Cristiani, musulmani, buddisti, clochard, profughi, nomadi, mendicanti e anche intere famiglie romane. Tutti insieme a festeggiare il Natale nella basilica di Santa Maria in Trastevere per partecipare al tradizionale "pranzo con i poveri" che da 31 anni viene organizzato dalla comunità di Sant'Egidio a Roma. A tavola anche la famiglia di un ex titolare di un bar mandato sul lastrico dalla crisi In 550 a pranzo a S. Maria in Trastevere "Volontari" ministro Bray e Flavio Insinna Il pranzo di Natale nella basilica di Santa Maria in Trastevere (foto Yara NardiF3Press) Si è conclusa con i tappi degli spumanti che saltavano in aria e un gruppo di bambini che distribuiva regali personalizzati ai commensali la 31esima tavolata dei poveri imbandita anche quest'anno dalla Comunità di S. Egidio all'interno della Basilica di Santa Maria in Trastevere. «Quest'appuntamento ha detto il sindaco Ignazio Marino, intervenuto insieme al ministro ai Beni culturali Massimo Bray e all'assessore alle Politiche sociali del Campidoglio, Rita Cutini ci insegna come la solidarietà sia l'unico strumento in grado di farci vincere le sfide del nostro tempo. Qui la situazione è capovolta: gli ultimi diventano i primi». Per un attimo le parole del sindaco riescono a spazzare via la tristezza dagli occchi di Antonietta Benvenuti, 68 anni, una ex dipendente di una ditta di catering che da giugno scorso vive in strada. «Sono stata sfrattata per morisità perché con 500 euro di pensione non riuscivo a pagare l'affitto assicura - Non ho parenti, e neppure amici in grado di ospitarmi. Dormo in macchina da mesi. Chiedo al Comune solo un alloggio in un residence, nulla più». L'assessore Cutini l'ha rincuorata. Ha promesso che proverà ad aiutarla. E non è detto che Antonietta non possa farcela davvero a risollevarsi. Come è successo a Natalino Rotatori, 65 anni, da più di 20 ospite fisso del pranzo di Natale a Trastevere. «Devo molto alla Comunità», ammette mentre i 450 ospiti inziano a gustare il menù a base di lasagne, polpettone, purè, lenticchie e pandoro. «Sono arrivato a Roma dalle Marche a 14 anni ricorda ancora Natalino - poco dopo sono finito in strada a causa dell'alcol. Ho dormito oltre 15 anni intorno alla stazione Termini, finchè i volontari di S.Egidio non mi hanno aiutato a smettere di bere e a trovare un lavoro come manovale. Dopo poco è arrivato anche l' alloggio a Ponte di Nona». Natalino così ha ottenuto casa e lavoro. Quello che sognano tutti i migranti che raggiungono il nostro Paese. Che poi è quello che sognava anche Rosita, 43 anni, quando nel 1992 insieme alla sua famiglia ha deciso di scappare dalla Bosnia incendiata dalla guerra e varcare la frontiera nascosta nel rimorchio di un tir. «Oggi ho quattro figli, di 17, 13, nove e quattro anni. Sono tutti romani afferma viviamo nel campo nomadi di via Salviati. Sarebbe "attrezzato" ma le fogne sono rotte e quando piove si allaga tutto. Però per fortuna abbiamo un tetto sopra la testa». Per vivere Rosita e il marito raccolgono il ferro dai cassonetti o nei cantieri e lo rivendono a peso. «Con quel poco che guadagnamo riusciamo a far studiare i ragazzi aggiunge la più grande, Emma, fa l'istitituto alberghiero e oggi è andata a servire il pranzo alla mensa di S. Egidio in via Dandolo». Anche lì c'erano tanti stranieri. Qualcuno di loro è stato anche nei Cie. «Delle strutture vergognose che vanno assolutamente convertite in centri di vera accoglienza giudica il presidente della Comunità di S. Egidio Andrea Riccardi, riferendosi a quanto accaduto recentemente nel Centro di Lampedusa Le immagini di quegli uomini nudi al gelo sono una vergogna, sono episodi che derivano da una gestione trascurata del fenomeno che si protrae da tre governi. È ora di cambiare». Sotto il soffitto intarsiato dal Domenichino il reggente della Basilica, Monsignor Marco Gnavi, ricorda invece il primo pranzo di Natale, 31 anni fa, quando in pochi si strinsero in un angolo della Basilica. «Dietro delle paratie - dice - perché poteva apparire dissacrante allestire una tavolata davanti all'altare. Invece è tutto il contrario - sottolinea mentre affonda la forchettà nel purè Oggi siamo diventati una grande famiglia allargata. Pensi che al nostro pranzo prendono parte 160mila persone nel mondo, 20mila in Italia di cui 15mila solo a Roma». Sono cifre irraggiungibili senza l'aiuto dei volontari. Persone che si spendono per gli altri da oltre 30 anni, come Lucia Lucchini, una 47enne dal fisico minuto che porta nel cuore le storie di tanti uomini e donne che ha incontrato per la strada. Ricorda il carattere duro e scostante di Antonina, Lucia. «Era un'anziana che viveva su una panchina in piazza Cavour. Aveva subito delle violenze e non voleva che nessuno le si avvicinasse spiega - finché un giorno non si è sentita male e si è affida completamente a me. Disse che era disposata ad andare in ospedale solo se accompagnata da me. Si curò, la inserimmo in un istituto per anziani. Diventammo amiche dice ancora Lucia - La invitai al battesimo di mia figlia e piansi quando morì. Quella donna mi ha insegnato quanto sia importante saper aprire il cuore agli altri». Come hanno fatto oggi i 160 volontari: studenti, lavoratori, pensionati. Individui capaci di fare comunità e regalare ai clochard un'atmosfera da "Natale in famiglia", Tra i 550 ospiti c'era anche una famiglia romana, non l'unica, mandata in rovina dalla crisi che attanaglia l'Italia. Bruno, 52 anni e sua moglie Maria hanno due figli, di 16 e 14 anni. Fino a due anni fa erano una delle tante famiglie romane: lui titolare di un bar e lei casalinga. Ma i debiti contratti con lo Stato, in particolare le tasse, hanno costretto Bruno a chiudere il bar e la moglie a fare la cameriera in una pizzeria. Bruno, ai tempi d'oro, era anche presidente di una squadra di calcio di periferia; ora invece si deve accontentare di un lavoro saltuario in una cooperativa che lo impegna solo il sabato e la domenica. La famiglia vive nella zona di San Basilio, alla periferia est della capitale, e tirano avanti grazie al pacco viveri che la Comunità di Sant'Egidio ogni settimana gli consegna. Il valore del pacco è di 50 euro, all'interno c'è olio, caffè e pasta; usualmente alle famiglie viene dato ogni due settimane, ma avendo due ragazzi la Comunità ha deciso di fare una eccezione. In questo modo invece di mettersi in fila nelle mense di Sant'Egidio utilizzano i viveri per cucinarli a casa e mantenere un'apparente dignità. Oggi con la sua famiglia, Bruno era al pranzo di Natale insieme ad altre 20 famiglie romane che non ce la fanno a sopportare la crisi.