SONO trascorsi poco più di 25 anni da quando una mostra dedicata a Fernando Botero apriva per la prima volta al pubblico i saloni dell'Albergo dei Poveri. Rivelando alla città uno spazio imponente come forse nessun altro per memoria storica e dimensioni. Un quarto di secolo, scandito da esposizioni importanti intervallate da iniziative mediocri e da lunghi silenzi durante i quali il portale su corso Calatafimi rimaneva ermeticamente sbarrato, senza che un suo destino meno provvisorio prendesse mai un qualche indirizzo. In questi cinque lustri il complesso progettato da Orazio Furetto è sempre stato al centro di qualsiasi vagheggiamento di assetto museale, che ha dibattuto il suo utilizzo più pertinente come ampliamento delle collezioni della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Museo delle Città o del Settecento, polo espositivo dedicato al contemporaneo e altro ancora. Fino a ieri, è il caso di dire perché dopo molti sussurri è infine trapelata la notizia: con delibera dello scorso 16 marzo la giunta regionale ha dato mandato all'assessorato alla Economia di procedere alla convenzione per concedere l'uso gratuito dei locali disponibili dell'Albergo delle Povere al Tar. Non è la prima volta che la grande struttura realizzata su iniziativa di Carlo III di Borbone si trova oggetto di manovre di piccolo cabotaggio e di corto respiro che ne mortificano il potenziale ruolo strategico. Alcuni anni fa, la Soprintendenza pensò bene di alloggiarvi uffici e laboratori, e a progetti già redatti il proponimento fu stoppato a furor di stampa, senza che tuttavia nella gestione mutasse qualcosa: nessuna articolazione istituzionale al di fuori della emanazione diretta dell'assessorato, nessun comitato o consiglio di amministrazione a sovrintendere alle scelte, nessuna o poca programmazione. Neanche per i lavori di manutenzione e restauro, che pure per un paio di anni hanno ulteriormente reso inaccessibili chiostri e saloni per poi riaprirli senza che gli impianti necessari a un corretto funzionamento museale (climatizzazione, illuminotecnica) fossero stati neppure previsti dal bando di appalto. Se ne parlerà in seguito, dicevano dalle parti dell'assessorato di via Calvi. Di quale seguito si parlava, lo si vede oggi. La delibera non specifica quali siano i locali disponibili (quelli generalmente in uso per le esposizioni, il primo piano, altri non diversamente specificati?), ma la questione, anche se pure non ininfluentea breve termine, nei fattiè secondaria. La delibera di giunta segna infatti la rinuncia definitivaa qualsiasi ipotesi di ridisegno di ampio respiro del sistema di musei e spazi espositivi cittadini da parte della Regione di cui l'Albergo dei Poveri è (era) un tassello irrinunciabile, e allo stesso momento arretra la consapevolezza civile del patrimonio storico verso una condizione di ignavia che si sperava per sempre superata. Due anni fa la Galleria nazionale di Arte Antica di Roma ha potuto presentare il nuovo allestimento nei locali di Palazzo Barberini recuperati dopo un contenzioso pluridecennale con le Forze Armate che vi avevano impiantato un circolo ricreativo, ed è di questi giorni la presentazione dei nuovi spazi acquisiti dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Da noi si procede in direzione contraria: anziché tentare di acquisire l'altra ala dell'Albergo dei Poveri dall'Opera Pia che ne è proprietaria, si destinano a uffici ambienti che, pienamente recuperati, potrebbero non soltanto diventare quel centro culturale propulsivo anche per l'offerta turistica che altrove sono il Palazzo delle Esposizioni o le Scuderie del Quirinale a Roma o Palazzo Reale a Milano, ma anche fungere da fulcro per la valorizzazione di una intera area territoriale in decisiva posizione di cerniera con il centro storico. Diciamola tutta: dopo avere mostrato una incapacità di gestione adeguata di questi spazi, la Regione se ne sbarazza, in silenzio e quasi furtivamente. Una sconfitta che rischia di pesare molto a lungo. ì
Se la Regione si libera dell'Albergo dei Poveri
La Regione ha dato mandato all'assessorato alla Economia di procedere alla convenzione per concedere l'uso gratuito dei locali dell'Albergo dei Poveri al Tar. Questo complesso, progettato da Orazio Furetto, è stato al centro di discussioni sulla sua destinazione museale per molti anni. La delibera segna la rinuncia a qualsiasi ipotesi di ridisegno del sistema di musei e spazi espositivi cittadini. L'Albergo dei Poveri, che ha una storia di 25 anni, è stato oggetto di manovre di piccolo cabotaggio e di corto respiro. La Regione ha già provato a utilizzare i locali per uffici e laboratori, ma senza successo.
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