Mancava da sessant'anni, da quando fu trafugata I carabinieri l'hanno scovata in un salotto privato Era in Austria. Nel salotto di un collezionista di cui non è dato sapere di più, fra altri reperti archeologici e pezzi rari. La testa di Sfinge della statua del Nilo, cosiddetta del «Corpo di Napoli», è tornata in città dopo sessant'anni, intatta come il suo enigma. Il mistero della sparizione avvenuta negli anni Cinquanta non è ancora svelato del tutto, perché quel che ha raccontato il capitano Carmine Elefante, comandante dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli cui si deve il rinvenimento, ricostruisce solo gli ultimi trent'anni di vita della «testa», ovvero il periodo durante il quale ha fatto parte della collezione austriaca. Ma come sia arrivata lì e attraverso quali peripezie rimane un enigma da Sfinge, appunto. Nella ricostruzione mancano i primi sei lustri, ma il tempo è galantuomo e questa «signora» di circa duemila anni potrebbe svelare pian piano i suoi segreti. La conclusione exstragiudiziale della riacquisizione da parte del patrimonio artistico napoletano non consente, infatti, al comandante Elefante di svelare altri particolari della vicenda: «È andata così» racconta: «Qualche mese fa partì da Napoli un'indagine su questa collezione austriaca particolarmente ricca. Già da un primo esame, la Sfige ci insospettì e inserimmo la descrizione nella nostra banca dati che vanta bel 500 mila schede. Ma la testa non risultava come un reperto Wanted, non c'era stata cioè nessuna denuncia, era sparita e basta. Eppure esisteva un file descrittivo, senza foto, relativo a questo reperto. Da qui, il reperimento di scatti d'epoca e, soprattutto, la consultazione di quegli studiosi che nel 1993 si erano occupati del restauro della statua, e, non è retorica, la sollecitazione della memoria dei cittadini della zona». L'IDENTIFICAZIONE - Quindi? «Gli elementi convergevano tutti verso l'identificazione. A quel punto abbiamo reso noto al proprietario la vera origine della statua che, come attestano i documenti a noi forniti, era stata acquistata lecitamente. Da quel momento non c'è stata nessuna resistenza a restituire il reperto». Il racconto dell'enigma svelato a metà non poteva che avvenire nel tempio più misterico di Napoli, la Cappella Sansevero, dove l'avvocato Carmine Masucci, amministratore del complesso monumentale, ha anche presentato la nuova campagna del «Comitato per il restauro della statua del corpo di Napoli» che nel 1993 recuperò «il Nilo». Il titolo è l'unico possibile in questo caso: «Mettiamo la testa a posto», perché una volta trovata la Sfinge deve essere ricollocata e, per ricevere la sua signora, anche un dio come il Nilo deve «rifarsi» bello. LE CARTOLINE DI LELLO ESPOSITO - E qui interviene un artista che della interpretazione dei simboli di Napoli è il demiurgo, Lello Esposito, che ha realizzato un disegno riportato in cartoline di piccolo e grande formato, in cui sul moncherino della testa compare indovinate chi? La maschera di Pulcinella, sovrastata da un punto interrogativo perché, a modo suo, anche la fronte corrugata sul nasone di «Citrulo» conserva il suo enigma. Le cartoline potranno essere acquistate a 2 o 5 euro nella Cappella o in tanti negozi del centro storico. «I tempi che ci siamo dati - ha detto Masucci - sono rapidi. Entro il 31 dicembre 2014, la testa dovrà essere a posto». Alla presentazione c'erano Fabrizio Vona, soprintendente Polo museale, che ha ammesso una certa impotenza nei confronti del grande patrimonio napoletano. «Corpo ma anche anima della città - ha detto Giorgio Cozzolino, soprintendente per i beni architettonici - a disposizione di tutti nella versione originale e non in copia, il che impone maggiore controllo». MANCANO IL COCCODRILLO E I PUTTINI - Daniela Giampaola della soprintendenza archeologica è anche la studiosa che vent'anni fa firmò uno dei saggi più interessanti de «Lo sguardo del Nilo», il volume edito da Colonnese in occasione del restauro. Di questa copia romana di un originale ellenistico risalente al II secolo d.C., commissionata dalla colonia egiziana di Napoli, sa tutto e ricorda che all'appello mancano ancora la testa di coccodrillo e due puttini. Per Palazzo San Giacomo, che è pur sempre il proprietario della statua, Sfinge compresa, c'era Nino Daniele entusiasta e determinato a collaborare a questa iniziativa dal basso. E sì che serve l'aiuto istituzionale visto che, nel 1993, come racconta Masucci, per la struttura necessaria al restauro, il Comune pretese il pagamento dell'occupazione di suolo pubblico. Ma come, per una statua del Comune? Ora è proprio il caso di «mettere la testa a posto». Il ritorno della Sfinge può essere un buon segno verso l'inversione della immagine del Celano che, nella seconda metà Seicento, scriveva: «Col volgere degli anni questa statua, andata a male, era ridotta a un deformato torso...».