Dr. Grado, lei che è stato per parecchi anni direttore dei Beni Culturali regionali, che cosa ne pensa della decisione della Giunta regionale di destinare l'Albergo dei Poveri a sede del Tar? «A me sembra frutto di superficialità e disinformazione. Intanto, bisognerebbe ricordare che l'Albergo dei Poveri, acquistato dai Beni Culturali per farne sede dei propri uffici, è stato destinato correttamente a complesso museale dall'Assemblea regionale con una mozione presentata allora da Franco Piro ed approvata all'unanimità. Ritornare ora ad un uso improprio del monumento mi sembra anacronistico oltrecchè sbagliato. Se ho conoscenza del sistema dei Beni Culturali, mi rifiuto di pensare che la soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo e il dirigente generale dei Beni Culturali possano dare l'assenso, anche perché dovrebbero spiegare alla Corte dei Conti europea come mai siano stati utilizzati per l'Albergo i fondi comunitari di una specifica misura di restauro a fini museali, per poi farne un uso diverso». Ma come mai il presidente Crocetta ha dato il suo assenso? «Non conosco specificamente lo svolgersi della vicenda, ma ritengo che non sia stato correttamente informato. Ho ricordo del presidente Crocetta come "consulente culturale" dell'assessore Marinello, io ero direttore, e ricordo le iniziative che assieme abbiamo preso; grazie alla sua conoscenza del mondo arabo, in un contesto geopolitico diverso, la Sicilia era diventata crocevia di iniziative culturali con Damasco, Il Cairo, Khartoum, Tunisi, Rabat, ecc. e parecchie di queste iniziative, alcune memorabili, si sono svolte all'Albergo dei Poveri: la mostra sull'Afghanistan e quella sulla Regina di Saba». Ma lei non crede che l'Albergo dei Poveri sia sotto utilizzato rispetto alle sue potenzialità? «Naturalmente. Da qualche anno ha cessato di essere centro di mostre importanti e di altre iniziative culturali. Ma la colpa non è del contenitore (si ricordi che l'Albergo è, forse, il più bel centro espositivo del Meridione), ma della mancanza di iniziative. E, mi lasci aggiungere, che non è problema di risorse: con tutti gli "oggetti" che l'Amministrazione dei Beni Culturali possiede si potrebbe fare un'iniziativa culturale al mese. La struttura c'è, le idee e le intelligenze non mancano. Si ricordi, poi, che all'Albergo doveva andare il "Museo dell'Identità Siciliana" che spaziasse dalla preistoria ai nostri giorni: anche qui i materiali ci sono, le intelligenze pure, manca un po' di iniziativa politica, i costi sarebbero contenuti». In conclusione? «In conclusione vorrei fare un appello al presidente Crocetta e al presidente del TAR: trovino un'altra soluzione. L'Albergo è museo di se stesso e patrimonio storico sociale di Palermo che andrebbe perduto. Mi dispiacerebbe che i due presidenti venissero ricordati, nella storia di Palermo, come gli epigoni dei Barberini». l. m. 23122013