Al netto dei crediti, buco di 24 milioni.Il sindaco Ignazio Marino: "Bisogna rilanciare il ruolo del teatro, valorizzandone al massimo i talenti e le competenze. La Legge Bray rappresenta una indiscutibile opportunità". Peggio del previsto. Sapeva di trovare una situazione complicata, il nuovo sovrintendente dell'Opera, ma così no, francamente non se l'aspettava. È una montagna di debiti quella che Carlo Fuortes è stato chiamato a scalare: "Circa 40 milioni", che al netto dei crediti scendono a "non meno di 24", una specie di Everest per il Costanzi. "Un quadro finanziario insostenibile" lo definisce infatti il cda riunito ieri per la prima volta con l'intento di esaminare i conti e procedere alla richiesta dei fondi contemplati dalla Legge Bray per le fondazioni che "non possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi". Una decisione che il cda ha preso "alla luce della situazione economicofinanziaria aggiornata al 21 dicembre 2013" e della perdita stimata quest'anno "non inferiore ai 7,5 milioni, pur in presenza dell'erogazione dei contributi dei soci fondatori: Stato, Regione Lazio, Provincia di Roma e Comune di Roma". Ma ciò non significa, come temono i lavoratori, licenziamenti di massa e tagli agli stipendi: "Il consiglio dà ampia rassicurazione ai dipendenti che verrà fatto tutto il possibile per non incidere sulle retribuzioni e sugli organici attualmente in vigore", prosegue il cda. Affrettandosi a ricordare come, in ogni caso, "la legge prevede che il piano di risanamento debba avere un accordo delle associazioni sindacali maggiormente rappresentate" e "prima della cessazione dell'attuale integrativo sarà possibile definirne un altro, sostitutivo, che potrà essere concordato" sempre con i sindacati. Così salvaguardando pianta organica e compensi. Un'adesione, quella alla Legge Bray, obbligata dai conti in profondo rosso. Senza, il Costanzi avrebbe dovuto chiudere i battenti e portare i libri in tribunale. Mentre così il Teatro potrà chiedere l'accesso ad entrambi i fondi previsti dalla normativa: quello da 25 milioni (sperando che a Roma ne arrivino almeno 5), i cui termini scadono entro fine mese, e quello da 75 milioni, per i quali c'è invece tempo fino al prossimo aprile. Sollevato il sindaco Marino: "L'Opera è un'eccellenza nazionale e internazionale", ribadisce elencando le difficoltà, "una preoccupante situazione debitoria, un elevato disavanzo di gestione per il 2013 e gravi problemi di liquidità. Ma l'obiettivo di questa amministrazione - incalza - è rilanciare il ruolo del teatro, valorizzandone al massimo i talenti e le competenze". Ecco perché "la Legge Bray rappresenta una indiscutibile opportunità. Sono convinto che l'esperienza di Fuortes e questo cda faranno la differenza. Dobbiamo far rinascere una delle più importanti istituzioni culturali del Paese, partendo dal prezioso lavoro del maestro Muti" ma anche "dalla dedizione degli artisti, dei musicisti e di tutti i lavoratori".