivazioni nei tempi previsti, ma il materiale è stato inoltrato per l'esame al ministro Massimo Bray. Questa è la prassi stabilita, attendiamo che il ministro esamini i testi e solo dopo che saranno ratificati potremo considerarli validi». Quindi pubblicarli. Però c'è un però. L'Europarlamento va veloce e spiana la burocrazia: pur con la specifica (bella chiara) che solo l'esame del ministero li renderà definitivi, i giudizi sono stati resi noti. Puntata precedente. Il 15 novembre, su 21 concorrenti, erano state proclamate finaliste Ravenna, Siena, Lecce, Matera, Cagliari, Perugia con Assisi. Le altre città, escluse. Non senza polemiche feroci. A Bergamo, dopo critiche su presunte scelte «geopolitiche», è anche stato ventilato un ricorso per la presenza di un ipotetico conflitto d'interesse di due dei giurati (avrebbero collaborato in precedenza con Siena e Cagliari, poi selezionate). Ora, come una sentenza del tribunale, la decisione della giuria è stata suffragata dalle motivazioni. Il «Pre-selection report», nella versione originale in inglese, ripercorre l'iter di candidatura e di scelta, riassumendo per ognuna delle città i capisaldi del dossier. Poi, il «Panel assessment», il giudizio sui dossier. Per Bergamo dodici righe nelle quali si spiega che «viene riconosciuta l'esistenza di piani per lo sviluppo di infrastrutture culturali», e che «si apprezza l'intenzione di combinare arte, innovazione e scienza». Eppure. La commissione è laconica ma non tenera, spiegando che «non è chiaro» come si strutturi il passaggio dall'idea ai fatti, così come l'etichetta «not clear» viene affibbiata alla relazione fra arte e scienza nel piano. Nebbia, per i commissari, è pure sui concreti metodi di coinvolgimento dei cittadini. Poi, «il programma pare basato su attività già esistenti» e non tanto su «attività eccezionali per l'anno» 2019. Infine, la prospettiva europea, che «non è coperta» se non «con il piano dell'ambasciata della cultura» e dalla volontà di attirare visitatori dall'estero. «L'ambizione di sviluppare dialogo NordSud» in Italia «avrebbe potuto scrive la giuria , ad esempio, essere estesa» al resto d'Europa. Dodici righe, parecchio di cui discutere. La project manager di Bergamo 2019, Federica Olivares, contattata telefonicamente, ieri spiegava di essere «impegnata in altro». La palla passa a politica e Comitato.
Bergamo. Cultura, dossier poco europeo
La Commissione europea ha pubblicato le motivazioni della bocciatura di Bergamo come Capitale europea della cultura 2019. La città aveva presentato un piano finanziario per i programmi e un dossier con le sue motivazioni. La commissione ha espresso critiche sulla struttura del piano, sulla mancanza di concreti metodi di coinvolgimento dei cittadini e sulla prospettiva europea. La giuria ha anche espresso dubbi sulla capacità di Bergamo di sviluppare dialogo NordSud in Italia e di attirare visitatori dall'estero. La decisione è stata considerata poco europea e ha suscitato polemiche. La città di Bergamo ha presentato un ricorso per la presenza di un ipotetico conflitto d'interesse di due dei giurati.
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