Oggi degrado e abbandono, domani negozi e un albergo. Il vicesindaco Giacino: «stiamo per firmare con Fintecna e una cordata locale, poi partiranno le demolizioni» VERONA Lo scheletro dell'ex manifattura tabacchi è una delle tante testimonianze del passato operaio di Verona. Oggi, però, è soprattutto una ferita aperta nel cuore del futuro della città: quell'insieme di insediamenti «ex» - ex magazzini generali, ex mercato ortofrutticolo, ex cartiere, ex officine Adige - da cui passa la riqualificazione della Zai storica. L'ex manifattura è tornata alla ribalta di recente per il suo triste presente di degrado e abbandono. Alcune settimane fa, la polizia municipale vi ha scoperto insediamenti abusivi di senza tetto, subito sgomberati. Ma i problemi di ordine pubblico sono solo una parte di quelli che genera il complesso collocato in un punto nevralgico per la viabilità di Verona sud, stretto com'è tra il cavalcavia di viale Piave e la fiera. «Siamo a un punto di svolta, siamo ormai prossimi alla firma dell'accordo con la proprietà per la riqualificazione», assicura il vicesindaco Vito Giacino, che ha acconsentito ad accompagnarci in un sopralluogo del sito. Verona, manifattura tabacchi. Sopralluogo con il vicesindaco Giacino Con noi anche alcuni agenti della municipale, che conoscono bene questi luoghi che monitorano costantemente, grazie ad un programma voluto dal sindaco Flavio Tosi e applicato dal comandante Luigi Altamura, di presidio costante di tutte le aree dismesse. Varcati i cancelli, si entra in una terra di nessuno dove, tra i vetri rotti e il guano di piccioni, ci si imbatte nelle cianfrusaglie di chi qui - per disperazione - ha vissuto fino a pochi giorni fa: uno spazzolino da denti, un casco da motorino, una coperta. Sulle pareti vecchi graffiti - uno incita addirittura a Galderisi e Briegel, eroi dello scudetto dell'85 - tra il cemento si insinuano le erbacce. È un'area, questa, di complessivi 32mila metri quadri, oggi di proprietà di una società costituita al 50 per cento da Fintecna (una finanziaria controllata dalla Cassa depositi e prestiti) e per il restante 50 per cento da una cordata di imprenditori locali. Il progetto di recupero, firmato dall'architetto Antonio Citterio (uno dei più affermati in Italia) prevede grandi e ampi spazi commerciali, uffici, e un hotel di 65 metri d'altezza, proprio di fronte agli uffici della fiera (che sono alti circa un terzo). Si è dovuto tener conto dei numerosi vincoli posti dalla soprintendenza, per la tutela dell'archeologia industriale: in particolare, non potranno essere abbattuti i tre comparti più a sud (tra cui la cosiddetta «sala blu», dove si essiccava il tabacco) e la ciminiera in mattoni: si tratta di 13.700 metri quadri su una superficie lorda utilizzabile di 38mila. La parte a nord (verso la città) potrà invece essere rasa al suolo. «Dopo l'approvazione del progetto nell'ambito del Piano degli interventi - spiega Giacino - abbiamo dialogato con la proprietà per un anno e mezzo, per limare tutti i dettagli. Ora siamo pronti ad andare davanti al notaio. Dopo la firma, potranno partire le prime demolizioni ». L'atto notarile garantirà al Comune anche la contropartita economica dell'operazione. Incasserà subito 612mila euro di credito edilizio, poi il contributo di sostenibilità che - grazie alla fidejussione obbligatoria richiesta ai privati - diventerà certezza. Ammonta, questo, a circa 1,3 milioni di euro e verrà impiegato per contribuire a realizzare tutta una serie di opere viabilistiche che rivoluzioneranno l'isolato, tra cui la riqualificazione di via Scopoli (dove verrà ricavata una corsia preferenziale per il passaggio del filobus) e una nuova pista ciclabile che, grazie ad un accordo con le Ferrovie dello Stato, collegherà direttamente la stazione alla fiera passando all'interno dello scalo merci. Su tutti questi progetti aleggia la grande incognita della crisi economica. In particolare per l'albergo è richiesto un investimento ingente, possibile solo nel caso si trovi un grande gruppo che si impegni a rilevarlo. Secondo il vicesindaco, tuttavia, la firma dal notaio sarà la dimostrazione più evidente della proprietà di procedere, speditamente, con i lavori. E così l'ex manifattura comincerà a rinascere. Alessio Corazza
VERONA - La desolazione all'ex manifattura Riqualificazione, svolta vicina
Riassunto in 200 parole:
Il vicesindaco Giacino ha annunciato che il Comune di Verona è vicino a firmare un accordo con Fintecna e una cordata locale per la riqualificazione dell'ex manifattura tabacchi. Il complesso, che copre 32mila metri quadri, sarà trasformato in un centro commerciale, uffici e un hotel di 65 metri d'altezza. Il progetto, firmato dall'architetto Antonio Citterio, prevede la conservazione di tre comparti più a sud e della ciminiera in mattoni, ma la rasa al suolo della parte a nord. Il Comune avrà una contropartita economica dell'operazione, che includerà il credito edilizio e il contributo di sostenibilità.
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