NONOSTANTE la crisi continua a rimanere invariato il numero di toscani impegnati attivamente nel sociale. Lo dimostrano i dati di Cesvot, secondo cui in Toscana sono circa 300.000 i volontari attivi a fronte di un aumento costante delle associazioni. Nel 2013 infatti si sono registrate 3.337 associazioni con un incremento del 10 rispetto al 2012. Due le tendenze più significative: concentrare l' attenzione sui soggetti deboli e vulnerabili della società (minori, anziani, malati, immigrati, famiglie) e occuparsi dei temi della tutelae dell' advocacy (beni ambientali, culturali, protezione civile e volontariato internazionale). Edè proprio quest' ultimo, l' ambito dove è maggiore la partecipazione giovanile ma anche quello più assente nei tradizionali luoghi di rappresentanza. Fra i giovani, infatti, solo il 6 è volontario abituale e, dai nostri studi recenti, sono dominanti le associazioni del cosiddetto no-welfare: tutela dei diritti, ambiente e beni culturali. Sono del resto gli spazi in cui le istituzioni o la politica sono più deboli o assenti quelli che registrano le più importanti adesioni giovanili. Un segnale da comprendere appieno. Nel 1997, quando il Cesvot è stato istituito, l' idea vincente fu quella di costituire un unico Centro di servizi per tutta la regione. Oggi quella scelta rende ancora forte e sostenibile la nostra realtà. Anche se il contesto economico, a causa della forte diminuzione delle entrate da parte delle fondazioni bancarie, è molto diverso. Per questo è necessario avviare alcuni percorsi urgenti: riduzione delle spese di gestione, aumento delle entrate anche grazie alla partnership col mondo profit, potenziamento dell' area dedicata alla progettazione europea e con la Regione Toscana, visto che l' Italia è uno dei Paesi dove è più basso l' accesso ai fondi europei. Ma si deve con urgenza anche consolidare la comunicazione attraverso i social network, per aiutare il volontariato ad uscire dall' autoreferenzialità che spesso lo caratterizza. Esistono in Toscana buone pratiche attivate dal volontariato che ancora sono sconosciute ai più. Dalla salute mentale, alle esperienze del dopo di noi, dal lavoro sulle vecchie e nuove dipendenze, al cohousing, dall' assistenza ai senza dimora al riutilizzo delle eccedenze alimentari. E poi, turismo solidale, orti sociali, lotta alle nuove schiavitù, cura dell' ambiente. Esperienze che indicano anche una strada alla politica. Il mondo del volontariato ha bisogno di mettere in sicurezza il suo Centro Servizi che, ogni anno, sostiene attraverso i suoi servizi le associazioni. Io mi batterò per preservare il Centro, per rilanciarne l' azione e l' efficacia ma anche per dare voce a cause che hanno bisogno dell' impegno di tutti. Qualche esempio? Guerra alle slot machine, 80 miliardi spesi per il gioco nel 2012, io sto con quel non profit e quei sindaci che si ribellano. Voglio capire poi lo stato dell' arte dei piani comunali per l' eliminazione delle barriere architettoniche. Lo sapete che in Toscana, al 2012, solo il 18,87 dei Comuni aveva elaborato questi piani? L' autore è presidente del Cesvot
IL VOLONTARIATO DEVE PUNTARE AI FONDI EUROPEI
In Toscana, nonostante la crisi, il numero di volontari attivi rimane stabile. Secondo i dati di Cesvot, ci sono circa 300.000 volontari attivi. Nel 2013, sono state registrate 3.337 associazioni, con un aumento del 10% rispetto al 2012. Le tendenze più significative sono la concentrazione sull'assistenza ai soggetti deboli e vulnerabili e l'occupazione dei temi della tutela dell'ambiente e della cultura. Il volontariato giovanile è presente, ma solo il 6% è volontario abituale. Le associazioni del no-welfare (tutela dei diritti, ambiente e beni culturali) sono dominate.
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