ROMA - La casa a Fontana di Trevi gliel'avevano sequestrata il 12 novembre scorso e, in quell'occasione, aveva ostentato una fredda dignità. Ma quando i finanzieri e i carabinieri del Ros hanno fatto piazza pulita della sua collezione d'arte, Ernesto Diotallevi, ex boss della Magliana, nome di spicco del "who's who" criminale romano, ha perso la pazienza. Un secondo sequestro per un valore che, al comando provinciale della Fiamme gialle, viene definito minimalista: un milione di euro in attesa di stime più approfondite. Il decreto del Tribunale riguarda ben 27 "pezzi" di gran pregio tra cui spiccano un trittico verticale di Giacomo Balla, un olio su tela di Mario Schifano (titolo: "Concetto II, dimensioni 78 per 94 centimetri), un "serie Logoi" sempre di Schifano, una splendida "Tauromachia" di Ana Maria Laurent e ancora: opere di Franco Angeli, Norberto Proietti, Antonio Balbo detto Abate, Sante Monachesi e Aldo Risi. Un gusto eclettico e accostamenti azzardati, quelli dell'uomo che fu processato (e assolto) per l'attentato al vicepresidente del Banco Ambrosiano Roberto Rosone, un'azione clamorosa che costò la vita al boss Danilo Abbruciati, e per la fuga di Roberto Calvi, poco prima che il cadavere del banchiere fosse ritrovato impiccato al ponte dei Frati Neri, a Londra. Oltre alle opere d'arte moderna e contemporanea, infatti, l'ex braccio finanziario della Magliana collezionava dipinti del XIX secolo e mobili di pregio (un trumeau di scuola napoletana del 900 con intarsi di legno di rosa, ebano e mogano e una specchiera "vis a vis" di manifattura francese). Una passione, secondo le Fiamme gialle alimentata dal fatto che le opere d'arte non sono soggette a particolari registrazioni e, di solito, sfuggono ai sequestri giudiziari. Non basta: la vendita di quadri e sculture, quando non è continuativa e "professionale", non va nemmeno denunciata al fisco. Nessuno dei quadri sequestrati, precisano al comando provinciale di via Nomentana, risulta nelle banche dati delle opere rubate ma, per la valutazione e la provenienza precisa dei quadri, ci vorrà tempo. Nelle indagini è coinvolto anche il Gruppo tutela patrimonio archeologico delle Fiamme gialle ma, almeno in questa prima fase, si esclude che le opere sequestrate siano fasulle. «Ci siamo tenuti bassi con la valutazione com'è nostra abitudine, ma pensiamo che il valore complessivo sia molto più alto» aggiungono al comando della Finanza. Sta di fatto che per Ernesto Diotallevi, la moglie Carolina Lucarini e i figli Mario e Leonardo sono decisamente tempi grami. Poco più di un mese fa la prima tegola: un sequestro da 25 milioni che ha incluso, oltre al principesco attico (14 vani) poco distante dall'appartamento dove viveva Sandro Pertini, 42 immobili tra Roma, Gradara e Olbia, quote societarie, cantieri navali, imprese ediliziee autosaloni. Ieri mattina, seconda, sgraditissima visita degli uomini in divisa che hanno staccato i quadri dal muro scatenando la rabbia dell'ex boss. Unica, magra, consolazione: a Ernesto Diotallevi è stato risparmiato lo sfratto e resta ad abitare nel suo attico, anche se un po' più spoglio e ormai sotto sequestro. Motivo ufficiale: quella è l'unica casa di sua proprietà e l'ex boss non ha un altro posto dove andare a vivere.