Fiori, piatti e souvenir sotto la scalinata. La presidente del I Municipio si batte per il decoro, ma occorre restituire a Roma Capitale una normalità figlia di leggi e regolamenti «Abbiamo ripristinato la legalità e il rispetto delle norme, poi passeremo a tutte le verifiche su come si sia potuti arrivare a una situazione di questo tipo». Sono le parole di Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio, subito dopo il ridimensionamento del bazar Tredicine in piazza di Spagna. La vicenda è nota. Il banchetto di Annamaria Cirulli, moglie di Mario Tredicine (fratello di Giordano, vicepresidente Pdl dell'assemblea capitolina) aveva raddoppiato l'area di concessione, di 2.8 metri quadrati, aggiungendo anche uno scalone espositivo in metallo su tre livelli. In più i tendoni chiudevano il tutto ai lati dell'ombrellone, creando un vero e proprio negozio all'aperto. Nei giorni scorsi l'immagine del mega-stands (fiori, piatti, souvenir) ai piedi della scalinata di piazza di Spagna aveva fatto il giro del web. E quindi il I Municipio ha stabilito di agire, in base a una determinazione dirigenziale del marzo scorso. Decisione esemplare, che con ogni probabilità ha avuto come sfondo piazza di Spagna proprio per l'impatto mediatico che avrebbe ottenuto. Ma se il fine giustifica i mezzi, ben venga il calcolo. Perché Roma ha un immenso bisogno, per dirla con Sabrina Alfonsi, che la legalità venga ripristinata, e con lei il rispetto delle regole. Da anni (questa cronaca ha denunciato nel tempo centinaia e centinaia di clamorosi abusi) la gran parte delle nostre vie e piazze, in particolare quelle di grande pregio architettonico e urbanistico, è sfregiata e offesa da bancarelle, camion-bar, ombrelloni con uso di tavolino e tendoni, e da tante altre ingegnose trovate ambulanti. Possiamo citare infiniti casi, tutti fotografati. I tre camion bar parcheggiati in fila ai lati di Fontana di Trevi. Gli orrori sulla terrazza del Pincio, recentemente restituita alla bellezza da un sapiente restauro. L'affaccio sul Circo Massimo da piazzale Romolo e Remo. L'immenso numero di caldarrostari che strategicamente occupano gli ingressi di via Condotti. Lo slargo di fronte all'Ara Pacis. Non parliamo della mitragliata di «presenze» su via dei Fori Imperiali da piazza Venezia fino al Colosseo. E la base stessa del Colosseo. La bancarella accanto all'ingresso del Pantheon, famosa nel mondo poiché ritenuta inamovibile (non è leggenda urbana) in base a una delibera del 1988 legittimata da una bolla papale del 1800. Se tutto questo non distruggesse l'immagine di Roma nel mondo, ci sarebbe anche da ridere. Invece non è il caso. È bene che non solo la presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi, ma l'intero Campidoglio proseguano su questa strada. Cioè il ripristino della legalità e il rispetto delle regole condivise. Non c'è da essere persecutori verso la famiglia Tredicine (che detiene la stragrande maggioranza, documentata, di queste strutture) né verso chicchessia. Qui c'è semplicemente da restituire a Roma Capitale una normalità figlia di leggi e regolamenti. Basta continuare, con perseveranza e assiduità, dopo il caso di piazza di Spagna. Se ci si fermasse, allora sarebbe stato solo ridicolo (e romanissimo) fumo negli occhi.